
In breve
Il primo a parlare è sempre il rumore. Quello di una Formula 1 di qualche decennio fa viene coperto pochi istanti dopo dal sibilo di una hypercar elettrica, mentre poco più in là un V12 torna a ricordare perché certi motori continuino ancora oggi a richiamare migliaia di appassionati. Succede soltanto a Goodwood, dove il Festival of Speed è riuscito in un’impresa che sembrava impossibile: trasformarsi da appuntamento dedicato ai cultori dell’automobile in uno degli eventi più influenti dell’intero settore.
Se un tempo erano i Saloni a dettare l’agenda dell’industria, oggi sempre più spesso è Goodwood a segnare il calendario delle grandi anteprime. Con una differenza sostanziale: qui le vetture non vengono soltanto presentate, ma si mettono immediatamente in movimento. La celebre Hillclimb, poco meno di due chilometri immersi nella campagna del West Sussex, rappresenta infatti il banco di prova ideale per mostrare al pubblico prestazioni, carattere e personalità di modelli destinati ad arrivare sul mercato nei prossimi mesi.

L’edizione 2026 ha confermato questa vocazione. Numerosi costruttori hanno scelto il Festival per svelare concept, versioni speciali, sportive e hypercar, trasformando Goodwood in una straordinaria vetrina dell’innovazione. Accanto ai modelli destinati alla produzione hanno trovato spazio serie limitate, prototipi e studi di design che raccontano come stiano evolvendo prestazioni, aerodinamica, materiali e propulsioni, senza rinunciare a quel coinvolgimento emotivo che continua a rappresentare uno dei valori distintivi dell’Automotive.
Tra le protagoniste assolute restano le hypercar, oggi espressione della massima ricerca tecnologica dei costruttori. Modelli esclusivi che condividono la scena con granturismo, supersportive ed elettriche ad alte prestazioni, dimostrando come il settore stia vivendo una fase di straordinaria evoluzione, nella quale innovazione e tradizione convivono sempre più spesso.

Grande spazio anche al motorsport, mai così centrale come in questa edizione. Il successo del FIA World Endurance Championship si riflette ormai anche a Goodwood, dove Ferrari, Pagani, Toyota, Cadillac, BMW, Aston Martin e Genesis hanno portato le protagoniste della categoria Hypercar, oggi tra le più spettacolari e competitive del panorama internazionale. Accanto a loro hanno sfilato monoposto di Formula 1 appartenenti a epoche diverse, vetture da rally, prototipi e auto che hanno scritto alcune delle pagine più importanti della storia delle competizioni.
Il tema scelto per il 2026, dedicato ai grandi duelli del Motorsport, ha accompagnato il pubblico lungo tutto il percorso del Festival, celebrando rivalità sportive entrate nella leggenda e ricordando come ogni progresso tecnologico nasca quasi sempre dalle competizioni. Un messaggio rafforzato dalla presenza di numerosi piloti, dai protagonisti della Formula 1 ai campioni dell’Endurance, che hanno condiviso paddock e incontri con gli appassionati in un’atmosfera informale difficilmente replicabile in altri eventi internazionali.

Accanto alle esibizioni dinamiche, Goodwood continua a riservare uno spazio importante anche all’eleganza con il Cartier Style et Luxe, il tradizionale concorso dedicato ad alcune delle automobili storiche più rare e prestigiose al mondo. Un appuntamento che ricorda come il valore non sia soltanto tecnico o prestazionale, ma anche culturale, stilistico e collezionistico.
Accanto alle case auto, anche Pirelli ha confermato il proprio ruolo a Goodwood con l’evoluzione della famiglia P Zero, scelta da numerose vetture protagoniste dell’edizione 2026 e sempre più strettamente legata allo sviluppo delle auto ad alte prestazioni.
Alla fine, però, il cuore del Festival resta sempre la Hillclimb. È lungo quella salita che passato e futuro si incontrano, che una Formula 1 storica può incrociare una Hypercar del WEC e che una granturismo con motore V12 può condividere lo stesso asfalto con una sportiva elettrica. Un’immagine che racconta meglio di qualsiasi conferenza stampa il momento che sta vivendo l’industria automobilistica.
Ed è probabilmente questa la ragione del successo di Goodwood. Più che sostituire i grandi Saloni internazionali, il
. Qui le novità non vengono semplicemente annunciate: prendono vita davanti agli occhi del pubblico. E, almeno per qualche giorno, il futuro dell’auto passa da una strada di campagna lunga meno di due chilometri.
Testo di Cesare Gasparri Zezza
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