
Testo di Francesco Train
Nuova Cupra Born VZ è una di quelle auto che, a prima vista, rischiano di essere sottovalutate. Le proporzioni compatte e quasi da monovolume non raccontano subito la sua anima sportiva, ma bastano pochi chilometri per cambiare idea. Qui, la dichiarata “ispirazione al mondo dei rally” non è solo marketing: emerge nel modo in cui la vettura entra in curva, scarica a terra la coppia e trasmette al guidatore la sensazione di poter davvero giocare con il telaio.
I numeri aiutano a capire il potenziale: 326 cv, 545 Nm e uno 0-100 km/h in 5,6 secondi, con trazione posteriore. Il punto non è solo l’accelerazione, secca e immediata come ci si aspetta da un’elettrica prestazionale, a convincere è soprattutto la precisione dell’avantreno. In modalità Cupra lo sterzo diventa più consistente, rapido, comunicativo: basta poco angolo volante per impostare traiettorie pulite, senza dover correggere continuamente in appoggio.

Il vero salto di qualità arriva però dall’assetto DCC, regolabile su 15 livelli. Nelle tarature più morbide la Born VZ assorbe bene anche le asperità più evidenti garantendo massimo comfort. Irrigidendo gli ammortizzatori, invece, rollio e beccheggio vengono ridotti al minimo e nel misto stretto l’auto diventa sorprendentemente efficace. Sulle sconnessioni più marcate la taratura più sportiva può risultare quasi troppo rigida, ma su strada liscia restituisce un controllo notevole.
Disattivando i controlli si scopre il lato più divertente: l’avantreno morde, mentre il retrotreno accompagna la curva con un sovrasterzo progressivo e facile da gestire. La coppia immediata, il differenziale elettronico e le Bridgestone Potenza da 235/40 su cerchio da 20” lavorano bene insieme e danno fiducia anche quando si anticipa il gas in percorrenza. I sedili sportivi, molto contenitivi, completano un’impostazione di guida più che convincente.

Cupra Born VZ ha una doppia anima: può essere la daily perfetta per andare ad accompagnare i figli a scuola e fare la spesa, vista l’ottima abitabilità, così come una hot hatch che governa le curve con disinvoltura, a patto che non si esageri troppo con le frenate. Ecco il punto debole: l’impianto frenante. In città nulla da eccepire, la frenata rigenerativa, da sola, fa tutto ciò che serve, gestisce persino le decelerazioni in base agli ostacoli che precedono, risparmiando al conducente un utilizzo assiduo del pedale. Quando si alza il ritmo però, e si cerca la prestazione assoluta, l’impianto tende ad affaticarsi in fretta, la corsa del pedale si allunga e la presenza dei freni a tamburo dietro non aiuta, soprattutto nelle frenate di emergenza, dove si avverte un posteriore un po’ “ballerino”.
L’insonorizzazione dell’abitacolo è ottima, c’è qualche leggero fruscio aerodinamico in autostrada a 130 km/h, ma nulla che non sia risolvibile alzando un po’ il volume dall’impianto audio Sennheiser, eccellente, tarato in camera del suono sulla volumetria esatta dell’abitacolo. L’esperienza sonora a bordo è degna di un’ammiraglia premium.

Rispetto alla precedente generazione l’efficienza è di gran lunga superiore, dei 631 km di autonomia dichiarata, se ne percorrono effettivamente più di 500 in un utilizzo esclusivamente urbano, mentre in autostrada si superano i 400km senza troppa fatica. Il listino di Born parte da 38.500€, ma per chi cerca il perfetto compromesso tra praticità e sportività, servono 10.000€ in più.

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