Se vanno a 250 all’ora sapendo quello che fanno, quanto più saranno affidabili e sicure le auto a guida autonoma a velocità e in condizioni “da tutti giorni”? Il senso del Gran Premio delle auto a guida autonoma, in programma a Imola sabato prossimo, 5 settembre, alle 18, è esattamente questo. Ma c’è molto di più, in questa singolare corsa gestita da A2RL, sigla che sta per Abu Dhabi Autonomous Racing League. Non è una novità assoluta, ma è la prima volta che una cosa del genere esce dal Golfo Persico e sbarca in Europa.
A casa loro, con gare del genere gli arabi hanno fatto 8mila spettatori nel 2024 e 10mila nel 2025. Arabi, in realtà, solo per passaporto e capitali, perché nelle oltre 100 persone coinvolte in questo progetto ci sono tantissimi italiani. A iniziare dal Ceo, Stéphane Timpano, un italo-francese che crede molto nelle potenzialità spettacolari di questo format “oggi che la F1 è un evento lifestyle”, e con la promessa di aumentare gradualmente le prestazioni delle auto con margini di miglioramento molto superiori a quelle cui può oggi aspirare un pilota in carne e ossa. Creando, perché no, un vero e proprio campionato.
A Imola saranno in gara cinque monoposto, anche se è improprio chiamarle così visto che lo spazio dell’abitacolo normalmente destinato al pilota è occupato dal kit (circa 80 kg) con gli attuatori idraulici che ne svolgono le funzioni. Le vetture sono interamente gestite dall’intelligenza artificiale che comanda accelerazioni, frenate, traiettorie e sorpassi valutando tutte le condizioni ambientali. I team, di fatto, programmano i sensori; una volta scattato il verde, non possono più intervenire in alcun modo. Gli ingegneri di pista seguono la gara sugli schermi come spettatori davanti alla tv; tuttalpiù, con un joystick possono sterzare da remoto le ruote se il carro attrezzi deve recuperare un’auto incidentata.
Le cinque squadre sono start-up universitarie: due italiane (UniMoRe Racing e PoliMove, quindi Modena-Reggio Emilia e Milano), due tedesche (TUM, Technical University of Munich, e Constructor di Brema) e una emiratina (Kinetiz, per inciso vincitrice della prima A2RL Sprint Series): la competizione è a suon di tecnologia, ricerca e innovazione. Certo poco romantica, però con tanti risvolti utili per le corse e la strada.
Sorprende che una sfida tanto hi-tech non si basi su auto elettriche come la Formula E, ma sfrutti una tecnologica motoristica che più tradizionale non si potrebbe: la base su cui è stata retrofittata la AI per la guida senza pilota è la Dallara Super Formula SF23, con motore 4 cilindri turbo da 500 Cv, cambio sequenziale a sei marce e un potenziale (nel set-up da guida “artificiale”) di 250 km/h. “Perché non l’elettrica?”, abbiamo chiesto a Timpano. La risposta che ci ha dato è improntata alla realpolitik: “Se gli avessimo tolto anche il rumore, sarebbe stato troppo”.
Durante la gara non sono previsti pit-stop. Non solo perché con 12 giri di pista (circa 60 chilometri) non servirebbero: anche per ragioni normative, nel senso che se per sbaglio una macchina asfalta un meccanico quale assicurazione risponde? Domanda tutt’altro che capziosa, che anticipa le difficoltà della governance delle strade quando l’autonomous driving diventerà — probabilmente nel giro di una quindicina d’anni — una realtà quotidiana.
Per lo sbarco internazionale di questa gara nata altrove è stata scelta Imola perché è una pista tecnica, difficile e quindi stimolante per chi programma i software che guidano le auto. Un sogno per tutti, girare a Imola, mentre Imola non nasconde a sua volta un sogno nel cassetto: quello di recuperare in corner un Gran Premio di Formula 1 a inizio dicembre, in sostituzione di Abu Dhabi, giusto dove ha sede la A2RL. Se andrà davvero così (verosimile un annuncio dopo Monza) Imola si assicurerebbe il finale di stagione e laureerebbe campione del mondo il pilota di casa, Kimi Antonelli. E l’avere portato in Europa le corse senza pilota finirebbe per essere la ciliegina su una torta decisamente molto ghiotta.
Testo di Marco Visani
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