Arval Italia, società del Gruppo BNP Paribas specializzata nel noleggio a lungo termine e nei servizi di mobilità, ha presentato il 24 settembre a Milano una nuova indagine del proprio osservatorio, l’Arval Mobility Observatory. L’occasione è la Settimana europea della mobilità, la campagna della Commissione europea sulla mobilità urbana sostenibile, giunta alla ventiquattresima edizione. Il tema è lo spostamento casa-lavoro, visto da chi lo compie ogni giorno.
Il questionario è stato diffuso online a luglio 2026 tra i collaboratori del gruppo bancario in Italia e ha raccolto 819 risposte, da sedi distribuite in tutto il Paese. Il 41% dei rispondenti ha tra 45 e 54 anni, il 31% tra 30 e 44, il 23% più di 55 e il 5% meno di 30. Il lavoro flessibile è la norma: il 74% va in sede due o tre giorni alla settimana.
Alla domanda su come si raggiunge il posto di lavoro, a scelta multipla, l’auto privata raccoglie il 34% delle risposte e quella aziendale il 12%. Seguono treno, metro e bus con il 30%, piedi e bicicletta con l’11%, moto e scooter con il 10%. Secondo Arval, l’auto è centrale per sei persone su dieci in ogni fascia d’età. Un quarto dei rispondenti combina già più mezzi nello stesso tragitto, di solito auto e mezzo pubblico.
Le differenze per età riguardano l’ordine delle preferenze. Tra gli under 30 l’auto privata è al 38% e treno e metro al 29%. Oltre i 55 anni i due valori quasi coincidono, 22% e 21%, e moto e scooter salgono al 10%.
Sull’elettrico, il 7% ha in famiglia un’auto elettrica di proprietà e il 13% una plug-in. Il 24% sta valutando l’acquisto, il 56% dichiara che non è una priorità.
Il dato più pesante riguarda il tempo. Il 36% impiega oltre un’ora al giorno tra andata e ritorno, e solo il 40% resta sotto i tre quarti d’ora. Per il 59% dei rispondenti la mobilità è un criterio fondamentale nella scelta del datore di lavoro, per il 29% determinante, per il 10% rilevante. Contano soprattutto comodità e flessibilità, poi il risparmio, poi velocità e sicurezza.
Tra gli ostacoli al cambiamento, l’abitudine è indicata solo dall’11% dei rispondenti. L’89% indica fattori strutturali ed economici: infrastrutture (27%), distanze e territorio (20%), costi (19%), trasporto pubblico carente e incentivi insufficienti (9% ciascuno). Guardando al futuro, il 47% prevede che il proprio modo di spostarsi non cambierà, il 23% pensa di cambiarlo in parte e il 21% di ridurre ulteriormente gli spostamenti con più smart working. Tra chi intende cambiare, il 48% pensa a un veicolo elettrico, il 32% ai mezzi pubblici, il 20% a piedi o bicicletta. L’elettrico prevale nella fascia 30-54 anni, le altre due opzioni tra i più giovani.
“La mobilità non è più solo una voce gestionale o di costo per le aziende, ma rappresenta un’importante leva di attrazione e mantenimento dei talenti”, commenta Alessandro Floria, direttore Marketing e Comunicazione di Arval Italia. I risultati sono stati discussi nella tavola rotonda dell’Arval Mobility Forum.
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