
Donald Trump torna a mettere in discussione l’USMCA, l’accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Canada e Messico. Lo fa da Detroit, capitale dell’auto americana, con parole che suonano come un avvertimento. Durante una visita a uno stabilimento Ford, il presidente ha definito l’USMCA “irrilevante”. Ha aggiunto di non pensare seriamente a una sua rinegoziazione. “Non mi interessa davvero” ha detto ai giornalisti. “Il Canada lo vuole. Ne hanno bisogno loro”.
Dichiarazioni che fanno rumore. Anche perché l’USMCA è stato uno dei risultati simbolo del primo mandato di Trump. Fu lui stesso a volerlo, nel 2020, per sostituire il NAFTA del 1992, accusato per anni di aver favorito la delocalizzazione e danneggiato i lavoratori americani. Oggi, però, lo scenario sembra cambiato.
L’USMCA (United States–Mexico–Canada Agreement) regola gli scambi commerciali tra i tre Paesi del Nord America. Mantiene il libero scambio, ma con regole più rigide rispetto al NAFTA, soprattutto per l’industria automobilistica. Per evitare i dazi, una quota maggiore dei veicoli deve essere prodotta in Nord America. Inoltre, una parte significativa dei componenti deve provenire da stabilimenti con salari più alti. L’obiettivo dichiarato era chiaro: riportare valore e occupazione negli Stati Uniti.
L’accordo copre anche altri ambiti chiave, dal commercio digitale alla tutela della proprietà intellettuale, fino all’agricoltura. Ma è nell’auto che l’integrazione è più profonda. Le catene di fornitura sono transfrontaliere. Un singolo veicolo può attraversare più volte i confini tra Usa, Messico e Canada prima di arrivare sul mercato. Per questo l’USMCA è considerato essenziale dal settore.
Le parole di Trump hanno subito acceso le preoccupazioni dell’industria. “Una delle cose più importanti che possiamo sentire dal presidente è che esista un percorso chiaro sul futuro delle relazioni commerciali con Messico e Canada”, ha detto Sandy Baruah, CEO della Detroit Regional Chamber. L’invito è esplicito: rinegoziare l’USMCA, non smantellarlo, soprattutto mentre la Casa Bianca utilizza i dazi come strumento di pressione politica.
Trump, invece, sembra andare in un’altra direzione. Negli ultimi mesi ha imposto nuove tariffe su prodotti canadesi e messicani, salvo poi ridurle o sospenderle. Le ha giustificate citando il traffico di fentanyl attraverso i confini nordamericani. Solo in seguito ha escluso i prodotti coperti dall’USMCA.
Il Gruppo deve affrontare ritardi nella produzione dei veicoli elettrici Peugeot a causa di problemi nell'impianto ACC
Treni, aerei, bus, metro e porti: febbraio 2026 si preannuncia come uno dei mesi più difficili per la mobilità in Italia. Sono 26 gli scioperi proclamati