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Mobilità in crisi: auto sempre più care, elettrico a due velocità e sharing in stallo

di Redazione - 05/05/2026

auto

Testo di Fabio Madaro

Il settore della mobilità sta cambiando, ma non nella direzione che per anni era stata data per scontata. La fotografia che arriva dalla ricerca “Il futuro sbagliato della mobilità. Rimettere il cliente al volante del settore per evitare l’uscita di strada”, realizzata da ANIASA (Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio, della Sharing mobility e dell’Automotive digital ) e Bain & Company, racconta un mercato molto più lento, frammentato e soprattutto meno accessibile.

L’idea di una rivoluzione totale — fatta di auto elettriche dominanti, car sharing diffuso e acquisti completamente digitali — si scontra con una realtà in cui l’auto privata resta il fulcro della mobilità quotidiana.

L’auto è centrale, il concessionario pure

Uno dei dati più chiari riguarda il processo di acquisto: la digitalizzazione ha cambiato il modo in cui si cercano informazioni, ma non quello in cui si compra.

A livello globale, il 62% dei clienti inizia il percorso online, ma la stragrande maggioranza delle vendite si chiude ancora offline, in concessionaria, spesso dopo poche interazioni. In Italia il quadro è ancora più netto: oltre il 75% degli automobilisti continua a usare l’auto privata come mezzo principale, mentre il concessionario resta il punto di riferimento decisivo per l’acquisto.

Prezzi in crescita del 50%: l’auto torna un bene

Il dato forse più pesante riguarda i prezzi. Dal 2013 al 2024 il costo medio delle auto nuove è aumentato di oltre il 50%, mentre i redditi familiari sono cresciuti molto meno.
Il risultato è un divario crescente tra capacità di spesa e prezzo delle vetture, che sta modificando i comportamenti dei consumatori riassumibili in questi punti:

  • acquisti rinviati
  • maggiore ricorso all’usato
  • accesso sempre più difficile ai modelli nuovi, soprattutto elettrici

In sostanza, l’auto torna a essere un bene sempre meno “di massa”.

Elettrico: crescita reale solo con incentivi

La transizione verso l’elettrico procede, ma in modo tutt’altro che uniforme. In Europa si va verso uno scenario in cui le auto elettriche a batteria potrebbero stabilizzarsi intorno al 30% del mercato entro il 2030. Tuttavia, la crescita è fortemente dipendente da incentivi e politiche locali.

In Italia, nel 2025 la quota di BEV era ancora tra il 5% e il 7%. Nel primo trimestre 2026 si è registrato un aumento dell’elettrificato (BEV+PHEV) fino all’8%, con un picco anomalo nel Sud, dove si è arrivati al 15,4%. Ma il dato è distorto da campagne promozionali molto aggressive su singoli modelli e dall’effetto combinato degli incentivi. Senza questi fattori, la penetrazione tornerebbe su livelli molto più bassi, segno di una domanda ancora fragile e non pienamente matura.

Sharing e micromobilità ridimensionati

Anche le soluzioni di mobilità condivisa non hanno mantenuto le aspettative iniziali. Il car sharing, nato come alternativa all’auto privata, si è progressivamente avvicinato a modelli più simili al noleggio tradizionale. Problemi operativi, costi elevati e utilizzo limitato ne hanno frenato la diffusione. Situazione simile per i monopattini elettrici: dopo una fase iniziale di boom, il settore ha registrato un rallentamento, complicato da nuove regolamentazioni, aumento degli incidenti e riduzione delle flotte in molte città europee.

car sharing

Una transizione meno lineare del previsto

Secondo ANIASA e Bain & Company, il punto centrale è uno: la transizione non sta seguendo un percorso lineare né uniforme. “Rimettere il cliente al centro” diventa quindi la chiave per evitare un sistema che rischia di diventare sempre meno accessibile e sempre più disallineato rispetto alla realtà economica delle persone. Il noleggio e le formule di accesso flessibile vengono indicate come una possibile risposta, perché permettono di ridurre i costi iniziali e accelerare il rinnovo del parco auto.

Il messaggio finale dello studio è diretto: la mobilità del futuro non si gioca solo sulla tecnologia, ma sulla sostenibilità economica e sociale delle soluzioni proposte. Senza un equilibrio tra innovazione, prezzi e redditi, la transizione rischia di restare incompiuta — o di procedere in modo molto più lento del previsto.

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