
Sempre più città europee scelgono di rallentare per proteggere pedoni e ciclisti. Il nuovo rapporto dell’European Transport Safety Council (ETSC), PIN Flash Report 48, pubblicato a marzo, conferma che il limite dei 30 km/h nei contesti urbani è una delle misure più efficaci per ridurre i feriti gravi e le vittime sulle strade. Ma per funzionare davvero, serve molto più di un cartello.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il rischio di morte per un pedone investito a 30 km/h è del 10%, mentre a 50 km/h supera l’80%. Da questo dato nasce l’obiettivo di limitare la velocità in aree densamente popolate, vicino a scuole, parchi e nelle zone residenziali. È un approccio che mette al centro la sicurezza quotidiana degli utenti più vulnerabili.


In Italia il limite dei 30 km/h è ancora adottato a macchia di leopardo. La città di Bologna è stata la prima, nel 2024, a varare un piano organico per diventare una “Città 30”, estendendo il limite a quasi tutto il territorio urbano con interventi strutturali: attraversamenti rialzati, restringimenti di carreggiata, segnaletica ben visibile.
Anche Milano, Torino, Parma e altre città hanno avviato zone 30 sperimentali, soprattutto nei pressi di scuole, parchi o quartieri storici. Tuttavia, manca una legge nazionale e una strategia condivisa. Il risultato è una geografia frammentata, dove il rispetto del limite dipende più dalla conformazione fisica della strada che da una pianificazione coerente.
Secondo l’ETSC, il limite dei 30 km/h è efficace se inserito in un disegno urbano completo. I benefici sono chiari: meno incidenti, meno feriti gravi, più sicurezza per tutti. Le città che hanno adottato la misura mostrano riduzioni del 20-40% nei sinistri gravi. Per esempio, Bologna, a un anno dall’introduzione della “Città 30”, ha registrato una diminuzione del 31% degli incidenti gravi, un calo del 48% dei decessi e, per la prima volta dal 1991, nessun pedone morto sulle strade (fonte: Comune di Bologna).
Ma appunto da solo il limite non funziona. Per essere credibile e rispettato, deve essere accompagnato da:
Senza questi elementi, il 30 km/h rischia di essere percepito come una norma inutile o punitiva, difficile da far rispettare senza continue sanzioni.
Il limite dei 30 km/h non è una semplice misura “di bandiera”, ma una politica strutturale che cambia il modo di vivere lo spazio urbano. Il report dell’ETSC conferma che funziona, se sostenuto da una visione coerente e da investimenti mirati. È una delle poche soluzioni a basso costo che può incidere concretamente sulla sicurezza stradale.
In Europa, chi ha investito con decisione – come Bruxelles, Parigi, Madrid – ha ottenuto risultati tangibili in pochi mesi. In Italia, la direzione è tracciata, ma il cammino è ancora lungo. Rallentare salva vite, ma serve la volontà politica per farlo davvero.
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