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Come cambiano le professioni del settore automotive

di Marco Triulzi - 17/04/2026

automotive
Da sinistra a destra,  il moderatore Cristian Bolcato, Amministratore Carrozzeria Bolcato e alcuni dei relatori, nell’ordine: Arianna Perfetto, Business Development di Autovittani, Mattia Vanini, Vicepresidente di Autotorino, e Giovanni Rigoldi, Ad di Autorigoldi e Vicepresidente AsConAuto

L’automotive non è più quello di ieri e non è ancora quello di domani. È nel mezzo di una trasformazione profonda, che riguarda tecnologie, modelli di business e, soprattutto, lavoro.

A Milano, nell’Auditorium di Enaip Lombardia, imprese, formatori e studenti che appartengono a questo mondo si sono confrontati proprio su questo: quali saranno le professioni della filiera nei prossimi anni e quali competenze serviranno per affrontare la transizione in atto.

Ad aprire l’incontro, con un videomessaggio, è stato il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Geronimo La Russa, che ha richiamato la complessità del momento: «Oggi si parla di transizione, dei grandi cambiamenti che il mondo dell’automotive sta affrontando. Non abbiamo la certezza di quello che accadrà nei prossimi anni, ma con lo studio e la formazione si possono affrontare questi sviluppi con maggiore serenità».

Il lavoro c’è, ma mancano le persone

A entrare nel merito è stato Giovanni Colombo, direttore generale di Enaip Lombardia, che ha restituito una fotografia concreta del comparto. In Lombardia l’automotive continua a crescere ed è composto in larga parte da piccole e medie imprese. Ma questa crescita si scontra con una difficoltà strutturale. Il 60% delle aziende fatica a trovare personale qualificato.

Anche i numeri della formazione raccontano un gap evidente. Gli studenti iscritti ai percorsi professionali sono meno di quelli richiesti dal mercato e solo una parte sceglie l’indirizzo automotive. Chi lo fa, spesso viene intercettato dalle aziende già durante gli studi, segno di una domanda molto forte.

Il problema, però, non è solo quantitativo. Secondo Colombo pesa una difficoltà più profonda nel rendere attrattive queste professioni. Nonostante offrano stabilità e prospettive concrete, continuano a scontare un deficit di percezione, spesso legato a un’immagine superata del lavoro tecnico, ancora associato più alla fatica manuale che all’innovazione tecnologica che oggi lo caratterizza.

Da qui la necessità di rafforzare il legame tra scuola e imprese. Le aziende sono chiamate a partecipare direttamente alla formazione, mettendo a disposizione competenze e professionisti, mentre la scuola deve integrarsi sempre di più con la filiera produttiva.

L’auto diventa software, il tecnico cambia mestiere

Se il lavoro cambia, è perché prima è cambiato il prodotto. Le vetture oggi sono sistemi complessi, sempre più guidati dal software. Lo ha spiegato Stefano Canali, amministratore unico di Motor D.A.T.A., sottolineando come connettività, guida assistita ed elettrificazione stiano ridefinendo l’auto.

Di conseguenza cambia anche il lavoro in officina. La riparazione non è più solo meccanica, ma richiede capacità di diagnosi, lettura dei dati e gestione di sistemi elettronici avanzati. Emergono nuove figure professionali, come il diagnosta meccatronico, mentre diventano sempre più rilevanti ambiti come la sicurezza informatica del veicolo. Il lavoro si sposta dalla manualità pura alla capacità di interpretare e risolvere problemi complessi.

Vali per il servizio che offri

Un altro tema emerso con chiarezza durante la tavola rotonda riguarda il valore del servizio. Oggi, sempre più, non è il prodotto a fare la differenza, ma l’esperienza che si riesce a costruire attorno al cliente.

Il cambiamento è evidente nel noleggio. Come ha spiegato Valerio Di Legge di Ayvens Italia, il cliente non si lega più all’auto, ma alla mobilità che quella soluzione gli garantisce. Cerca rapidità, continuità, risposte immediate. In questo contesto il valore si sposta sulle persone, sulla capacità di gestire la relazione e di offrire un servizio fluido, senza frizioni.

La stessa logica vale ormai anche per le concessionarie. Arianna Perfetto del gruppo Autovittani ha sottolineato come il cliente arrivi già informato e difficilmente accetti un approccio tradizionale. Se il consulente si limita a ripetere ciò che è già disponibile online, il punto vendita perde significato. Diventa invece centrale la capacità di creare un’esperienza, di comprendere i bisogni e accompagnare il cliente lungo tutto il percorso, dalla scelta fino al post vendita.

Una trasformazione che coinvolge anche il mercato dell’usato, sempre meno “secondario” e sempre più organizzato secondo logiche simili al nuovo, come ha ricordato il vicepresidente di Autotorino, Mattia Vanini. Lo dimostra il caso di BeBeep, la divisione usato di Autotorino, o altre realtà come Tomasi Auto, che hanno costruito il proprio modello proprio sulla qualità del servizio e sulla valorizzazione del prodotto usato.

Un lavoro che evolve e richiede di evolvere

Insomma, il lavoro nell’automotive non è venuto meno, ma si è trasformato. Le competenze tecniche restano fondamentali, ma devono affiancarsi a capacità di analisi, flessibilità e voglia di imparare continuamente. Allo stesso tempo cresce il peso delle competenze relazionali, perché è sul servizio che si gioca sempre più il valore..

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