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La sopravvivenza dell’industria dell’auto passa dalle alleanze

di Emiliano Ragoni - 08/06/2026

L’industria automobilistica globale sta attraversando una fase di trasformazione senza precedenti e le alleanze tra costruttori non sono più un’opzione ma una necessità. È quanto emerge da un report pubblicato a fine maggio da Boston Consulting Group e ripreso da Automotivenews. Secondo il report joint venture, programmi di co-sviluppo, alleanze tecnologiche e collaborazioni con i fornitori rappresentano oggi strumenti essenziali per affrontare il cambiamento tecnologico in atto.

Un cambio di paradigma rispetto al passato

Per decenni le partnership nel settore auto hanno accumulato un record di insuccessi. Oggi, però, qualcosa è cambiato: i costruttori imparano dagli errori del passato e tendono ad allinearsi sugli obiettivi strategici prima di formalizzare gli accordi. Il risultato è quello di un approccio più maturo e strutturato.

Le sfide che spingono in questa direzione sono molteplici. I veicoli moderni richiedono architetture software sempre più complesse, framework di validazione articolati e uno sviluppo tecnologico continuo su decine di programmi in parallelo. Nel frattempo, i volumi di vendita ristagnano, mentre in Cina e in Europa cresce la sovraccapacità produttiva, costringendo i costruttori a supportare più varianti per piattaforma con volumi per modello sempre più ridotti.

I cinque fattori che determinano il successo

Secondo BCG, non tutte le partnership sono uguali. Cinque elementi ne determinano il successo: obiettivi strategici condivisi, competenze complementari, ruoli e governance chiari, disponibilità culturale al cambiamento e un accordo preventivo sulle modalità di separazione.

Le finalità possono essere diverse: c’è chi punta a condividere piattaforme per guadagnare scala produttiva, chi cerca di costruire infrastrutture per l’elettrificazione, difficilmente scalabili da soli, e chi collabora con aziende software per ridurre i costi di sviluppo degli stack SDV (Software Defined Vehicle), comprimendo i cicli di rilascio da mesi a settimane.

Il modello cinese ribalta le regole

Un capitolo a parte meritano le partnership con i costruttori cinesi, che stanno ridisegnando le regole del gioco. Se in passato le case cinesi assorbivano know-how e costruivano capacità manifatturiera mentre le multinazionali accedevano al loro mercato, oggi il flusso si è invertito: sono i brand cinesi a portare in dote tecnologie d’avanguardia, velocità di sviluppo e competenze produttive.

Ne sono esempio le collaborazioni di Stellantis con Leapmotor e Dongfeng, pensate per localizzare la produzione in Europa e rendere accessibili i veicoli elettrici a una fascia più ampia di consumatori. Secondo diversi analisti del settore, i consumatori sembrano orientarsi verso veicoli elettrici meno costosi piuttosto che verso quelli tecnologicamente più avanzati. Queste alleanze rispondono esattamente alle volontà dei clienti.

La sovraccapacità europea e i dazi rendono conveniente per i produttori cinesi utilizzare le fabbriche dei partner locali, riducendo gli investimenti diretti e aggirando le barriere tariffarie.

Quando la tecnologia non si può sviluppare da soli

Le partnership servono anche a colmare lacune tecnologiche che i costruttori tradizionali faticano a coprire internamente. Il caso più emblematico ed eclatante è quello del Gruppo Volkswagen: dopo che la divisione software Cariad non è riuscita a consegnare l’architettura SDV necessaria, il gruppo tedesco ha dovuto rivolgersi a Rivian e Xpeng per ottenere ciò di cui aveva bisogno.

La domanda, conclude BCG, non è più se stringere partnership, ma come strutturarle per evitare gli errori del passato e capitalizzare i benefici dello sviluppo condiviso. Chi riuscirà a farlo avrà un vantaggio competitivo decisivo in un’industria che si sta consolidando attorno a un numero sempre minore di grandi piattaforme condivise.

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