Tra le case automobilistiche tedesche la BMW sembrava immune alla crisi che ha travolto il Gruppo Volkswagen e che ha colpito fortemente anche la Mercedes. Tuttavia, si trattava solo di una pia illusione; a riportare tutti sul Pianeta Terra ci ha pensato la stessa compagnia teutonica che lo scorso mercoledì ha dichiarato che taglierà 8.000 posti di lavoro entro la fine del 2027. Ricordiamo che il Gruppo con sede a Monaco impiega attualmente circa 150.000 persone in tutto il mondo.
I “tagli” saranno inquadrati nell’ambito di un programma di esodi volontari, concordato tra l’azienda e il comitato aziendale. I settori oggetto della razionalizzazione dell’organico sono l’amministrativo e lo sviluppo. Quindi, almeno per il momento, sono esclusi le attività produttive.
La BMW è soltanto l’ultimo dei colossi tedeschi che sono stati travolti dall’attuale contingenza che interessa tutto il mondo dell’Automotive. Il Gruppo Volkswagen alcuni giorni fa ha raggiunto un accordo per tagliare diverse centinaia di posti di lavoro. Una profonda opera di razionalizzazione, quella attuata dal colosso di Wolfsburg, che interesserà anche gli stabilimenti, tra cui quello di Neckarsulm dell’Audi. Per capire l’entità della crisi basti pensare che la Porsche ha accelerato il proprio piano di ristrutturazione, con l’obiettivo di ridurre il personale del 20% entro il 2035. Stessa sorte per Mercedes, che ha rivisto al ribasso le stime di crescita.
L’amministratore delegato del Gruppo BMW, Milan Nedeljkovic, ha dichiarato che la Casa automobilistica avrebbe accelerato gli sforzi di riduzione dei costi, nell’ambito di un programma già in corso di attuazione. L’amministratore delegato ha comunicato al personale che le regole che governano il settore sono cambiate in modo sostanziale e, con esse, anche le fondamenta del modello di business di BMW. Una crisi che le compagnie tedesche conoscono bene e che ha nella Cina il principale colpevole. Nel Paese del Dragone le vendite dei veicoli negli ultimi mesi hanno infatti registro un forte calo.
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