
Testo di Gabriele Ratti
Oggi è l’Audi R26 la massima realizzazione sportiva della casa dei quattro anelli. Una monoposto da F1 che corre nel campionato più esclusivo, selettivo e seguito della storia. Una vettura a ruote scoperte, ibrida, da quasi 1.000 cv, nata da poco ma che vuole riportare Audi sul tetto del mondo. Quasi 100 anni fa però, sotto il logo Auto Union, i quattro anelli erano già sul tetto del mondo.
Durante l’eroica stagione dei Gran Premi in Europa negli anni 30’ infatti, Auto Union sfidava in pista con i suoi prototipi da corsa le altre case continentali ancora agli albori. Su strada però, con la velocità che ancora sembrava fantascienza, il duello era con l’antenata della Mercedes.
Fu così che nella pausa invernale fra le stagioni dei Gran Premi 1934 e 1935 Auto Union decise di tentare l’impresa e riprendersi il record del mondo di velocità, reclamato ad ottobre del 34’ dalla Daimler‑Benz di Rudolf Caracciola. Venne allestito e preparato per l’occasione un prototipo basato esteticamente su un’Auto Union Type B, l’ultima nata della casa germanica per vincere in pista, e affidato allo specialista delle gare in salita Hans Stuck.

Sceso in Italia, su un tratto di strada chiusa Firenze-Viareggio fra Pescia e Altopascio, l’asso tedesco si lanciò sul miglio il 15 febbraio 1935 alla folle velocità di 326,975 km/h. L’Auto Union Lucca, così chiamata per la vicinanza del record con la città toscana, era la macchina più veloce del mondo.
Oggi Audi Tradition, la divisione dedicata alla cura, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio della casa tedesca, l’ha riportata in vita costruendola da zero, mostrandola proprio a Lucca per la prima volta su un tratto di strada chiusa, 91 anni dopo l’epica impresa di velocità.
Nella pace di Villa Oliva a Lucca, la rinata Auto Union con il “cupolino” chiuso ricorda un Messerschmitt, un aereo pronto al decollo; e non è un caso. Per sfidare il record di velocità infatti in Germania si affidarono all’Istituto di Ricerca Aeronautica di Berlino‑Adlersh, sfruttando la galleria del vento aeronautica per progettare l’aerodinamica futuristica del prototipo . Una soluzione avveniristica a quei tempi, una delle prime applicazioni di questa tecnologia nell’automobilismo. Le differenze principali così tra la “Lucca” e la Type B normale preparata per i Gran Premi erano proprio nel “cupolino” che chiude il pilota nell’abitacolo, nel posteriore completamente ridisegnato con queste linee aeronautiche e nelle coperture delle ruote anteriori.

Su un tratto di strada chiusa al traffico invece, quando i tecnici di Audi Tradition hanno rimesso in moto questa bestia tutta d’alluminio, il terreno ha tremato. La vettura dell’epoca era equipaggiata con l’enorme motore centrale posteriore 16 cilindri a V caratteristico della stagione 1935, ma con cilindrata aumentata a circa 5 litri; questa prima versione del propulsore, forte di 343 cv, non raggiungeva ancora la massima potenza – 375 cv – che gli ingegneri Auto Union avrebbero ottenuto successivamente nel corso dell’anno. Telaio e sospensioni riprendevano invece la configurazione del 1934, dunque della Type A, mentre la silhouette allungata e ottimizzata aerodinamicamente, con coda sagomata a pinna e passaruota a goccia, rendeva l’auto un unicum.
Calarsi nell’abitacolo della “Lucca” è oggi una mezza impresa anche per il collaudatore Audi, un omone teutonico a cui devono “piantare” il cupolino sul casco, con il volante completamente schiacciato sul corpo e la pedaliera distante che rendono la guida decisamente non confortevole. “Quando acceleri ti senti inseguito da tutta la potenza. Bisogna continuamente lavorare punta-tacco per cambiare, perché il cambio non è sincronizzato” racconta il collaudatore, affaticato nelle manovre visto l’angolo di sterzata minimo.
Basta chiudere gli occhi o scolorire la foto, e fra Villa Oliva e la stradina lucchese sembra di aver fatto un salto indietro nel tempo, a 91 anni fa, come se quel giorno del febbraio 1935 non fosse mai finito. Eppure il lavoro di Audi Tradition, dei suoi esperti e artigiani, è stato lungo e complicatissimo. L’idea di riportare in vita la Auto Union Lucca è nata nel 2022, mentre i lavori sono iniziati nel 2023.
La più grande sfida è dovuta al fatto che dopo aver compiuto il record, Auto Union ha “cannibalizzato” subito la vettura di Lucca per la stagione dei Gran Premi, di fatto facendola scomparire per sempre. Senza progetti e disegni completi Audi Tradition si è così dovuta basare sulle foto dell’epoca, facendo opportuni rapporti in scala, sull’Auto Union Type A, Type B e sui documenti rimasti. Completamente fatta a mano, con le lamiere di alluminio battute sopra la forma in legno, passaggio dopo passaggio ed errore dopo errore (il cupolino, per esempio, è stato rifatto perché inizialmente troppo verticale ndr.), un pezzo di cultura automobilistica è tornata in vita.
Il risultato è una Auto Union “Lucca” risorta dalla storia, che però racchiude diversi elementi di vetture da corsa successive e precedenti, quasi a rappresentare quattro versioni in una. Qualche differenza dunque c’è, nella vettura ricostruita rispetto a quella del record, a partire dalla potenza che supera i 500 cv, nella griglia del radiatore, in cinque prese d’aria laterali utili a raffreddare il motore e nel peso. Però, nelle bruciature della vernice trasparente sopra gli scarichi che sfiammano fuoco blu, nell’odore del motore aperto dopo i primi passaggi, nella cascina toscana accanto all’assistenza improvvisata e nello stupore dei passanti increduli, di fronte a questa bestia degli anni 30’ sembra davvero di aver viaggiato nel tempo.
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