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Come gli ADAS possono ridurre gli incidenti

di Emiliano Ragoni - 28/05/2026

 

 

Il report ACI/Istat sugli incidenti stradali 2024 consegna un quadro che, se da un lato mostra alcuni progressi di lungo periodo, dall’altro ricorda quanto la sicurezza stradale resti un tema aperto. Nel 2024 in Italia si sono registrati 173.364 incidenti con lesioni, 3.030 vittime e 233.853 feriti. Rispetto al 2023 i morti sono rimasti quasi stabili (-0,3%), mentre incidenti e feriti sono aumentati del 4,1%. Se il confronto viene fatto con il 2019, le vittime risultano in calo del 4,5%, ma gli incidenti complessivi sono leggermente aumentati.

È dentro questo scenario che bisogna contestualizzare il tema degli ADAS, i sistemi avanzati di assistenza alla guida. Frenata automatica d’emergenza, mantenimento di corsia, cruise control adattivo e rilevamento degli ostacoli non sono più soltanto dotazioni “premium”. Oggi questa tecnologia è diventata più democratica e rappresenta una delle leve più concrete per limitare gli urti più frequenti, come i tamponamenti e le collisioni dovute a distrazione o ritardi di reazione. E proprio la distrazione, insieme al mancato rispetto della precedenza e alla velocità troppo elevata, continua a essere una delle principali cause di incidente sulle strade italiane, pesando per il 37,8% dei casi rilevati.

Il quadro degli incidenti stradali in Italia nel 2024

Nel 2024 in Italia si sono registrati 173.364 incidenti con lesioni, con 3.030 vittime e 233.853 feriti. Rispetto al 2023 i morti sono rimasti quasi stabili (-0,3%), mentre incidenti e feriti sono aumentati del 4,1%. Allargando il confronto al 2019, le vittime risultano in calo del 4,5%, ma gli incidenti complessivi sono leggermente aumentati. Il dato sulla distrazione al volante è particolarmente significativo: insieme al mancato rispetto della precedenza e alla velocità elevata, pesa per il 37,8% dei casi rilevati, confermandosi tra le principali cause di sinistro.

La diffusione degli ADAS nel parco circolante

Il punto cruciale è distinguere tra disponibilità degli ADAS sul mercato e presenza reale nel parco circolante italiano, che resta uno dei più vecchi d’Europa. Una delle fotografie più utili arriva dallo studio della Fondazione Filippo Caracciolo con il Politecnico di Torino, condotto su oltre 28.000 allestimenti commerciali. Nel 2018 la frenata automatica d’emergenza (Aeb) risultava di serie nel 18,7% dei casi, il cruise control adattivo (Acc) nell’8,9%, il Lane Keeping Assist nel 18,7% e il Blind Spot Warning solo nel 5,3%. Molte di queste tecnologie erano già disponibili, ma spesso come optional e non come equipaggiamento standard. La loro efficacia potenziale era già nota, ma la diffusione reale era ancora frenata da costi, allestimenti e lentezza del ricambio del parco auto.

La normativa europea e l’obbligo degli ADAS

Negli ultimi anni qualcosa è cambiato. La Commissione europea ricorda che la General Safety Regulation si applica dal 6 luglio 2022 e introduce una serie di ADAS obbligatori. Per tutte le nuove auto, furgoni, camion e autobus sono previsti sistemi come l’assistenza al mantenimento della velocità, il rilevamento in retromarcia, l’avviso di stanchezza o distrazione del conducente e l’event data recorder. Per auto e van si aggiungono anche il lane-keeping e la frenata automatica. Le regole valgono per i nuovi tipi di veicolo e dal 7 luglio 2024 per tutti i nuovi veicoli immatricolati. Questo significa che la diffusione degli ADAS nel mercato del nuovo è destinata a crescere rapidamente. Più lento, invece, sarà l’effetto sul parco circolante complessivo, che in Italia resta anziano.

Gli ADAS funzionano davvero?

Le evidenze disponibili dicono di sì, soprattutto quando si guarda a tipologie specifiche di incidente. In Italia, uno studio della Fondazione Caracciolo dedicato all’Aeb ha stimato che, nei veicoli con meno di tre anni, i tamponamenti con lesioni si riducono del 45% e che la riduzione complessiva dei sinistri arriva al 35%. È un risultato rilevante, perché il tamponamento è uno dei tipi di incidente su cui la frenata automatica può agire in modo più diretto.

Anche il quadro europeo va nella stessa direzione. Il report tematico dell’European Road Safety Observatory segnala che i sistemi di Forward Collision Warning possono ridurre i tamponamenti con feriti di circa il 20%, mentre l’Aeb arriva a circa il 45%. La combinazione di avviso e frenata automatica può spingersi fino a circa il 55%. Sono numeri che indicano con chiarezza che quando la tecnologia è ben progettata e il tipo di incidente è coerente con la funzione del sistema, il beneficio esiste ed è rilevante.

Limiti e prospettive

Questo, però, non basta a dire che il calo delle vittime in Italia dipenda già in modo netto dagli ADAS. Il report ACI/Istat invita alla prudenza. Nel 2024 sono aumentate le vittime tra i motociclisti, salite a 830; sono cresciuti anche i decessi e i feriti che coinvolgono i monopattini elettrici, mentre sulle autostrade i morti sono aumentati del 7,1% rispetto al 2023. Le autovetture sono mediamente più sicure, ma il rischio resta molto elevato per le due ruote e per gli utenti vulnerabili. La sicurezza del veicolo migliora, ma la mortalità stradale continua a dipendere anche da comportamenti, infrastrutture, esposizione al traffico e composizione degli utenti della strada.

Gli ADAS stanno diventando una componente sempre più importante della sicurezza stradale in Italia e le prove disponibili mostrano benefici concreti, soprattutto per la frenata automatica d’emergenza. Tuttavia, i numeri del 2024 dicono che il Paese non può ancora attribuire a questa tecnologia un calo netto e generalizzato di incidenti e vittime. Perché il vantaggio si traduca davvero in una riduzione visibile su scala nazionale servono più auto nuove dotate di sistemi di assistenza, un ricambio più rapido del parco circolante, controlli più efficaci contro distrazione e velocità e una maggiore protezione degli utenti più fragili.

Il ruolo dell’ACI e la campagna “Come Guidi”

Sin dalla sua fondazione, l’ACI si è fatto promotore del miglioramento della sicurezza stradale. Un obiettivo che muta, inevitabilmente, con il trascorrere dei decenni e l’evoluzione della tecnologia. Per questo la sensibilizzazione e la formazione continua dei guidatori di tutte le generazioni è e rimarrà un elemento fondativo della visione e della missione dell’Automobile Club d’Italia. Iniziative come la campagna “Come Guidi”, sviluppata in collaborazione con il brand Esso, vanno proprio in questa direzione: incrementare la consapevolezza sui fattori di rischio al volante e su come ridurli.

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