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ZF cambia le regole dei motori elettrici

di Cesare Cappa - 22/09/2023

Quando si parla di vetture elettriche e di relative motorizzazioni, vi sarà certamente capitato di imbattervi nei propulsori sincroni a magneti permanenti. Si tratta della tipologia più comune riferita ai veicoli Bev, formati da un rotore – che trasmette il moto alle ruote tramite la trasmissione – e uno statore. Ma con l’avvento della tecnologia sviluppata dal colosso tedesco ZF le cose potrebbero cambiare nel prossimo futuro.

Come funziona quello sincrono a magneti permanenti

Sul rotore trovano posto i magneti permanenti (tipo calamite). La rotazione si realizza grazie a due campi magnetici che ruotano: uno è quello generato dall’avvolgimento trifase dello statore, l’altro è quello dovuto ai magneti permanenti presenti appunto sul rotore.
I due campi ruotano sincroni e quello dello statore trascina quello del rotore (che ruoterà quindi pure fisicamente). Il “meccanismo” si realizza grazie ad un sensore di posizione che “comunica” ad un inverter trifase quando è il momento di invertire la polarità. Un dispositivo a cui di fatto arriva, insieme alla corrente della batteria dell’auto, il segnale dal pedale dell’acceleratore e la posizione del rotore rispetto allo statore.

Cosa ha fatto ZF

Denominata I2SM (motore sincrono induttivo-eccitato in-rotore), l’unità sviluppata dal colosso tedesco è priva di magneti e si distingue per essere ultracompatta. La tecnologia sfrutta un eccitatore induttivo situato all’interno dell’albero del rotore per generare il campo magnetico necessario. Pertanto un motore sincrono eccitato esternamente non richiede magneti permanenti o terre rare. La nuova tecnologia non solo riduce la dipendenza da questo genere di elementi, ma migliora anche l’efficienza complessiva e riduce l’impronta di carbonio.
L’induzione senza contatto è una soluzione promettente che invia elettricità alle bobine del rotore senza spazzole o anelli fisici, eliminandone gli svantaggi. Al momento siamo ancora alla fase prototipale del progetto, ma si tratta certamente si una soluzione di cui sentiremo ancora parlare.

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