Nel primo semestre dell’anno la BYD è la casa automobilistica cinese che ha venduto più auto, oltre 1,8 milioni, ma la Chery (Omoda, Jaecoo e Lepas), che ne ha commercializzate “solo” 1,357 milioni (la quarta dopo Geely e SAIC), è di gran lunga la più internazionalizzata con una quota estera vicina al 69%, come certifica il Center of Automotive Management di Bergisch Gladbach e riporta Il T Quotidiano. Non solo: con 931.000 auto vendute fuori dalla Repubblica Popolare è la prima in assoluto come volumi e precede BYD (769.000, 42,5%), Geely (472.000, 26,6%) e SAIC (404.000, 27,5%).
L’offensiva è (quasi) appena cominciata: la Frankfurter Allgemeine Zeitung cita Cui Dongshu, segretario generale dell’associazione dei costruttori cinesi, la CPCA, che parla dell’obiettivo di raddoppiare le esportazioni e raggiungere i 18-20 milioni di unità entro il 2030. Si tratterebbe di una crescita esponenziale visto che all’inizio del decennio i volumi esteri erano poco più di un milione e già lo scorso anno avevano raggiunto gli 8,3 milioni.
L’espansione ha ragioni profondamente economiche: la competizione sul mercato interno erode i margini, che malgrado dazi e costi aggiunti (logistica, omologazioni, rete di vendita e assistenza e altro ancora) le case del Celeste Impero riescono a fare fuori dai confini nazionale, Europa inclusa, visto che gli Stati Uniti sono ancora “off limits”. Nel primo semestre del 2026, le vendite di autovetture in Cina sono diminuite di circa 20,4%, scendendo a 8,8 milioni, mentre le esportazioni sono lievitate di quasi il 71%, sfiorando i 4,3 milioni. “I mercati esteri stanno diventando un fattore sempre più cruciale per la crescita e la redditività dei produttori cinesi”, assicura la ricerca del CAM.

Non a caso Chery, sempre secondo le elaborazioni del centro di Bergisch Gladbach, fra i 25 gruppi al mondo è il secondo come EBIT, il margine prima degli oneri finanziari. Il primo è la Suzuki, casa automobilistica che nella propria storia non ha mai chiuso un bilancio in rosso, con un EBIT del 10,1% (vedi tabella sotto). Sul podio, oltre a Chery (7,8%), c’è la Hyundai (con Kia) con il 6,5%. Il numero uno planetario, Toyota, è quarto con il 6,3% e precede due marchi premium tedeschi: Bmw (5,8%) e Mercedes-Benz (5,4%). In questa graduatoria la BYD è “solo” ottava, alle spalle anche della statunitense General Motors (4,8%), con un margine del 4,3%.
Nella Top 10 compaiono poi un’altra casa giapponese, Mazda (4%), e il maggior gruppo europeo, Volkswagen (3,8%). Solo altre due aziende, peraltro della stessa Alleanza, sono riusciti a restare sopra la media (3,5% contro il 4,4% dello stesso periodo di un anno fa): Renault (3,7%) e Mitsubishi (3,5%). Stellantis ha un Ebit di appena l’1,7%, mentre Tesla si è attestata al 2,6%. Interessante anche il dato sul margine per auto venduta: nei primi sei mesi del 2025 era di 1.199 euro, sceso a 1.027 nel semestre inaugurale di quest’anno. Chery ha un Ebit superiore (1.040 euro) e la BYD uno di poco inferiore (1.025).
Testo di Mattia Eccheli
La casa giapponese conquista il decimo titolo iridato, grazie anche alla seconda vittoria stagionale di Solberg in Cile
Kimi Antonelli vince anche il Gp di Spagna e mette una grossa ipoteca sul titolo mondiale piloti. Alle sue spalle Max Verstappen e Lando Norris