| Ora | Sessione | Dove vederla |
|---|---|---|
| Venerdì 23 ottobre | ||
| 19:30 | Prove libere 1 | Sky Sport F1 (canale tv a pagamento) e NOW TV (sito web a pagamento) |
| 23:00 | Prove libere 2 | Sky Sport F1 (canale tv a pagamento) e NOW TV (sito web a pagamento) |
| Sabato 24 ottobre | ||
| 19:30 | Prove libere 3 | Sky Sport F1 (canale tv a pagamento) e NOW TV (sito web a pagamento) |
| 23:00 | Qualifiche | Sky Sport F1 (canale tv a pagamento) e NOW TV (sito web a pagamento) |
| Domenica 25 ottobre | ||
| 00:30 | Qualifiche | Canale tv gratuito TV8 e tv8.it (differita) |
| 21:00 | Gara (56 giri) | Sky Sport F1 (canale tv a pagamento) e NOW TV (sito web a pagamento) |
| 22:30 | Gara | Canale tv gratuito TV8 e tv8.it TV8 e tv8.it (differita) |
Attenzione al cambio d’ora: nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre torna l’ora solare. Gli orari indicati sono italiani e già aggiornati. In streaming il Gp è disponibile su Sky Go e NOW per gli abbonati, in differita gratuita su tv8.it.
Dopo una settimana di sosta il Mondiale di Formula 1 riparte dagli Stati Uniti. Da venerdì 23 a domenica 25 ottobre il Circuit of the Americas di Austin, in Texas, ospita il diciottesimo round della stagione, primo di una serie di quattro Gran Premi nell’arco di un mese tutti sul continente americano: dopo Austin toccherà a Città del Messico, San Paolo e Las Vegas, terza e ultima tappa statunitense del calendario dopo Miami e il Texas.
Rispetto al 2025 il fine settimana torna al formato tradizionale: niente Sprint, visto che l’ultima gara breve della stagione si è corsa a Singapore, ma tre sessioni di prove libere, le qualifiche del sabato e il Gran Premio della domenica, sulla distanza di 56 giri.
Il COTA ha già ospitato 13 edizioni del Gp degli Stati Uniti. Contando anche la gara di Dallas del 1984, disputata attorno al Cotton Bowl Stadium, in Texas si sono corsi finora 14 Gran Premi di Formula 1, mentre sono 83 quelli andati in scena negli Usa.
Per i tifosi italiani quello di Austin non è un weekend come gli altri. Kimi Antonelli arriva in Texas da leader del Mondiale con 340 punti e un margine di 102 lunghezze sul compagno di squadra in Mercedes George Russell, secondo a quota 238. Più indietro Lewis Hamilton (229), Max Verstappen (224) e Charles Leclerc (215).
Dopo Austin resteranno cinque Gran Premi (Messico, Brasile, Las Vegas, Qatar e Abu Dhabi) con 125 punti ancora in palio. Per chiudere i conti già domenica, il pilota bolognese deve lasciare il Texas con più di 125 punti di vantaggio su tutti gli inseguitori. In pratica gli serve la vittoria, con Russell al massimo decimo, Hamilton non oltre il quinto posto e Verstappen non oltre il terzo.
Ricordiamo che un pilota italiano non conquista il titolo di Formula 1 dal 1953, quando a imporsi fu Alberto Ascari con la Ferrari.
Chi arriva negli Stati Uniti con il morale alle stelle è Max Verstappen. Il pilota della Red Bull ha vinto le ultime due gare, a Sepang, dove si è recuperato il Gp del Bahrain, e a Singapore, dove ha fatto sua anche la Sprint. Ad Austin l’olandese si è imposto lo scorso anno partendo dalla pole position.
Formula 1 2025, Gp Stati Uniti: vince Verstappen e riapre il mondiale
La Ferrari porterà in Texas l’ultimo aggiornamento aerodinamico della stagione per la SF-26. Charles Leclerc, secondo a Singapore, qui ha vinto nel 2024 ed è salito sul terzo gradino del podio nel 2025, mentre Lewis Hamilton è terzo nel Mondiale a soli 9 punti da Russell. La lotta per il secondo posto è apertissima con quattro piloti racchiusi in 23 punti.
Il tracciato di Austin misura 5,513 chilometri, conta 20 curve e si percorre in senso antiorario. I 56 giri della gara valgono poco più di 308 km. Alterna curve ad alta velocità, rapidi cambi di direzione e sezioni lente che richiedono molta trazione.
