
Una recente pronuncia della Corte di Cassazione, riportata da La Repubblica, stabilisce che il conducente di un’auto può essere ritenuto responsabile della morte di un passeggero che non indossava la cintura di sicurezza. È quanto emerso dal caso di Alatri (Frosinone), in cui una ragazza, inizialmente assolta per omicidio colposo, dovrà ora affrontare un nuovo processo.
L’incidente mortale risale al 31 dicembre 2015. Mentre procedeva sulla Statale 115 a 65 km/h, la giovane alla guida ha tentato di evitare un cane randagio con una sterzata improvvisa, perdendo il controllo del veicolo. La vettura è uscita di strada, urtando un pilone e poi ribaltandosi. Gianmarco, il passeggero 18enne, non indossava la cintura di sicurezza ed è stato sbalzato fuori dall’abitacolo, morendo sul colpo. Secondo il perito del Tribunale, l’utilizzo delle cinture avrebbe “ragionevolmente” evitato l’esito fatale.
Inizialmente, il Tribunale di Frosinone aveva scagionato la conducente ritenendo che non vi fosse un nesso diretto tra la sua manovra e la tragedia. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto: il giudice di legittimità sottolinea che il conducente deve controllare che tutti i passeggeri, compresi quelli seduti dietro, allaccino la cintura. Nemmeno l’assenza di dispositivi acustici, che avrebbero potuto avvertire dell’omessa cintura, è stata ritenuta un motivo sufficiente per cancellare la responsabilità di chi era al volante. Con l’annullamento della sentenza di assoluzione, si procederà ora a un nuovo giudizio per chiarire la posizione della ragazza e ribadire il principio secondo cui chi guida deve garantire il rispetto delle norme di sicurezza da parte di tutti.
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