
Fiat 500 rosse affollano i piazzali delle carrozzerie, mentre alcune prive persino delle ruote, giacciono abbandonate lungo viali diventati dei veri e propri cimiteri. Curiosando sull’app ufficiale Enjoy dalla mappa di Milano si contano poco più di una decina di vetture pronte all’uso. È l’immagine più eloquente di che cosa sia diventato il car sharing nelle nostre città. Una realtà sempre più difficile, soprattutto a Milano e Roma, che si appresta a dire addio al modello che per un decennio ne ha accompagnato gli spostamenti quotidiani.
E se dal 12 gennaio Enjoy introdurrà l’obbligo di riconsegnare le sue Fiat 500 rosse in aree dedicate, gli Enjoy Point (che si trovano all’interno delle stazioni di servizio Enilive e in vari aeroporti e stazioni ferroviarie), – a Milano, Torino e Firenze, poi entro fine mese anche a Roma e Bologna (21 gennaio) – già dalla settimana prossima, e precisamente dal 18 dicembre, a Milano Mobilize spegnerà Zity, ritirando dalla città le Dacia Spring elettriche.
Altra novità che contribuirà ancora di più ad affossare definitivamente il servizio di car sharing è l’accesso alle ZTL, come l’Area C milanese, che non sarà più consentito a partire dall’introduzione di queste modifiche al servizio. E in caso di sosta in un posteggio con strisce blu bisognerà pagare il ticket secondo le tariffe stabilite dalle amministrazioni locali.

Prima ancora degli annunci ufficiali, i dati raccontavano il declino del car sharing. Nel 2024 i noleggi registrati sono stati poco più di 4,2 milioni, in calo rispetto ai 5 milioni del 2023 e lontanissimi dai 10 milioni del 2019, l’anno d’oro del settore. Gli utenti attivi sono circa 330.000, mentre la flotta nazionale — ormai composta quasi esclusivamente da vetture ibride ed elettriche — si è contratta a 3.300 unità.
Metà dei mezzi risulta mediamente non disponibile, un dato che riflette il peso crescente di furti e danneggiamenti, che prosciuga la capacità operativa degli operatori e riduce l’offerta nelle città. L’80% delle auto rimaste è concentrato tra Milano e Roma, le uniche piazze ancora in grado di mantenere un minimo di domanda.
Ma la crisi non è riconducibile soltanto al deterioramento delle flotte. Il settore è stato travolto da un insieme di fattori che ne hanno reso il modello sempre più fragile. La virata delle amministrazioni verso l’elettrico ha imposto agli operatori una gestione radicalmente diversa rispetto al passato: le vetture a batteria richiedono tempi di ricarica lunghi, dipendono dalla disponibilità delle colonnine e garantiscono autonomie limitate, rendendo complesso mantenere una flotta sempre pronta all’uso.
A questo si aggiungono costi operativi crescenti, la necessità di rimettere in strada mezzi che richiedono interventi più onerosi rispetto alle utilitarie di qualche anno fa, e un quadro regolatorio meno favorevole.
Con il car sharing tradizionale in crisi, la mobilità urbana sembra virare in direzioni diverse. Il calo dell’utilizzo delle auto in sharing coincide con il boom della micromobilità: bici in sharing, monopattini e altri mezzi leggeri stanno guadagnando spazio come alternativa agile, economica, facilmente gestibile e meno vincolata a logiche di flotta complessa.

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