Valenciennes chiama Italia. Quello tra la cittadina francese a due passi dal Belgio e il Belpaese è una sorta di gemellaggio automobilistico: gli italiani sono infatti i primi clienti della Toyota Yaris Cross, con una quota pari al 18% del totale.
La crossover compatta è uno dei due modelli fabbricati nell’impianto Toyota di Valenciennes, insieme alla Yaris. Assieme, le due vetture valgono il 35% dei volumi della filiale europea del colosso giapponese, che aveva cominciato a commercializzare le proprie auto nel Vecchio Continente nel 1963 e che oggi, Turchia inclusa, conta otto impianti in sei Paesi europei, dove ha investito complessivamente 12 miliardi di euro.

La Yaris Cross, il cui aggiornamento era stato esibito in aprile a Milano (leggi qui) e che da settembre arriverà anche nelle concessionarie, è la macchina più fabbricata in Francia. Secondo Benoit Chambon, uno dei top manager europei di Toyota, il costruttore dovrebbe puntare maggiormente sul “Made in France”, visto che per gran parte la vettura è transalpina.
Sostenibilità è la parola d’ordine, da ogni punto di vista, anche se a Valenciennes non si fabbricano auto elettriche. L’ibrido resta l’opzione che ha sancito il successo di Toyota, che continua a insistere su un concetto: l’alimentazione giusta al momento giusto.

Per il proprio sito di Valenciennes, Toyota punta alle emissioni zero di CO2 entro il 2030. Un obiettivo ambizioso, ma non così lontano: dal 2001 a oggi le emissioni sono già state abbattute del 72%. Nello stesso periodo, il consumo di acqua è stato ridotto dell’83%, quello di energia del 63% e la produzione dei rifiuti è stata più che dimezzata, con un calo del 59%.
Dal 2028, quando verranno conclusi i lavori per l’installazione di due impianti fotovoltaici su una superficie complessiva di 18 ettari, pari all’estensione dell’intero sito, il 20% dell’energia arriverà dal sistema solare. Allo studio c’è anche una soluzione geotermica.
“Pensiamo alle generazioni future”, sintetizza Chambon, includendo nel ragionamento anche la qualità dell’aria, con il contenimento delle emissioni legate all’utilizzo dei solventi. E Toyota pensa anche ai lavoratori, assicura il manager.
Gli occupati sono 4.800, contro i 1.900 degli inizi, e sono attivi su tre turni. Diverse donne, pari al 22% del totale, prediligono il turno di notte per conciliare i tempi di lavoro con quelli della famiglia: “Alle cinque e mezzo del mattino finiscono, vanno a casa e si occupano dei figli che vanno a scuola e poi riposano”, chiarisce Chambon.

Dopo aver debuttato con 110 mila veicoli l’anno, il sito è ormai vicino alla saturazione. Nel 2023 ha sfiorato le 284 mila unità prodotte, al ritmo di 1.250 vetture al giorno.
Per assemblare una Yaris bastano 14 ore. Anche perché, sulle plastiche — paraurti e plance — Toyota ha puntato sulla filiera cortissima, creando una divisione interna che, a partire dai grani grezzi, ne produce ogni giorno abbastanza per soddisfare le esigenze dell’impianto.
A Valenciennes vengono recuperati anche i rifiuti, di 135 tipi diversi, e l’acqua, depurando quella sporca e raccogliendo quella piovana. Al kaizen giapponese, cioè il miglioramento continuo, contribuisce anche il personale: ogni anno i lavoratori suggeriscono oltre 2.000 piccoli correttivi.

testo di Mattia Eccheli
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