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Fabbrica Volkswagen di Osnabrück: dalle auto ai veicoli militari?

di Redazione - 13/03/2025

Sito produttivo Volkswagen di Osnabrück

Testo di Mattia Eccheli 

Dalle auto ai veicoli militari, non è probabilmente la conversione immaginata per lo stabilimento Volkswagen di Osnabrück, nella Bassa Sassonia, ma a quanto pare è una possibilità. Armin Papperger, numero uno della Rheinmetall, la più grande azienda tedesca produttrice di armi con un fatturato lievitato lo scorso anno del 36% (del 50% per la sola divisione bellica) fino a superare i 9,7 miliardi di euro, ha definito “molto adatto” l’impianto a rischio chiusura nell’ambito della riorganizzazione produttiva del gruppo automobilistico.

MAN e il gruppo già impegnati nel comparto

Nel solo ambito della difesa (ormai l’80% dei ricavi), il margine è stato addirittura del 19%, contro il 15,2% del conglomerato industriale, impegnato anche nell’automotive. Solo a gennaio Volkswagen aveva confermato l’esistenza di un confronto con costruttori cinesi per una possibile cessione dell’impianto, dove fino al 2027 verrà assemblata la T-Roc.

Con il piano europeo di riarmo da 800 miliardi anche il futuro nuovo governo di Berlino dovrà investire nella difesa, dopo che già quello precedente ne aveva stanziati 100 in seguito all’aggressione russa in Ucraina. Attraverso la controllata MAN, il gruppo Volkswagen è già impegnato nel comparto militare e ha una joint venture paritetica con la stessa società di Düsseldorf, la Rheinmetall MAN Military Vehicles. Lo stesso gruppo produce anche il Survivor R, un veicolo blindato impiegato dalla polizia. A giudizio di Papperger il sito di Osnabrück, due ore e mezzo a nord della ex capitale Bonn, si presterebbe molto bene a una conversione per la produzione di veicoli militari. Almeno per il momento non ci sarebbero ancora stati colloqui approfonditi sull’argomento, ma il messaggio è stato inoltrato.

MAN Survivor R Polizei

Apertura rispetto a “impieghi sensati” del sito

E, infatti, una portavoce di Volkswagen ha confermato che il gruppo è aperto a “impieghi sensati”. Lo stesso Ceo Oliver Blume che guida il colosso di Wolfsburg parlando con la seconda rete televisiva pubblica della Germania, la ZDF, aveva ammesso che l’azienda “si sta guardando attorno in maniera molto mirata rispetto alle esigenze esistenti, anche, ad esempio, se si parla di veicoli militari”.

Negli ultimi due anni Rheinmetall (che sul fronte militare collabora anche con Mercedes-Benz) ha investito quasi 8 miliardi in nuovi stabilimenti e nel garantire gli approvvigionamenti per aumentare la capacità produttiva (il conflitto ha fatto emergere tutte le lacune del sistema di difesa tedesco e europeo). Proprio recentemente l’azienda aveva anche ufficializzato che i siti di Berlino e Neuss avrebbero fabbricato componenti per la divisione “Weapon and Ammunition” anziché per l’industria automobilistica. Le attività “civili” sono meno redditizie (-2%) e Papperger non aveva nascosto l’intenzione di cederle in caso di un buona offerta. Sui 430.000 mq del sito Osnabrück lavorano 2.300 persone, che nel 2023 hanno prodotto 28.000 macchine.

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