La Ferrari non conosce la parola crisi. La Casa di Maranello ha rivisto al rialzo le previsioni del 2026 grazie alla crescita della domanda di modelli in edizione limitata. Fanno parte di quest’ultima categoria la F80, hypercar da 1.200 Cv da 3,6 milioni di euro prodotta in 799 esemplari, e la Purosangue Handling Speciale.
L’azienda, in virtù del contributo di questi modelli, prevede un utile rettificato di 2.97 miliardi di euro, con un fatturato annuo di circa 7,6 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 7,5 previsti in precedenza (1,94 miliardi quello del secondo trimestre). L’utile rettificato del secondo trimestre al lordo di interessi, imposte, deprezzamento e ammortamenti è stato di 755 milioni di euro, anch’esso al di sopra delle previsioni degli analisti.
In una dichiarazione, l’amministratore delegato Benedetto Vigna ha citato «una tendenza sostenuta nelle personalizzazioni» come motivo dell’aumento delle previsioni annuali.
L’approccio utilizzato dalla Ferrari per far fronte a questo periodo contingente è molto semplice: ricavare un maggior profitto dalle auto rare e prodotte in un numero limitato di unità. Questa modalità sta contribuendo in modo determinante ad attutire il grande esborso economico in termini di ricerca e sviluppo messo sul piatto per l’uscita sul mercato della prima auto a corrente, la Ferrari Luce.
La F80 ricalca la strategia seguita dal Cavallino con le altre auto rare di punta, come la F40, la Enzo e la LaFerrari, offerte solo a una ristretta cerchia di collezionisti affermati. La rarità e il prezzo della F80 fanno sì che anche un numero esiguo di consegne possa avere un grandissimo effetto sui ricavi e sulla redditività.

Questi modelli riflettono la formula che ha reso la Ferrari uno dei costruttori più redditizi del settore automobilistico, grazie alla perfetta combinazione tra una produzione controllata e le lunghe liste d’attesa dei modelli rari proposti a prezzi sempre più elevati, che incrementano gli utili senza richiedere volumi più elevati.
L’analista di Citi, Harald Hendrikse, si interroga su cosa guiderà l’ulteriore crescita degli utili una volta che il contributo della F80, prodotta in 799 unità, avrà raggiunto il picco. Rispondere a questa domanda non è semplice, tuttavia, senza ombra di dubbio l’esclusività rimane un fattore determinante per la Casa del Cavallino Rampante.
Sarà determinante il successo della Luce, modello che non ha avuto una grandissima accoglienza. La prima BEV metterà alla prova la capacità della Ferrari di estendere la “ricetta” dell’esclusività oltre i motori a combustione. La nuova strada intrapresa da Maranello sembrerebbe essere quella giusta perché, secondo il Financial Times, il modello a corrente ha raggiunto il proprio obiettivo di vendita per il 2026, pari a poco meno di 500 unità.
Un successo certificato anche dalla parole dell’amministratore delegato Benedetto Vigna, che ha dichiarato durante una conferenza telefonica con i giornalisti che la Ferrari è soddisfatta dell’accoglienza riservata alla Luce. Il dirigente ha affermato che il modello sta attirando nuovi clienti e riscuotendo consensi in tutti i mercati.
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