Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha incontrato oggi al Mimit i rappresentanti delle Regioni in cui hanno sede i principali poli produttivi della filiera Automotive italiana. Al centro del confronto le prospettive del comparto auto, lo stato di attuazione del Piano Italia di Stellantis, le misure di politica industriale in programma fino al 2030 e il ruolo dell’Italia nel negoziato europeo per la riforma delle norme sulle emissioni di CO₂ e l’attuazione dell’Industrial Accelerator Act.
In apertura, Urso ha ripercorso il percorso istituzionale avviato fin dall’inizio della legislatura, con l’attivazione di un Tavolo Automotive permanente che riunisce istituzioni, sindacati e imprese rappresentate da ANFIA. A questo si è affiancato un tavolo dedicato a Stellantis, conclusosi nel dicembre 2024 con la definizione del Piano Italia. Secondo il Ministro, il Piano ha prodotto “un piano industriale più coerente con gli interessi nazionali, fondato sull’impegno a non chiudere stabilimenti né procedere a licenziamenti, in controtendenza rispetto a quanto avviene oggi nel resto d’Europa”. Il percorso ha consentito nel 2025 il lancio di nuovi modelli e 7 miliardi di euro di acquisti nella componentistica italiana, con una inversione di tendenza già visibile dalla fine dello scorso anno e rafforzata nei primi mesi del 2026.
I dati del primo trimestre 2026 confermano la direzione: il Gruppo Stellantis ha registrato un incremento della produzione del 9,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo 120.366 unità tra autovetture e veicoli commerciali prodotti negli stabilimenti italiani. Per Urso si tratta di “primi risultati concreti”, ma il Ministro ha sottolineato la necessità di “perseverare con determinazione in Italia e in Europa”, consolidando l’inversione di tendenza con gli strumenti già stanziati in legge di Bilancio per investimenti in ricerca, innovazione, efficientamento energetico e sviluppo produttivo della filiera.
Urso ha ricordato il ruolo di apripista svolto dall’Italia nel processo di revisione delle politiche europee per l’Automotive, a partire dal non-paper presentato nell’ottobre 2024. Quell’iniziativa ha contribuito ad anticipare la revisione del regolamento sulle emissioni di CO₂ e ha concorso al rinvio delle cosiddette “supermulte” che avrebbero colpito duramente i costruttori europei. La proposta di revisione del pacchetto CO₂ avanzata dalla Commissione europea il 16 dicembre scorso, ha osservato il Ministro, “va nella giusta direzione, ma resta ancora insufficiente”.
La posizione italiana rimane netta: piena neutralità tecnologica, sostegno concreto alla filiera e accelerazione immediata dell’Industrial Accelerator Act. “Il 2026 dovrà essere l’anno delle riforme e della svolta”, ha dichiarato Urso. “Servono subito decisioni coraggiose e pragmatiche della Commissione per difendere e rilanciare la produzione europea dell’auto. Non possiamo più permetterci ulteriori rinvii”.
Sul fronte della politica industriale domestica, nel corso dell’incontro è stato illustrato il nuovo DPCM che programma circa 1,6 miliardi di euro del Fondo Automotive fino al 2030. Il provvedimento destina il 75% delle risorse al sostegno dell’offerta, con priorità a innovazione, investimenti produttivi e rafforzamento della filiera. Il Ministro ha aperto un confronto con le Regioni per definirne l’attuazione sui territori, valorizzando le sinergie su investimenti, filiere e competenze locali.
Urso ha annunciato la convocazione di un nuovo Tavolo Automotive prima della pausa estiva, con l’obiettivo di fare il punto sull’attuazione del Piano Italia da parte di Stellantis e definire, insieme alle Regioni, eventuali ulteriori iniziative a sostegno della transizione e dello sviluppo del settore.
Mercedes Classe C elettrica o Bmw i3? Le due super berline elettriche si sfidano partendo da due filosofie opposte
630 esemplari, 6 tinte base e rifiniture esclusive del programma Ad Personam