La recente storia di tutto il Gruppo Volkswagen la conosciamo bene. Ce ne siamo occupati, oltre che per dovere di cronaca, anche perché è piuttosto emblematica dell’attuale panorama automobilistico globale. Concorrenza cinese, margini sempre più risicati, dazi, difficile contesto geopolitico, costo della transizione elettrica: sono le principali difficoltà che tutti i costruttori automobilistici stanno affrontando. E sono le stesse difficoltà che hanno fatto e stanno facendo scricchiolare quel colosso chiamato Gruppo Volkswagen.
La questione che è tornata all’onore della cronaca nelle ultime ore riguarda il grosso “taglio” agli stabilimenti tedeschi (Hannover, Emden, Zwickau e lo stabilimento Audi di Neckarsulm) e alla produzione, e conseguentemente al personale, che il Gruppo ha provato a fare lo scorso luglio e che proverà nuovamente a proporre durante l’assemblea del prossimo 4 settembre. Meno modelli, meno fabbriche, meno dipendenti. La domanda che ci si pone è la seguente: chi deciderà sui tagli che verranno attuati? La risposta dovrebbe essere a metà strada, ossia dovrebbe trovarsi un compromesso tra l’azienda e le parti sociali.
Da una parte, l’amministratore delegato Oliver Blume valuta di portare direttamente agli azionisti il piano qualora il consiglio di sorveglianza lo respingesse ancora. Dall’altra, le parti sociali faranno di tutto per preservare i posti di lavoro.
Il passaggio decisivo è atteso il 4 settembre, quando il consiglio di sorveglianza discuterà il progetto del management. La proposta prevede un’accelerazione dei tagli, possibili chiusure di stabilimenti e lo scorporo di alcune attività. Rappresentanti dei lavoratori e governo della Bassa Sassonia hanno presentato piani alternativi, contrari agli interventi più drastici.
Nel consiglio da 20 seggi, con una posizione attualmente vacante, il fronte formato da lavoratori e Land dispone di 12 voti. Se il piano fosse bocciato come già accaduto a luglio, secondo Automotive News il management potrebbe convocare un’assemblea straordinaria già in ottobre. Lì i dipendenti non votano e la struttura dei poteri cambia: Porsche SE controlla il 53,3%, il Qatar il 17% e la Bassa Sassonia il 20%.
La scorciatoia, tuttavia, non garantisce una soluzione. La legge Volkswagen attribuisce al Land una minoranza di blocco su alcune operazioni straordinarie. Un eventuale tentativo di applicare la soglia ordinaria del 75% potrebbe dunque aprire un contenzioso e trasformare il rilancio industriale in una crisi istituzionale.
La stessa ricerca di controllo emerge negli Stati Uniti. Volkswagen si prepara a sostituire Kjell Gruner, alla guida delle attività nordamericane dal dicembre 2024, con Marco Schubert, responsabile vendite uscente di Audi. La decisione arriva mentre il nuovo suv Atlas, modello storicamente importante per i profitti americani, avrebbe superato il budget e il progetto Scout continua a sollevare interrogativi sulla sostenibilità degli investimenti.
La fabbrica Scout in South Carolina, inizialmente stimata in 2 miliardi di dollari, ha raggiunto una previsione di 3 miliardi. In questo quadro, il riassetto nordamericano appare meno come un normale avvicendamento e più come una vera e propria verifica della disciplina finanziaria. Il mercato a stelle e strisce resta strategico, ma l’autonomia locale sembra destinata a restringersi proprio mentre Volkswagen valuta pickup e grandi suv pensati specificamente per la clientela statunitense.
Il Gruppo Volkswagen vorrebbe rendere più centrali e organiche le decisioni; ciò può velocizzare tutti i processi e impedire che programmi regionali assorbano capitale senza risultati adeguati. Ma negli Stati Uniti Volkswagen ha spesso sofferto proprio per prodotti e priorità definiti troppo lontano dai gusti locali. In Germania, storicamente, la Casa tedesca ha le “mani legate”, quindi, probabilmente si andrà verso un compromesso.
Il successo di Blume non dipenderà quindi soltanto dall’entità dei risparmi. Dovrà dimostrare che un comando più saldo e più snello produce scelte migliori, non semplicemente meno opposizione. Il prossimo 4 settembre si saprà qualcosa di più preciso.
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