Arval Italia ha scelto la Settimana europea della mobilità per riunire a Milano, il 24 settembre, un confronto sul tragitto casa-lavoro. Il punto di partenza è una survey dell’Arval Mobility Observatory su 819 dipendenti del Gruppo BNP Paribas. Per il 59% dei rispondenti la mobilità è un criterio fondamentale nella scelta del datore di lavoro, e il 36% impiega più di un’ora al giorno per andare e tornare. La tavola rotonda è moderata dalla giornalista Lea Orifici.
Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore di Strategia alla SDA Bocconi, trasforma il tragitto in giornate di lavoro. “Un’ora al giorno per 220 giorni all’anno sono 27 giornate. Una tredicesima che il dipendente paga all’azienda con il proprio tempo”. Per questo, sostiene, la mobilità va gestita dalle risorse umane e non solo dagli acquisti. Nell’indagine annuale della Bocconi su circa 2.000 studenti, solo il 10% usa l’auto e il 45% non ha un mezzo privato. Il suo invito è guardare ai pacchetti di mobilità già diffusi in Francia e in Belgio, che non sono centrati sull’auto.
Ivano Gallino, presidente dell’Associazione Italiana Travel e Mobility Manager (AITMM), ricorda che il decreto 179 del 2021 ha reso obbligatori i piani spostamenti casa-lavoro per le aziende con più di 100 dipendenti nei centri urbani. Molte si sono fermate all’adempimento formale. “Quando parliamo di piani spostamenti casa-lavoro parliamo di strategia, di politica industriale”. Segnala che la premialità prevista dal decreto non è mai arrivata e che il trasporto pubblico non copre i turni: molte linee lavorano tra le sei e le ventidue e mancano autisti. La proposta di AITMM è un mobility budget defiscalizzato come l’auto aziendale, da inserire nella contrattazione di secondo livello con il coinvolgimento di MEF e ministero del Lavoro.
Dario Casiraghi, direttore generale di Arval Italia, insiste sulle differenze territoriali: “L’Italia non è Milano”. Come esempio porta la flotta dei dipendenti Arval. Conta oggi 300 auto elettriche, scelte dopo aver verificato che più della metà degli assegnatari percorre meno di 8.000 km all’anno. In sede ci sono oltre cento colonnine, e per i colleghi di BNL che si muovono dalle filiali sono stati attivati 450 veicoli in car sharing. L’obiettivo di una flotta interamente elettrica entro il 2026 è, dice, in linea con i tempi. Chiede che la defiscalizzazione riguardi anche il noleggio.
Vincenzo Quintani, direttore Efficienza energetica e New mobility del Gruppo Dolomiti Energia, porta i numeri di un’azienda di 1.700 persone in pieno ricambio generazionale. L’e-bike sharing aziendale, avviato a luglio 2025, è cresciuto del 30% in un mese quando è stato aperto oltre gli spostamenti tra sedi. La condivisione dei mezzi operativi tramite app ha fatto risparmiare 250.000 km e 16 tonnellate di CO2. Chi arriva in bici o in car sharing e resta senza passaggio ha diritto a un’auto aziendale per tornare a casa. “Ai colloqui ho l’impressione che siano i candidati a colloquiare l’azienda”. Sulla ricarica, per Quintani il vincolo è la rete elettrica: gli accumuli a batteria permettono di installare stazioni di ricarica veloce anche dove la rete è debole.
Nicolò Pirelli, Head of New Mobility di Pirelli, propone di scomporre il tragitto in segmenti, ciascuno con un’alternativa pronta quando il mezzo previsto manca. L’offerta Pirelli comprende 25 e-bike, posteggi per le bici private, spogliatoi con docce e convenzioni per chi non pedala. Secondo Pirelli deve rispettare quattro requisiti: tempo, comfort, autonomia e costo. “La vera domanda è quale bisogno del dipendente vogliamo davvero risolvere”.
Testo di Carlo di Giusto
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