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La filiera della mobilità incontra la politica al Forum Automotive

di Paolo Matteo Cozzi - 27/03/2024

La filiera dell’auto incontra la politica durante il Forum Automotive e si discute, ovviamente di futuro e transizione. L’Unione fa la forza, oltre le idologie è il titolo del talk o, forse, l’auspicio dell’organizzatore: il giornalista e direttore di Aci Radio Pierluigi Bonora che ha introdotto i lavori sottolineando la necessità di un dibattito non ideologico, ma che guardi a un obiettivo concreto comune, quello di poter assicurare una accelerazione verso la decarbonizzazione e un ambiente più pulito: “E’ ora di finirla con gli scontri verbali tra chi sostiene una mobilità unicamente elettrica dal 2035, come previsto dal piano Ue “Fit for 55″, e che sostiene una mobilità che preveda l’utilizzo dei motori endotermici nelle sue declinazioni. Le parti politiche devono guardare al raggiungimento dell’obiettivo unitario di una sempre maggiore eco-sostenibilità, proponendo le migliori soluzioni green, sarà poi il mercato, secondo le varie esigenze, a scegliere il tipo di alimentazione. La parola d’ordine è pragmatismo e non imposizione. Ne è scaturito un dibattito vivace dove non sono mancate le auspicate convergenze. Permangono, comunque, le divisioni anche perché chi è consapevole di aver imboccato una strada rischiosa e ci ha scommesso, è difficile che faccia retromarcia. Significherebbe l’ammissione di aver sposato una strategia sbagliata”.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin è intervenuto, in collegamento, confrontandosi con i rappresentanti della filiera della mobilità, nel corso della seconda “Automotive Eurotribuna Politica”, che ha visto la partecipazione di rappresentanti italiani dei due schieramenti del Parlamento europeo.

Il ministro si è soffermato sull’esigenza di avere una visione realistica dei cambiamenti in atto, privilegiando la neutralità tecnologica, le eccellenze industriali e l’indipendenza energetica, evidenziando come: “In Europa abbiamo oggi registrato una presa di coscienza della realtà rispetto alla fuga in avanti degli ultimi anni sulla corsa all’elettrico. Credo che l’obiettivo al 2035 sarà modificato visto il sentiment che si sta diffondendo a livello europeo. Se l’obiettivo è la decarbonizzazione della mobilità, serviranno anche i biocarburanti. L’elettrico ha un grande futuro. Il parco auto elettrico potrebbe arrivare a 5-6 milioni in Italia al 2030, ma questo dipenderà dalla capacità di spesa del cittadino italiano. I costi restano elevati. Chiederemo alla nuova Commissione europea che si formerà dopo le prossime elezioni di iscrivere i biocarburanti nella tassonomia europea, andando al di là di aerei e navi. Siamo un’eccellenza in questo settore. Occorre puntare sulle flotte aziendali per rendere il nostro parco circolante più sostenibile, utilizzando la leva fiscale in termini di IVA e di ammortamento. Il meccanismo degli incentivi non può durare in eterno, né procedere a singhiozzo”.

Al ministro hanno poi replicato i rappresentati della filiera.

L’obiettivo “L’Unione fa la forza” che caratterizza questo incontro deve essere praticato da tutti”, ha commentato Roberto Vavassori, Presidente ANFIA.“Quando in Europa definiamo uno scenario futuro, dobbiamo avviare una pianificazione reale di lungo periodo. Quando parliamo di incentivi, non dobbiamo dimenticare che il nostro Paese sostiene ancora fondi per il fotovoltaico di prima generazione. Gli incentivi all’auto non sono una panacea. In Italia abbiamo 170.000 dipendenti della filiera. L’Europa ha perso 3 milioni e mezzo di vetture rispetto al 2019”.

Gli ha fatto eco Paolo Starace, Presidente di UNRAE Veicoli Industriali: “Dobbiamo essere in grado di affrontare problemi complessi, compresa la componente legislativa e normativa. Ci sarebbe bisogno di rivedere le politiche finalizzate al ringiovanimento del parco circolante che dovrebbe essere ritenuto obiettivo prioritario. Partendo da tariffe autostradali parametrate all’impatto ambientale”.

Tirando le fila di quanto ascoltato durante il Forum Automotive che, ricordiamo, è un movimento di opinione che si batte per una mobilità libera da pregiudizi e ideologie, si evince quanto ormai gli stessi politici – forse in clima pre-elettorale? – prendano le distanze dall’operato stesso della politica “colpevole” di aver imposto un mezzo e non un fine: l’imposizione dell’elettrico come unica forma possibile di mobilità futura, piuttosto che la determinazione dell’indirizzo di decarbonizzazione come traguardo da raggiungere, si è rivelata una strada accidentata cui, facilmente, la prossima Commissione europea allenterà gli orizzonti.

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