Il tanto discusso ban dell’Europa verso i motori termici, previsto nel 2035, potrebbe subire una brusca frenata. Il grande sogno europeo di eliminare le auto con motore a combustione interna ha dovuto fare i conti con un mercato poco reattivo nei confronti delle auto a corrente.
Bruxelles, in virtù di questi scenari, prepara un pacchetto di misure per l’Automotive, atteso il 10 dicembre, che potrebbe ammorbidire il regolamento votato nel 2023 e originariamente pensato per dare impulso alla mobilità a zero emissioni. Almeno così sperano le Casa costruttrici.
Nel 2020, con grande entusiasmo, i principali costruttori europei da Volkswagen a Renault, passando per Stellantis e Mercedes, avevano abbracciato la causa dell’elettrico, lanciando piani ambiziosi di transizione industriale. Tuttavia, dopo un primo slancio, nel caso della Volkswagen favorito dal dieselgate, la realtà ha presentato un conto piuttosto salato. Domanda sotto le aspettative, infrastrutture in parte ancora lacunose, costi elevati e una concorrenza cinese sempre più aggressiva.
Secondo i dati dell’Associazione europea dei costruttori (ACEA), nei primi dieci mesi del 2025 le auto elettriche a batteria hanno rappresentato il 16,4% del mercato UE, in crescita rispetto al 13% del 2024 ma ancora lontano da numeri in grado di giustificare un addio totale ai motori termici.
Il cuore della questione riguarda il regolamento che prevede, a partire dal 2035, la vendita esclusiva di veicoli a emissioni zero. Un obiettivo che oggi molti considerano irrealistico. ACEA e diversi costruttori tedeschi come Bmw, Mercedes e Porsche, chiedono flessibilità. Si punta a includere tra le tecnologie ammesse anche i carburanti CO₂ neutral, come e-fuel e biocarburanti.
La Volkswagen, che in Europa è stata indubbiamente la Casa che ha spinto di più sulle EV, ha dichiarato che a decretare l’addio ai motori termici deve essere il mercato, più che i regolatori. In parte questa “profezia” di Volkswagen si sta avverando perché le vetture a combustione continuano a perdere gradualmente terreno. Nel 2025, benzina e diesel rappresentano insieme il 36,6% delle immatricolazioni, in netta discesa rispetto al 46,3% del 2024.
Porsche, che sta vivendo uno dei periodi più difficile della sua recente storia, continua a puntare sull’elettrico (con un obiettivo dell’80% entro il 2030), ma tiene aperta la porta agli e-fuel per salvaguardare le sportive.
Ecco la quota di vendite elettriche nel 2025 per i principali costruttori europei elaborata in base alle proiezioni della Reuters:
La media UE è del 16,4%. L’unico segmento in netta crescita è quello dei plug-in hybrid, che nel 2025 hanno una quota di mercato del 9,1%. Mentre gli e-fuel sono ancora lontani da una diffusione di massa.
La domanda di veicoli elettrici stenta anche per colpa di una rete di ricarica che, seppur in crescita (QUI la situazione dell’Italia), resta insufficiente, specie nell’Europa orientale. Pesa anche il costo dell’energia, penalizzante in Paesi come la Germania e l’Italia. A frenare la crescita della quota di mercato della auto a corrente, è anche il prezzo di listino, spesso troppo elevato per le tasche di molti automobilisti, nonostante gli incentivi nazionali e i leasing agevolati.
I costruttori europei sono stati incapaci di far fronte all’offensiva cinese e si sono rivelati poco reattivi nei confronti dei cambiamenti del mercato. A livello tecnologico, la Cina ha in mano tutta la filiera delle batterie e, anche in questo caso, i tentativi del Vecchio Continente di costruire le Giga Factory in patria si sono arenati.

Il pacchetto di regolamenti in arrivo da Bruxelles dovrebbe includere misure per sostenere la competitività dell’industria europea, colpita da costi energetici, dazi USA e una concorrenza asiatica agguerrita. I costruttori sperano che la Commissione riconosca che il futuro sarà sì elettrico, ma non solo elettrico.
L’Europa si trova davanti a un bivio. Da un lato, il Green Deal come bussola politica; dall’altro, un mercato che chiede gradualità e pragmatismo. Il 2035 resta la data sul calendario, ma l’acceleratore potrebbe presto lasciare spazio al freno. In gioco non c’è solo il futuro dell’auto, ma quello dell’intero sistema industriale europeo.
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