
Full hybrid? Boh? Va a sapere di che si tratta, almeno a Bruxelles. Eh sì perché nel comunicato della Commissione Ue, con la nuova proposta di regolamento al 2035, vengono elencati tutti i possibili tipi di motorizzazione tranne i full hybrid, o ibridi completi o ibridi e basta. Ecco la parte di testo tradotta: “Ciò (le nuove disposizioni) consentirà ai veicoli ibridi plug-in (PHEV), ai range extender, ai veicoli mild hybrid e ai veicoli con motore a combustione interna di continuare a svolgere un ruolo anche oltre il 2035, oltre ai veicoli completamente elettrici (EV) e a idrogeno”.
Che si tratti di una dimenticanza appare tanto chiaro quanto curioso, visto che si arriva anche a specificare la variante range extender, che peraltro è di produzione quasi esclusivamente giapponese (Nissan e Mazda) e cinese (la solita infinità di brand) e in Europa ha per ora una diffusione piuttosto ridotta. Al contrario delle auto full hybrid: 34,6% delle immatricolazioni a ottobre base all’ultimo dato disponibile di Acea.

Di range extender da noi se ne è parlato negli ultimi anni a proposito della BMX i3, auto innovativa e futurista prodotta dal 2013 al 2022, anche se la versione ad ‘autonomia estesa’ uscì di scena nel 2018. Si tratta di un’auto elettrica cui viene aggiunto un motore termico con l’esclusiva funzione di funzionare da generatore per ricaricare la batteria. Diverso è il caso, ora molto reclamizzato, del cosiddetto super ibrido, cioè una vettura ibrida plug-in (la Commissione cita le auto alla spina con tanto di acronimo inglese, PHEV) che agisce sia in serie sia in parallelo, con la possibilità che il motore termico ricarichi la batteria ma che funzioni anche per la trazione del veicolo.
La dimenticanza della Commissione è ancora più strana perché si citano espressamente i motori mild hybrid, o ibrido leggero, che non prevedono autonomia elettrica. E questa sottolineatura vale anche a escludere che i full hybrid siano ricompresi nella categoria dei motori a combustione interna, dove è invece presumibile siano inserite le nicchie del metano e del Gpl.
Insomma, si tratta evidentemente di un errore di comunicazione che però balza all’occhio. Perché è come se Bruxelles avesse ‘dimenticato’ più di un terzo del mercato europeo.
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