| Giudizio | Dettaglio |
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La Suzuki è in salute. Lasciato il mercato degli Stati Uniti nel 2012, quello della Cina nel 2018 e affrontato il “green deal” con grande pragmatismo – il presidente della filiale italiana Massimo Nalli parla di una sorta di “prudenza visionaria” – Suzuki continua ad avere i conti in ordine. Nel primo semestre dell’anno vanta il miglior Ebit fra i primi 25 gruppi al mondo: oltre il 10% (qui la news).
Anche la seconda generazione della Suzuki Across è frutto della cooperazione con Toyota (che possiede quasi il 5% del capitale di Suzuki, mentre quest’ultima detiene lo 0,2% delle quote del colosso nipponico) viene commercializzata con il solo sistema plug-in, peraltro leggermente potenziato: 309 Cv rispetto ai 306 del modello uscente.
Frontale alto, forme squadrate e vistose protezioni tipiche dei Suv caratterizzano gli esterni della Across, basata sulla Rav4 e dalla quale si distingue per alcuni dettagli, tipo i cerchi dedicati a sei razze da 18”. Le proporzioni non sono cambiate rispetto a prima, anche se qualche dato varia quasi impercettibilmente, ma è una questione di millimetri. In lunghezza si ferma a 4,62 metri, in larghezza arriva a 1,88, in altezza sfiora l’1,69. Identico il passo di 2,69 metri: a bordo lo spazio non manca ai passeggeri e nemmeno per i bagagli. La capienza del vano posteriore parte da poco meno di 450 litri se si opta per la ruota di scorta e diventa già di oltre 670 se vi si rinuncia. Con gli schienali abbattuti la capacità lievita a 1.647.
Gli interni non sono spartani, ma di sicuro non c’è niente di più di ciò che serve realmente. A cominciare da due schermi: uno da 12.3” per il conducente, ben visibile dietro il volante, e uno da 12.9” centrale dal quale si comandano gran parte delle funzioni. E poi c’è l’head-up display, naturalmente incluso nelle dotazioni di serie. In basso le plastiche sono dure e, in generale, i rivestimenti sono estremamente… razionali. La macchina è coerente con l’impostazione del costruttore giapponese, che non ha mai chiuso un bilancio in rosso in oltre 100 anni di storia e che riserva una “cura maniacale” ai costi.
Il sistema ibrido plug-in è composto da tre unità: un benzina a quattro cilindri in linea da 2.5 litri e 143 CV e due elettriche, quella anteriore da 206 e quella posteriore da 55. La potenza complessiva arriva a 309 CV. La batteria – ricaricabile in 28 minuti tra il 10 e l’80% grazie al sistema di rifornimento da 50 kW – ha una capacità di 22,7 kWh (in precedenza era di 18,1) grazie alla quale il costruttore dichiara un’autonomia a zero emissioni particolarmente importante, cioè di 129 chilometri. La velocità massima è di 180 km/h, mentre l’accelerazione da 0 a 100 all’ora avviene in 5,8”. Niente male per un veicolo che, in ordine di marcia, supera le due tonnellate di peso.
Chi cerca le emozioni al volante può serenamente puntare su un altro modello. Ma chi cerca un Suv razionale, funzionale, spazioso e anche versatile nell’utilizzo (su strada e fuori, per la città e per i lunghi viaggi, nella guida elettrica o ibrida) trova nella Across l’auto giusta. È composta, silenziosa e offre anche una buona visibilità, tranne per quella posteriore laterale per via delle dimensioni dei montanti “D”, anche se le riprese con vista a 360° sono incluse nella dotazione di “base”. Anche nell’offroad se la cava bene, anche se quello affrontato nella prova piemontese non era di quello da mettere i brividi: in ogni caso una telecamera le cui immagini vengono proiettate sullo schermo centrale aiuta chi sta al volante.
Un solo allestimento, la Top, sostanzialmente tutto incluso, comprese le vernici metallizzate. Il listino ufficiale della Suzuki Across plug-in hybrid parte da 55.900 euro, con la sola Ipt esclusa. In caso di permuta e rottamazione è previsto uno sconto di 4.500 euro che fa scendere il prezzo a 51.400 euro. Con un anticipo di 20.550 euro e un Tan del 6,35% è possibile beneficiare dell’opzione Suzuki Solutions che prevede 36 rate da 399 euro. La formula per il noleggio di 48 mesi (15.000 km l’anno) è articolata su un versamento iniziale di 12.500 euro e un canone di 575 euro.
Testo di Mattia Eccheli
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