Oggi, venerdì 3 luglio 2026, è l’ultimo giorno di validità del taglio delle accise su benzina e gasolio deciso dal governo per contenere l’impatto dei rincari energetici legati alle tensioni in Medio Oriente. Si tratta della quinta proroga consecutiva della misura, attiva dallo scorso 18 marzo. L’ultima proroga era stata disposta con il decreto del Ministero dell’Economia del 5 giugno (leggi qui), che aveva confermato lo sconto di 5 centesimi al litro sulla benzina e dimezzato quello sul gasolio, sceso da 10 a 5 centesimi dal 7 giugno. Considerando l’effetto dell’Iva, che si applica anche sulla componente di accisa, il beneficio complessivo per gli automobilisti si è attestato intorno a 6,1 centesimi al litro su entrambi i carburanti.
Secondo l’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit, in data odierna il prezzo medio della benzina in modalità self service sulla rete stradale nazionale è pari a 1,803 euro al litro, mentre il gasolio si attesta a 1,882 euro al litro. Sulla rete autostradale il self sale a 1,894 euro al litro per la benzina e a 1,968 euro al litro per il gasolio. Le rilevazioni fotografano quindi gli ultimi listini ancora calmierati dal taglio delle accise, prima della scadenza della misura.
Da domani, sabato 4 luglio, senza un nuovo intervento del governo, che quasi certamente non ci sarà, le accise su benzina e gasolio tornano al livello ordinario. Senza lo sconto il rincaro dovrebbe attestarsi in circa 6,1 centesimi al litro per entrambi i carburanti. Secondo le stime del Codacons l’aumento porterebbe a un esborso aggiuntivo di circa 3,05 euro per un pieno.
Nei giorni scorsi il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, hanno lasciato intendere che al momento non ci sarebbero le condizioni per un’ulteriore proroga.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha invece convocato le principali compagnie petrolifere, chiedendo un adeguamento più rapido dei prezzi alla pompa all’andamento dei mercati.
La richiesta arriva mentre le quotazioni del Brent, in virtù di una situazione in Medio Oriente più distesa rispetto a qualche mese fa, sono scese da circa 95 a circa 70,8 dollari al barile nell’arco di un mese, un calo di oltre il 25%, a fronte di una discesa dei listini alla pompa che nello stesso periodo si è fermata attorno al 6%.
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