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Ecco il Tesla Cybercab, ma guida peggio degli umani

di Emiliano Ragoni - 19/02/2026

Il primo Tesla Cybercab è uscito dalla linea di assemblaggio della Gigafactory in Texas. Privo di volante e pedali, il veicolo si affida completamente al software di guida autonoma dell’azienda.

Si tratta di una buona notizia per la vision di Elon Musk e per la transizione della società da azienda automobilistica a compagnia tecnologica. Secondo quanto riportato da Electrek, il programma Robotaxi di Tesla ad Austin sta incontrando diverse difficoltà: i dati mostrano un tasso di incidenti quasi quattro volte superiore rispetto a quello dei conducenti umani. A otto mesi dal lancio, il servizio è operativo solo per il 19% del tempo potenziale e conta su una flotta di appena 200 veicoli.

A otto mesi dal lancio opera con una disponibilità del 19% delle ore di funzionamento e conta su circa 200 veicoli su strada.

Tesla Cybercab: un tour europeo per scoprire il futuro della guida autonoma

1. Robotaxi? Per adesso è un flop

Scendendo nei dettagli, il progetto pilota ad Austin, che impiega delle Model Y dotate della stessa tecnologia del Cybercab, ha registrato 14 incidenti su circa 1,29 milioni di chilometri percorsi, con una media di un sinistro ogni 92.000 km. Un dato allarmante, considerando che si tratta di un’incidentalità quasi quadrupla rispetto a quella dei guidatori in carne e ossa. A peggiorare il quadro c’è il fatto che, al momento, le vetture non sono del tutto autonome, ma richiedono ancora la supervisione di un collaudatore a bordo.

Inoltre, il servizio è attivo solo in due città, Austin e San Francisco (dove si concentra la maggior parte della flotta). I circa 200 veicoli operativi smentiscono le recenti dichiarazioni di Musk, che durante la presentazione dei risultati del quarto trimestre 2025 aveva parlato di “ben oltre 500” Tesla già impiegate.

La vera guida autonoma sembra ancora un traguardo elusivo: secondo Electrek, un appassionato ha dovuto effettuare ben 58 corse prima di riuscire a salire su una vettura priva di pilota di sicurezza. Ad oggi, le segnalazioni di viaggi completamente autonomi da parte dei passeggeri si contano sulle dita di una mano.

2. L’obiettivo di Musk: 10 miliardi di miglia

A gennaio, lo stesso Musk ha ammesso che Tesla ha bisogno di accumulare circa 10 miliardi di miglia di dati per garantire una “guida autonoma sicura e senza supervisione”. Stando ai ritmi attuali, questa soglia dovrebbe essere superata a luglio 2026. Tuttavia, raccogliere dati è solo il primo passo: seguiranno intense fasi di addestramento dell’intelligenza artificiale, test di validazione e la risoluzione di milioni di casi limite. Di conseguenza, è improbabile che il software definitivo veda la luce prima di un altro anno.

A complicare ulteriormente le cose c’è il ritardo nello sviluppo del nuovo chip AI5, posticipato alla metà del 2027. Questo costringerà l’azienda a equipaggiare i primi Cybercab con l’hardware di generazione attuale, l’AI4.

3. Le vane scommesse di Tesla

Tesla non è nuova a decisioni azzardate seguite da clamorosi dietrofront.

Nel 2021, ad esempio, l’azienda decise di rimuovere il radar dalle Model 3 e Model Y, ignorando gli avvertimenti dei propri ingegneri che ritenevano la mossa pericolosa. Il risultato? Un netto aumento degli incidenti e dei casi di “frenata fantasma”. Nel 2022 fu il turno dei sensori a ultrasuoni, eliminati prima che il sistema sostitutivo basato su telecamere fosse pronto, privando temporaneamente i clienti di funzioni basilari come il Park Assist e il Summon.

Un destino simile è toccato al volante a cloche, introdotto nel 2021 su Model S e X. Due anni dopo, Tesla ha dovuto fare un passo indietro, reintroducendo il volante rotondo come equipaggiamento standard e relegando la cloche a un optional a pagamento (250 dollari).

Stessa sorte per la leva degli indicatori di direzione, eliminata sulla Model 3 Highland nel 2023 a favore di pulsanti capacitivi sul volante. Le critiche costanti, il calo dei rating di sicurezza e i divieti imposti da alcune scuole guida hanno spinto l’azienda a fare nuovamente retromarcia, reintroducendo la leva sul recente aggiornamento della Model Y Juniper.

Insomma, i ripensamenti di Musk sono all’ordine del giorno e le attuali difficoltà del Robotaxi sembrano confermare le controverse modalità operative dell’imprenditore. C’è però una differenza cruciale rispetto al passato: oggi Tesla non opera più in un mercato a “zero concorrenza”. Le rivali cinesi sono avanzate e propongono alternative molto credibili. Alla lunga, i continui ritardi e i proclami disattesi potrebbero spingere investitori e analisti a non dare più tanto credito alle promesse dell’azienda.

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