
Testo di Maurizio Bertera
La stretta sulle migliaia di autovelox sparsi su tutto il territorio nazionale si avvicina. In prima fila c’è il Governo, con Matteo Salvini, ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture.
Il MIT ha reso noto che, su circa 11mila autovelox informalmente rilevati sul territorio, «solo 3.800 si sono registrati sulla piattaforma telematica avviata a fine settembre per la trasmissione dei dati relativi ai dispositivi». E di questi, «appena poco più di mille rientrano automaticamente nei requisiti di omologazione in fase di adozione».
Da qui l’accelerazione sull’iter del decreto per l’omologazione. Da pochi giorni è stato trasmesso al MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) per la successiva notifica a Bruxelles.
La procedura TRIS comporta una clausola di “stand still”: un periodo di attesa di 90 giorni in cui le norme precedenti non hanno valore.
Per capire di più occorre fare un passo indietro. Dall’inizio dello scorso autunno, le amministrazioni e gli enti da cui dipendono gli organi di polizia stradale avevano due mesi per inserire sul portale del ministero i dati sui sistemi di accertamento. L’inserimento delle caratteristiche dei dispositivi (marca, modello, tipo, matricola ed estremi del decreto MIT di approvazione o estensione) era considerato condizione necessaria per il loro legittimo utilizzo. Non fornire le informazioni significava spegnere gli autovelox, mobili o fissi che fossero.
Le comunicazioni arrivate al Ministero riguardano dunque appena un terzo degli apparecchi effettivamente presenti sulle nostre strade. La percentuale di quelli che risponderebbero automaticamente ai canoni di omologazione pare addirittura inferiore al 10%.
Il caos autovelox parte dalla sentenza della Corte di Cassazione. Ad aprile 2024 aveva stabilito la nullità delle multe elevate dagli apparecchi approvati ma non omologati.
È evidente che il decreto per l’omologazione susciti effetti contrastanti. «Oggi finalmente abbiamo un quadro trasparente e verificabile di tutti gli apparecchi in uso. Bisogna garantire che gli autovelox siano uno strumento utile esclusivamente per evitare incidenti e non per fare cassa», sottolinea Salvini.
C’è comunque preoccupazione, come evidenzia Assoutenti. «I dati forniti dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti parlano chiaro: un quadro che apre la strada a una vera e propria valanga di ricorsi nei prossimi mesi, con conseguenze rilevanti per cittadini e amministrazioni», dice Gabriele Melluso, presidente nazionale di Assoutenti.
Melluso continua: «È indispensabile che enti locali, prefetture e ministero attivino immediatamente un tavolo di confronto istituzionale per fare chiarezza e dare certezze giuridiche».
«Non si può lasciare un tema così delicato in una zona grigia normativa che penalizza sia i consumatori sia la credibilità delle istituzioni».
«Gli autovelox devono essere uno strumento di prevenzione e tutela, non un mezzo per fare sempre cassa né tantomeno una fonte di contenzioso infinita».
Assoconsumatori aggiunge un ulteriore aspetto, che fa riflettere. «C’è il rischio che molti automobilisti, sentendosi “coperti”, possano decidere di viaggiare oltre i limiti di velocità, con evidenti ricadute sulla sicurezza stradale». Comunque sia, occorre una decisione rapida.
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