
Il cambio CVT, acronimo di Continuously Variable Transmission o trasmissione a variazione continua, rappresenta una delle più significative evoluzioni nel campo delle trasmissioni automobilistiche. A differenza dei tradizionali cambi manuali o automatici con un numero definito di rapporti, il CVT offre una gamma infinita di rapporti di trasmissione, garantendo un’erogazione di potenza più fluida e efficiente. Ne esistono di diverse tipologie, ma quella che andremo ad analizzare è la più diffusa sul mercato, ovvero quello a puleggia.
Le prime idee di una trasmissione a variazione continua risalgono agli inizi del XX secolo, ma è negli anni 50 che la tecnologia inizia a prendere forma. Fu l’ingegnere olandese Hub van Doorne a brevettare il primo vero sistema CVT, chiamato DAF Variomatic, utilizzato nei veicoli prodotti dalla DAF (Van Doorne’s Aanhangwagen Fabriek). Negli anni successivi, la tecnologia CVT è stata adottata e perfezionata da diversi produttori automobilistici, tra cui Subaru, Honda, Toyota e Fiat (ricordate la Uno Selecta!) grazie alla sua capacità di migliorare l’efficienza del carburante e fornire una guida più fluida.
Il cambio CVT opera in modo distinto rispetto alle trasmissioni automatiche tradizionali a marce fisse. Invece di utilizzare ingranaggi predefiniti, un CVT offre una gamma continua di rapporti di trasmissione. Questo avviene tramite un sistema di pulegge a diametro variabile e una cinghia o catena in acciaio (o in altro materiale).
Quando il veicolo accelera, il sistema di controllo agisce sulle pulegge variabili: la puleggia motrice si riduce di diametro mentre la puleggia condotta aumenta di diametro, aumentando il rapporto di trasmissione. Questo permette al motore di operare nel suo range ottimale di giri al minuto, migliorando l’efficienza del carburante e le prestazioni. Durante la decelerazione o a velocità costante, le pulegge si regolano in modo inverso, permettendo al veicolo di mantenere una marcia fluida e confortevole.
Non ha però la stessa prontezza di risposta di una trasmissione manuale o automatica (sia doppia frizione che con convertitore di coppia) e nelle fasi di accelerazione più brusche (magari in fase di sorpasso repentino) si ha quella sensazione di “frizione che slitta” che rende la guida molto poco confortevole.
Diverso il discorso quando si viaggia in condizioni di poco traffico e si può procedere nel traffico in modo lineare e progressivo. In questo caso l’assenza di cambi di marcia bruschi rende la guida più confortevole e riduce lo stress meccanico sul motore. Perché il motore può sempre operare nel punto di massima efficienza, contribuendo a ridurre i consumi di carburante. Inoltre, rispetto a molti cambi automatici tradizionali, il CVT è generalmente più compatto e leggero.
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