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Cosa sono i biocarburanti?

di Marco Triulzi - 04/06/2024

Mentre l’industria dell’automotive si sta concentrando nella difficile transizione verso la mobilità elettrica, si fanno avanti da più parti le proposte di sviluppare carburanti alternativi. Tra questi ci sono i biocarburanti che rappresentano una delle vie possibili per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050.  Alcuni costruttori sono interessati ai biocarburanti, come le case nipponiche Toyota, Subaru e Mazda che hanno sviluppato  nuovi motori per biocarburanti. Dei biocarburanti, e nello specifico del biodiesel, che è al momento l’unico biocarburante disponibile nel nostro paese, ne abbiamo parlato diffusamente anche nel nuovo numero de L’Automobile da oggi in edicola. In questo articolo facciamo chiarezza su cosa sono i biocarburanti, come vengono prodotti, i vantaggi e gli svantaggi.

Quali sono e come vengono prodotti i biocarburanti?

I biocarburanti carburanti derivanti da materiale biologico, come biomasse e rifiuti organici. Esistono tre generazioni principali di biocarburanti, distinte in base alla materia prima e al processo produttivo utilizzato. I biocarburanti di prima generazione sono derivati da olio vegetale, amido o saccarosio oppure da scarti alimentari o grassi animali. Quelli di seconda generazione provengono da biomasse cellulosiche come residui di colture e legno, mentre quelli di terza generazione sono estratti da alghe e piante acquatiche. Attualmente sono in fase di studio e sviluppo queste ultime due generazioni, che sono anche le più sostenibili.

Questo materiale organico può essere trasformato in combustibili solidi, liquidi o gassosi, tra cui il più prodotto è l’etanolo, seguito dal biodiesel. L’etanolo è prevalentemente prodotto in America, da mais negli Stati Uniti e da canna da zucchero in Brasile. Il bioetanolo viene fatto fermentando zuccheri e amidi presenti nei mais e nella canna da zucchero. Questo processo include la raccolta delle piante, la macinazione per liberare gli zuccheri, la fermentazione con lieviti o batteri per produrre etanolo e poi la purificazione dell’etanolo.

Il biodiesel invece si ottiene dagli oli vegetali o dai grassi animali attraverso un processo chiamato transesterificazione. Gli oli vengono raccolti, filtrati e trattati con un alcol e un catalizzatore, producendo biodiesel e glicerina come sottoprodotto. Il biodiesel viene poi purificato per rimuovere residui e impurità. Questo biocarburante è il più utilizzato nel mondo automotive, e possiamo già trovarlo in più di 800 distributori Enilive in Italia (leggi i dettagli nel nostro servizio dedicato su L’Automobile). Nel nostro paese Eni possiede due impianti di produzione di biodiesel a Venezia e a Gela.

Pro e contro

I biocarburanti hanno vari vantaggi, tra cui la rinnovabilità, poiché provengono da fonti come piante e rifiuti organici che possono essere rigenerate continuamente. Usare biocarburanti riduce le emissioni di CO2, perché le piante assorbono anidride carbonica durante la crescita, compensando in parte le emissioni generate dalla combustione. Inoltre, la produzione locale di biocarburanti può diminuire la dipendenza dai combustibili fossili importati, migliorando la sicurezza energetica nazionale. Utilizzare rifiuti organici per produrre biocarburanti contribuisce anche a ridurre il volume dei rifiuti e migliora la gestione ambientale.

Non è tutto oro ciò che luccica. La produzione di questi carburanti biologici richiede grandi quantità di terra, acqua e fertilizzanti, risorse che potrebbero essere usate per coltivare cibo, causando problemi di sicurezza alimentare e degrado ambientale. Inoltre, la conversione di foreste e altri ecosistemi naturali in terreni agricoli per biocarburanti può rilasciare grandi quantità di CO2 e altre emissioni nocive, annullando i benefici ambientali. Non solo, i biocarburanti possono essere più costosi da produrre rispetto ai combustibili fossili, a causa delle spese legate alla coltivazione, raccolta e trasformazione delle biomasse. Alcuni biocarburanti hanno una minore densità energetica rispetto ai combustibili fossili, richiedendo quantità maggiori per produrre la stessa energia.

 

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