
In breve
Per Genesis Magma Racing il bilancio della stagione è già ricco di indicazioni. Al debutto assoluto nel Wec, Mondiale Endurance, il costruttore coreano ha conquistato i primi punti iridati e ha portato al traguardo una vettura nella sua prima partecipazione alla 24 Ore di Le Mans, dimostrando una solidità superiore a quella che molti si aspettavano.
Dietro questo percorso c’è anche il lavoro di Gabriele Tarquini, chiamato a costruire praticamente da zero una squadra destinata a confrontarsi con alcuni dei marchi più blasonati dell’endurance mondiale. Tarquini racconta cosa significa creare un team competitivo, quali sono ancora i limiti da superare e perché, nel motorsport, sentirsi arrivati rappresenta il rischio più grande.
Se un anno fa le avessero detto che Genesis avrebbe già conquistato punti nel Mondiale e concluso la sua prima 24 Ore di Le Mans, ci avrebbe creduto?
Sinceramente no. Conoscevo la qualità del progetto, le risorse disponibili e le persone coinvolte, quindi sapevo che le basi erano solide. Ma ottenere punti già alla seconda gara e portare una vettura al traguardo della nostra prima Le Mans era difficile da immaginare. È un risultato che va oltre le aspettative iniziali.
Qual è stato il passaggio più complicato nel costruire una squadra completamente nuova?
La parte più difficile è stata costruire il team intorno alla vettura. Il telaio Oreca offriva una base tecnica molto valida e questo ci dava fiducia. Più complesso è stato sviluppare tutta la struttura operativa. A un certo punto eravamo rimasti indietro soprattutto sull’elettronica e sui sistemi, ma nell’ultima fase dello sviluppo abbiamo inserito nuove figure che hanno consentito un importante passo avanti. Alla fine posso dire che costruire la squadra è stato più difficile che costruire la macchina.
Quanto vale aver completato la 24 Ore di Le Mans al primo tentativo?
Vale tantissimo. Le Mans è una sfida molto impegnativa, soprattutto per chi la affronta per la prima volta. Molti di noi avevano esperienza della gara, altri invece erano all’esordio. L’anno scorso avevamo simulato la 24 Ore con risultati non soddisfacenti, quest’anno abbiamo dedicato un’intera giornata di test per prepararci meglio. Alla fine è stato molto incoraggiante vedere che la macchina ha resistito così bene. Abbiamo avuto pochissimi problemi e solo la rottura della sospensione anteriore ha impedito di portare entrambe le vetture al traguardo.
Dopo una carriera da pilota vincente, oggi cosa osserva per capire se un equipaggio sta facendo davvero la differenza
Lavorare con i piloti è probabilmente la cosa che mi riesce meglio ed è uno degli aspetti di cui mi occupo maggiormente. Servono velocità ed esperienza, ma nell’endurance è fondamentale anche l’armonia tra i componenti dell’equipaggio. Credo che oggi abbiamo un gruppo molto valido e che i piloti non abbiano rappresentato un limite. Per fare un ulteriore salto di qualità dobbiamo soprattutto migliorare la prestazione della vettura, in particolare sotto l’aspetto elettronico e dell’affidabilità.
Qual è il prossimo obiettivo di Genesis Magma Racing?
Non credo esista un unico salto di qualità. Il nostro percorso è fatto di miglioramenti continui. È una salita ripida, composta da tanti gradini. L’obiettivo vero è non fare passi indietro, continuando a crescere in ogni area del progetto e ad avvicinarci progressivamente alle squadre di riferimento, senza cercare scorciatoie.
Quando penserà che Genesis Magma Racing sia davvero arrivata?
In realtà non lo penserò mai. Nemmeno chi vince molto può permettersi di sentirsi arrivato in un campionato competitivo come il Wec. Una vittoria o un podio possono dare soddisfazione, ma una squadra che vuole restare al vertice deve continuare a migliorare. Gli obiettivi vanno raggiunti nel minor tempo possibile, ma senza perdere la voglia di crescere. Questa dovrà essere la mentalità di Genesis Magma Racing.
Testo di Cesare Gasparri Zezza
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