
Nel mondo trumpiano dei dazi, l’accordo con il Mercosur (blocco economico e commerciale sudamericano che comprende Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay) è per l’Unione Europea una boccata d’ossigeno. E tra i settori destinati a trarre i maggiori benefici dall’intesa firmata il 17 gennaio scorso spicca l’industria automobilistica.
Oggi le automobili europee pagano nei Paesi del Mercosur dazi fino al 35%. Un livello che, di fatto, ha limitato per anni l’export di veicoli dall’Europa verso il Sud America.
L’accordo prevede la progressiva eliminazione di questi dazi, con un periodo di transizione compreso tra 10 e 15 anni, a seconda delle categorie di veicoli. A regime, le tariffe saranno azzerate. Un passaggio destinato a incidere direttamente sui prezzi finali e sulla competitività dei modelli europei. La Commissione prevede per le esportazioni di veicoli a motore un aumento pari a 20,7 miliardi di fatturato.
Il Brasile è il mercato simbolo di questa svolta. Per Fiat, citando giusto un esempio nostrano molto rappresentativo, il Paese sudamericano rappresenta il secondo mercato al mondo. Qui Fiat è leader da anni e modelli come Strada, Argo e Mobi dominano le classifiche di vendita. Quindi la riduzione dei dazi rafforzerebbe ulteriormente una presenza industriale già consolidata aiutando il bilancio globale non troppo positivo di Stellantis.
Anche per Argentina e Uruguay l’accordo apre spazi di crescita. Non solo per le auto finite, ma anche per i mezzi commerciali e la componentistica, dove le tariffe attuali oscillano tra il 14% e il 18%. In questo caso, l’eliminazione dei dazi sarà più rapida, in alcuni casi entro 5–7 anni, favorendo filiere produttive più integrate tra Europa e Sud America.
L’associazione dei costruttori europei ACEA ha accolto con soddisfazione la firma, sottolineando come un accordo rapido di ratifica possa tradursi in crescita delle esportazioni di veicoli e componenti europei verso Sud America e in un rafforzamento dei legami industriali tra Europa e Mercosur.
L’accordo UE–Mercosur non si limita alle vendite. Sullo sfondo c’è il tema delle materie prime indispensabili per costruire le auto moderne. Batterie, motori elettrici e sistemi elettronici richiedono materiali come litio, grafite, nichel e le cosiddette terre rare. La partita della transizione verso l’elettrico passa anche, se non soprattutto, da questo.
Oggi l’Europa dipende in larga parte dalla Cina, che controlla gran parte dell’estrazione e soprattutto della lavorazione di queste risorse. Una dipendenza che espone l’industria dell’auto a rischi industriali e geopolitici, come dimostrano le tensioni degli ultimi anni sulle catene di fornitura.
In questo quadro, il Mercosur entra in gioco come possibile area alternativa di approvvigionamento. Brasile e Argentina dispongono di risorse minerarie rilevanti e possono diventare partner strategici per ridurre la dipendenza da un solo grande fornitore. Non si tratta solo di estrazione, ma di accordi industriali, investimenti e cooperazione di lungo periodo.
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