
Testo di Mattia Eccheli
Nel 2024 la Cina ha esportato meno auto elettriche, ma decisamente più plug-in e dovrebbe precedere per il secondo anno consecutivo il Giappone come la nazione con il maggior export di veicoli al mondo. Gli ultimi dati davano una regressione del paese del Sol Levante del 4,3% (11 mesi), mentre la progressione della Repubblica Popolare, dove assemblano anche costruttori europei e americani che destinano poi una parte della produzione a mercati esteri, dovrebbe attestarsi attorno al 25%.
In particolare, le sole esportazioni di “new energy vehicles” (NEV, ossia elettriche pure, a celle a combustibile e ibride ricaricabili) sono aumtentate del 6,7% a 1,28 milioni: quelle di elettriche pure sono scese del 10%, mentre quelle delle plug-in sono lievitate del 190%. La crescita tra il 2022 e il 2023 era stata decisamente più marcata: +81% di export di elettriche pure e “solo” +48% per le plug-in. Nel Vecchio Continente la differenza è quasi certamente ascrivibile ai nuovi dazi introdotti dall’Unione Europea. Lo scorso anno nel Celeste Impero sono stati prodotti 31,28 milioni di auto (+3,7%), oltre un terzo dei quali (12,89 milioni, +34,4%) erano NEV, secondo i dati forniti dalla CAAM, la China Association of Automobile Manufacturers.
Le vendite nel paese hanno invece raggiunto quota 31,44 milioni (+4,5%) con le NEV a 12,87 milioni (+35,5%), sostenute dagli incentivi, che il governo ha prolungato anche per il 2025 (fino a 20.000 yuan, circa 2.650 euro). Per il 2025 l’organizzazione prevede una crescita stabile delle esportazioni, che dovrebbero raggiungere quota 6,2 milioni (+5,8%), comunque superiore a quella della produzione (32,9 milioni, +4,7%). Per i NEV, i costruttori stimano invece volumi attorno ai 16 milioni di unità: al progressione resta importante (+24,4%), ma sicuramente inferiore a quelle registrata l’anno precedente, quando l’avanzata era stata del 36%.
Il Gruppo deve affrontare ritardi nella produzione dei veicoli elettrici Peugeot a causa di problemi nell'impianto ACC
Treni, aerei, bus, metro e porti: febbraio 2026 si preannuncia come uno dei mesi più difficili per la mobilità in Italia. Sono 26 gli scioperi proclamati