Nissan ridimensiona la propria presenza industriale in Europa. Il costruttore giapponese ha annunciato la chiusura di una delle due linee produttive dello stabilimento di Sunderland, nel nord-est dell’Inghilterra, e il taglio di 900 posti di lavoro nel Vecchio Continente. Le misure rientrano in un piano di razionalizzazione con cui la compagnia punta a costruire un’organizzazione più snella e resiliente, capace di adattarsi con maggiore rapidità alle mutevoli condizioni del mercato.
I tagli riguarderanno prevalentemente figure impiegatizie e addetti alla logistica di magazzino. Su un organico europeo di circa 9.300 dipendenti, le ricadute più significative si concentreranno in Spagna, dove circa 500 persone lavorano nelle aree coinvolte, anche se il numero definitivo sarà concordato con i sindacati, e nei paesi nordici, dove Nissan chiuderà le sedi commerciali dirette per affidarsi a un modello distributivo gestito da partner importatori. Interessata anche la chiusura parziale di un magazzino ricambi a Barcellona.
Lo stabilimento di Sunderland, attivo dal 1986 e oggi unica fabbrica europea di Nissan dopo la chiusura del sito di Barcellona nel 2021, produce la Leaf elettrica, la Qashqai e la Juke. Il volume annuo è sceso a 273.174 unità nel 2025, praticamente la metà rispetto alle 507.430 del 2016. Secondo i dati Dataforce, anche le vendite nel primo trimestre 2026 hanno registrano un calo: 89.890 unità contro le 100.174 dello stesso periodo dell’anno precedente.
Sul futuro della Linea Uno, quella destinata alla chiusura, Nissan ha dichiarato di stare valutando la possibilità di cederla a un produttore esterno. I nomi che circolano con maggiore insistenza sono quelli dei costruttori cinesi Chery e Dongfeng. L’ex dirigente Nissan Andy Palmer ha definito l’ipotesi “un barlume di speranza” per l’impianto, pur avvertendo che ridurre Sunderland a una sola linea “diminuisce la probabilità di attrarre nuovi modelli dal portafoglio interno” del gruppo.
Le misure annunciate si inseriscono in un contesto di difficoltà strutturale che dura ormai da anni. Il costruttore giapponese ha accumulato perdite pesanti, cedendo quote di mercato in Europa a vantaggio dei nuovi marchi cinesi. L’amministratore delegato Ivan Espinosa ha avviato un piano di risanamento che prevede la chiusura di sette stabilimenti a livello globale e la riduzione del 15% della forza lavoro totale. Il gruppo dovrebbe aggiornare i progressi del piano in occasione della pubblicazione dei risultati annuali prevista per questo mese. Sullo sfondo, restano aperti interrogativi sul futuro della possibile fusione con Honda, le cui trattative si sono arenate all’inizio del 2025 senza trovare un accordo definitivo.
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