
Testo di Mattia Eccheli
La “lista degli orrori”. Così Michael Häberle, rappresentante dei lavoratori del Consiglio di Sorveglianza di Mercedes-Benz, ha definito il piano di risparmi con il quale i vertici della casa di Stoccarda vogliono contenere i costi di 5 miliardi di euro entro il 2027. Il programma, come sempre, ha un nome tranquillizzante, quasi confortante: “Next Level Performance”, ma secondo la rivista interna del sindacato IG Metall destinata all’impianto di Untertürkheim, che la testata Automobilwoche ha visto in anteprima, il costruttore è intenzionato a pretendere sacrifici importanti.
Le ragioni sono sempre le stesse: redditività e competitività, anche se lo scorso maggio era stato staccato una cedola di 5,3 euro per azione, pari ad una resa del 7,3% (giovedì dovrebbero venire annunciati i dati sul bilancio con una forbice sui margini stimata tra il 7,5 e l’8,5%).
Tra le misure previste c’è la riduzione dei premi annuali legati ai risultati che riguarda i 90.000 lavoratori con contratto collettivo impiegati in Germania dal costruttore. I bonus avevano raggiunto anche i 7.000 euro ed erano stati accompagnati dai ringraziamenti per l’impegno e l’abnegazione nel conseguimento degli obiettivi. Anche i riconoscimenti destinati ai dipendenti di lungo corso dovrebbero subire delle decurtazioni, mentre i giorni di Natale e San Silvestro dovrebbero venire conteggiati come intere giornate di ferie (finora solo metà). La casa con la Stella intende anche limitare la scelta, peraltro prevista dagli accordi aziendali, tra salario (minore) e tempo libero (maggiore). La Automobilwoche riferisce che per quest’anno è già stato deciso di non ritoccare gli onorari di quadri, dirigenti e membri del consiglio di amministrazione che non rientrano nel contratto collettivo.
Sotto la guida del Ceo Ola Källenius, Mercedes-Benz intenderebbe procedere a una serie di esternalizzazioni e a un ulteriore ridimensionamento dell’occupazione per rendere ancora più flessibile la produzione. Si potrebbe trattare sia della mancata sostituzione di chi va in pensione sia dell’incentivazione agli esodi volontari, perché i posti di lavoro sono contrattualmente garantiti fino al 2030. Häberle ha condiviso la necessità di misure a sostegno della competitività, che a suo giudizio dovrebbero essere prudenti, ma ha criticato la politica unilaterale dell’azienda: “La sola riduzione dei costi non migliora la competitività e non era e non può essere una strategia”, ha scritto sulla rivista interna.
I consigli di fabbrica e i sindacati hanno già sollecitato il prolungamento al 2035 della garanzia sui posti di lavoro. Gli interventi non dovrebbero riguardare la sola Germania, ma anche gli Stati Uniti (si è già parlato di un abbattimento delle spese nella fabbrica di Tuscaloosa, in Alabama, del 25%) e la Cina, dove è stata ipotizzata un adeguamento della capacità produttiva.
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