Il primo settore si apre con la curva 1 in salita e prosegue con una serie di curve veloci ispirate ai grandi circuiti europei. Le curve dalla 12 alla 15 richiamano lo stadio di Hockenheim, le 16-18 la celebre curva 8 dell’Istanbul Park. Il rettilineo tra curva 11 e curva 12, lungo circa un chilometro, è il punto migliore per tentare un sorpasso.
Per essere competitivi bisogna unire una buona velocità di punta a un carico aerodinamico efficiente nei tratti guidati, un equilibrio ancora più delicato con le monoposto 2026. Novità di quest’anno è il nuovo manto d’asfalto tra curva 9 e curva 11.

Per il Gp degli Stati Uniti Pirelli ha scelto la terna C2 (Hard), C3 (Medium) e C4 (Soft), tornando a mescole consecutive dopo l’esperimento del 2025. Lo scorso anno la C1 era stata nominata Hard, ma in gara non l’aveva usata nessuno: le squadre avevano puntato su strategie a una sosta con C3 e C4.
Le sollecitazioni sono distribuite su entrambi gli assi. Nel primo settore lavorano soprattutto le gomme anteriori, nel terzo le continue accelerazioni in uscita dalle curve lente generano degrado termico sulle posteriori. L’asfalto non è particolarmente rugoso, ma l’invecchiamento del manto fuori dal tratto rifatto rende l’usura, più del graining, uno dei fattori chiave del weekend. L’aderenza è buona anche grazie alle categorie di supporto, tra cui la Porsche Carrera Cup North America, gommata Pirelli da quest’anno.
Sulla carta la C2 favorisce stint lunghi e una gara a una sola sosta, ma le temperature elevate tipiche del Texas potrebbero aumentare il degrado e aprire a soluzioni alternative. Nel 2025 la strategia più usata è stata Medium-Soft, scelta da 13 piloti; Leclerc, terzo al traguardo, era invece partito con la Soft per avere più aderenza al via, mentre solo tre piloti delle retrovie avevano montato la Hard alla partenza.
Per gli ingegneri Brembo il Circuit of the Americas rientra tra le piste impegnative per i freni: su una scala da 1 a 5 merita un indice di difficoltà di 4, il più alto dei tre circuiti statunitensi. Eppure le staccate sono solo 6 al giro (4 di categoria Hard, 1 Medium e 1 Light), per meno di 15 secondi complessivi di utilizzo dei freni.
La frenata più dura è quella della curva 1, la prima dopo il traguardo: le monoposto arrivano a 305 km/h e scendono a 93 km/h in 3,11 secondi, percorrendo 144 metri. I piloti sono soggetti a una decelerazione di 4,3 g ed esercitano sul pedale un carico di 123 kg, mentre la potenza frenante tocca i 1.760 kW.
Rispetto al 2025, le caratteristiche delle monoposto di nuova generazione riducono lo sforzo richiesto a piloti e impianti. Alla curva 12 la decelerazione dovrebbe scendere da 4,2 a 4 g e il carico sul pedale da 130 a 110 kg, mentre lo spazio di frenata si allunga di 40 metri, da 126 a 166, e il tempo di frenata passa da 2,72 a 3,42 secondi.
Curioso il confronto con la MotoGP, che ad Austin usa anch’essa dischi in carbonio Brembo: i piloti delle moto frenano 9 volte al giro per 31 secondi complessivi, più del doppio della Formula 1. Con due sole ruote non possono scaricare a terra tutta la potenza frenante e per perdere 200 km/h hanno bisogno di una cinquantina di metri e di oltre 1,8 secondi in più rispetto alle monoposto.
Il Gp degli Stati Uniti conta 46 edizioni, disputate su sei circuiti diversi. Il pilota più vincente è Lewis Hamilton con sei successi, mentre tra i costruttori il primato spetta alla Ferrari, con undici vittorie.
All’appello manca invece l’Italia: nessun pilota italiano ha mai vinto il Gp degli Stati Uniti. Il più vicino fu Riccardo Patrese nel 1989, secondo al traguardo dopo essere scattato con il 14° tempo, in una gara in cui solo i primi tre chiusero a pieni giri.
Antonelli, però, negli Usa ha già lasciato il segno: vincendo a Miami quest’anno è diventato il primo italiano a imporsi in Formula 1 sul suolo americano con freni italiani. Prima di lui c’era riuscito Michele Alboreto, al Gp Caesars Palace del 1982 e al Gp di Detroit del 1983, ma con la Tyrrell, in un’epoca in cui Brembo riforniva solo la Ferrari.
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