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Peugeot Polygon, una sterzata verso l’innovazione

di Redazione - 07/07/2026

Peugeot Polygon

Testo di Silvio Jr. Suppa

Nel grande spazio industriale semivuoto, una successione di coni bianchi punteggia un percorso tutto curve. Dietro un’ampia parete mobile è acquattata la concept che il Leone ha presentato lo scorso novembre, parzialmente ispirata alla 205 del 1983 e generosamente bardata di micro-led (dalle appariscenti fanalerie all’indicazione esterna della percentuale di carica della batteria). Il nome restituisce in francese la parola “poligono”, perché secondo la Casa “si tratta di un’auto dai molteplici lati”.

Ridefinita dall’interno

Di certo, se la carrozzeria si accattiva gli sguardi grazie all’impostazione visiva da Salone, l’abitacolo sorprende per l’insospettabile slancio funzionale. I piccoli diodi luminosi qui compaiono su un pannello che si riflette sul parabrezza, davanti al guidatore, trasfigurandosi in un mastodontico head-up display comparabile a uno schermo da 31” (e molto più economico), in grado di fagocitare ogni altra interfaccia digitale. La plancia diviene così un volume libero valorizzato da un’enorme vasca portaoggetti, mentre i sedili esibiscono schiume a vista e una struttura stampata in 3D, alla ricerca della massima semplicità di costruzione: in tal modo non solo viene incentivato il riciclo a fine vita, ma pure la personalizzazione legata ai pochi componenti da sostituire in base ai gusti. E infine, trionfante nella sua dirompenza, appare il volante.

Peugeot Polygon

Un’altra ergonomia

Si chiama Hypersquare, con una denominazione propria che ne lascia intuire la rilevanza, un po’ come accadde nel 2012 per l’impostazione i-Cockpit della prima 208. Anche oggi si promette una rivoluzione dell’architettura interna, giocando su un comando quadrangolare dagli spigoli smussati e “forati”, capaci di suggerire intuitivamente l’impugnatura e organizzare diversi pulsanti direttamente sui quattro “anelli”, sotto le dita del guidatore. Eliminando la corona classica, peraltro, si ottiene verso l’alto una migliore visibilità (anche grazie alla mancanza della strumentazione), verso il basso maggior agio per le gambe. Ma il vero assente resta il piantone dello sterzo, totalmente eliminato in favore di un sistema privo di collegamenti meccanici con le ruote (steer-by-wire). Risultato: più precisione alle velocità elevate, meno rotazione del volante in manovra (massimo 170° contro i tre giri tradizionali), sensibilità configurabile a piacimento. Senza dimenticare, naturalmente, l’accresciuta sicurezza negli urti frontali.

Peugeot Polygon

A misura di portafoglio

Il tutto si appresta a impreziosire l’offerta tecnologia di un’avanzata crossover media? No, e qui la questione assume contorni davvero stuzzicanti. Peugeot assicura che il dispositivo si affaccerà addirittura nella dotazione della futura 208, attesa durante l’incipiente 2027 e necessariamente accessibile nel prezzo, almeno rispetto alle rivali a zero emissioni. Molto, molto interessante. Ormai fremiamo dal desiderio di maneggiare il magico rettangolo, fulcro della prova di oggi: il sentiero di coni ci attende sinuoso. Peccato che la Polygon, capricciosa come talvolta le realizzazioni prototipali, rifiuti di collaborare e riporti un errore di sistema. Disdetta!

Intuitiva e senza artifici

Poco male, però. La previdente organizzazione transalpina ha previsto un “muletto” perfettamente funzionante, una 2008 modificata su cui lesti ci accomodiamo. L’incontro di tasti e leve standard (a partire dal devioluci) con l’inedito Hypersquare disorienta sulle prime, anche per via delle schermate di controllo sul monitor centrale o del posticcio pulsante d’allarme degno di un telefilm. Bastano pochi secondi, nondimeno, per sentirsi a proprio agio, e sistemata la leva del cambio in D si parte senza timore. Tutto diventa improvvisamente intuitivo: quando il tratto delimitato si snoda dolce sul cemento, l’auto lo segue con precisione e tranquillità; non appena l’istruttrice indica un tornante, il raggio di sterzata si fa più stretto e incisivo, mentre le mani continuano a muoversi poco e ricevono tanta efficacia con incredibile scioltezza. La dinamica di guida sembra del tutto naturale, senza alcuna necessità di assuefazione. Ma più di tutto colpisce come la sensazione soggettiva non risulti per nulla artificiosa, quasi fosse ancora in opera il legame fisico con l’avantreno. Si comprende dove siano le ruote, si avverte sempre una risposta calibrata e progressiva. E pensare che una volta un banale servosterzo elettrico assassinava ogni anelito di piacevolezza!

Sacre manovre

Secondo la Casa, poi, sui fondi dissestati il bilancio migliora ulteriormente, perché non si avverte alcuna vibrazione e viene mantenuto un controllo irreprensibile. Nel frattempo, attraversiamo le forche caudine della prova più sacra: il parcheggio. Un occhio sulla telecamera di retromarcia, due colpi di polso et voilà, siamo entro le immaginarie strisce blu. Ancora una volta nessun movimento forzato, gestire la squadrata “cloche” si dimostra tutt’altro che cervellotico. Il timore della necessità di un apprendistato evapora più rapidamente dell’affidabilità di certe concept car. Quando il sistema diventerà di serie, tanti resteranno stupiti. Per controprova ci siamo avventurati sul medesimo percorso con una 208 attuale: se ai piccoli angoli pare appena più “vuota”, nelle svolte a gomito la differenza esplode. Resta da attendere l’opinione del pubblico. Ma non occorrerà molto…

Peugeot Polygon

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