“Mai andare in viaggio con qualcuno che non ami”, scriveva Ernest Hemingway in Festa mobile.
Ci sono strade che viene naturale percorrere in due, per potersi voltare e condividere quello che appare oltre il parabrezza. La California ne custodisce alcune fra le più belle del mondo. Tre, in particolare, raccontano molto più di un paesaggio: la 17-Mile Drive, la Route 66, la Highway 1 lungo Big Sur. Tre storie americane, nate in momenti diversi, che hanno dato una forma al privilegio, alla speranza, al desiderio di scoperta.
Noi le incontriamo al volante di una Ferrari Amalfi. Il nome porta con sé il Mediterraneo, la macchina un’idea italiana di bellezza. Il programma è semplice: scegliere la strada per quello che promette di mostrare. Una Ferrari per viaggiare, per concedersi una deviazione, per arrivare con qualcosa da raccontare.
Le tre strade del viaggio
| Strada | Anno | Il racconto |
|---|---|---|
| 17-Mile Drive | 1881 | Il privilegio |
| Route 66 | 1926 | La speranza |
| Highway 1 – Big Sur | 1937 | La scoperta |
La prima storia comincia nel 1881. Gli ospiti dell’Hotel Del Monte partono in carrozza per un’escursione fra boschi e costa: nasce così il percorso dal quale si svilupperà la 17-Mile Drive. L’automobile deve ancora cambiare il mondo, ma qui esiste già il piacere di muoversi per guardarlo. Il paesaggio diventa parte dell’ospitalità, un privilegio da offrire a chi può permettersi tempo libero e un soggiorno sulla penisola di Monterey.
Quell’origine si avverte ancora. Fra Pebble Beach e Pacific Grove, la strada attraversa una California raccolta, protetta, sicura del proprio fascino. Ci sono i prati dei campi da golf, le case che si intravedono fra gli alberi, i cipressi modellati dallo sferzare del vento. E c’è il Pacifico, che con le sue onde a rompere la compostezza del quadro. La bellezza è ovunque, ma richiede attenzione: una forma nella roccia, il colore dell’acqua, una lama di luce fra i rami.
L’Amalfi si inserisce in questo mondo attraverso le proporzioni. Il cofano lungo, l’abitacolo arretrato, le superfici che accompagnano lo sguardo senza disperderlo. È uno di quei luoghi nei quali si apprezza quanto il disegno di un’automobile contribuisca al piacere di possederla, guidarla, anche soltanto ritrovarla dopo una passeggiata. Si torna verso la macchina e per un momento la si osserva come un altro elemento del paesaggio.
La seconda storia nasce nel 1926 e ha tutt’altra urgenza. La Route 66 collega Chicago alla California; negli anni della Grande Depressione diventa una via di fuga per le famiglie che lasciano le terre impoverite e le tempeste di polvere del Dust Bowl. Si viaggiava verso ovest, senza guardarsi indietro o nello specchietto retrovisore, seguendo il sole in cerca di un lavoro, una casa, ricominciare a vivere con nuove radici. Nel dopoguerra, sulla stessa strada viaggeranno le vacanze della classe media, trasformando la necessità di partire nel piacere di farlo. Meravigliosi anni ’50!
È qui che il confronto con la 17-Mile Drive diventa più forte. Sulla costa di Monterey si andava a contemplare ciò che la vita aveva già concesso. Sulla 66 si procedeva verso ciò che ancora mancava. Due Americhe lontane, unite dalla stessa direzione dello sguardo: il Pacifico.
Nel tratto californiano, il deserto dà consistenza a quella distanza. L’orizzonte si allarga, la vegetazione si abbassa, la strada sembra misurare uno spazio che dall’Europa si fatica a immaginare. Le tracce del passato restano ai margini dell’asfalto. Per leggerle bisogna rallentare, accettare che una strada possa interessare anche per quello che ha perduto.
Viaggiare oggi su una Ferrari dentro questa storia significa essere consapevoli del proprio privilegio. La libertà di partire per piacere è una conquista che qui si comprende bene. L’Amalfi aggiunge al percorso la cultura della gran turismo: una macchina nella quale prestazione, eleganza e desiderio di andare lontano appartengono alla stessa idea.
Il suo V8 biturbo di 3.855 centimetri cubici sviluppa 640 cavalli, con una coppia massima di 760 Nm. La potenza racconta una possibilità; durante il viaggio conta anche il modo in cui il motore può accompagnare il variare della strada. La coppia ai regimi intermedi, la riserva di spinta, la capacità di affrontare un dislivello sono qualità che acquistano senso ben prima di cercare il limite. È questa disponibilità a rendere affascinante una grande sportiva usata per conoscere un Paese.
Ferrari Amalfi in cifre
| Dato | Valore |
|---|---|
| Motore | V8 biturbo |
| Cilindrata | 3.855 cm³ |
| Potenza massima | 640 CV |
| Coppia massima | 760 Nm |
La terza storia segue il bordo del continente. Nel 1937 il completamento della strada costiera apre Big Sur a una nuova stagione, rendendo più accessibile un territorio fino ad allora isolato. È l’America che costruisce collegamenti e, attraverso quei collegamenti, scopre la grandezza del proprio paesaggio.
Qui il viaggio diventa romantico. La Highway 1 si piega alla montagna, passa sopra i valloni, torna verso il mare. La foschia nasconde un promontorio e pochi minuti dopo lo restituisce alla luce, allo sguardo. Si guida dentro una scena che continua a cambiare. Ogni curva offre una ragione per proseguire; ogni piazzola, una tentazione di fermarsi.
L’Amalfi porta su questa costa una familiarità mediterranea. Il nome suggerisce altre curve sospese sull’acqua, altri luoghi nei quali guidare significa seguire la geografia. A Big Sur le dimensioni si dilatano, le presenze umane si fanno più rade. Il piacere è trovare il ritmo: accompagnare la strada, lasciare che il motore ne segua il respiro, avere ancora attenzione per il mare.
È anche il momento in cui la frase di Hemingway ritrova il suo posto. Ci si volta verso chi siede accanto, si indica un punto lontano, si decide insieme dove fermarsi. La macchina diventa lo spazio privato dal quale condividere qualcosa di immenso.
Tre strade, tre momenti della storia americana. Il tempo libero di pochi, la speranza di molti, la scoperta di una costa che continua a far innamorare. L’Amalfi ci accompagna attraverso tutti e tre, ricordando quanto possa essere ricca la parola viaggiare. Alla fine, la domanda più bella da farsi davanti a una Ferrari può essere anche la più semplice: dove andiamo?
Testo di Cesare Gasparri Zezza
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