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Auto: le Case cinesi rallentano in Europa. E in patria è allarme sui margini

di Emiliano Ragoni - 01/12/2025

Dopo una lunga cavalcata dei marchi di auto cinesi nel mercato europeo, la loro crescita nel mese precedente ha vissuto una piccola battuta d’arresto. Si tratta di una marginale flessione che comunque merita di essere analizzata perché è importante per le implicazioni geopolitiche. Dopo il record di settembre, il mese di ottobre ha mostrato una lieve flessione che però non cambia il quadro generale. Il Dragone continua a conquistare spazio nel Vecchio Continente, anche se con un ritmo meno impetuoso.

Secondo i numeri di Dataforce, nelle alimentazioni ibride la quota è scesa al 12,6%, circa tre punti percentuali in meno rispetto al mese precedente. Una dinamica simile emerge nel comparto delle elettriche, da sempre strategico per i costruttori cinesi.

Il rallentamento è dovuto quasi esclusivamente al calo del mercato britannico, molto influenzato dalla stagionalità del cambio targhe e centrale nella strategia di gruppi come Byd. Nel resto d’Europa, invece, l’avanzata cinese prosegue senza cedimenti e ottobre rappresenta comunque il secondo miglior risultato di sempre per i brand orientali.

Mercato auto in Europa: Chery, Leapmotor e Byd crescono

Mentre la quota complessiva rallenta, alcuni marchi continuano a crescere con ritmi sostenuti. Chery, con i brand Omoda e Jaecoo, ha trovato nei mercati più sensibili al prezzo, fra cui Italia e Spagna, una base ideale per puntellare la propria espansione.

Leapmotor, rafforzata dalla collaborazione con Stellantis, sta accelerando la propria presenza europea attraverso la compatta elettrica T03, indicata dagli analisti di Jato Dynamics come un modello “dal potenziale significativo” grazie a un prezzo d’attacco sotto i 19.000 euro e a contenuti tecnologici convincenti.

Secondo Florian Huettl, il massimo dirigente di Stellantis in Germania, Leapmotor lo scorso mese di ottobre ha superato Byd nelle vendite di veicoli elettrici. Stando al dirigente il marchio è riuscito ad affermarsi nel Paese in tempi record.

Il mese record di settembre, quando l’insieme dei marchi cinesi ha superato per la prima volta la quota dei sudcoreani, conferma una tendenza ben più solida del semplice dato mensile.

Non più soltanto elettriche, ma anche ibride e plug-in. Le gamme delle Case automobilistiche cinesi stanno ampliando la propria offerta per intercettare una domanda europea alla ricerca del perfetto mix fra prezzo e tecnologia.

Auto: in Cina è allarme per i margini ridotti

Se in Europa la competizione procede, con una dinamica che ormai vede i costruttori cinesi attori strutturali del mercato, in patria lo scenario è decisamente più complesso. Dopo due anni di domanda sostenuta dagli incentivi statali, il settore dei veicoli elettrici sta affrontando una fase di rallentamento improvviso, aggravato dalla conclusione di molte delle politiche di rottamazione e sostituzione.

Gli ultimi trimestri hanno deluso le attese degli investitori. Xpeng ha registrato nuove perdite operative e un calo del titolo in doppia cifra, Leapmotor ha annunciato profitti molto inferiori alle stime nonostante l’aumento dei volumi, mentre Li Auto e Nio hanno rivisto al ribasso le previsioni di consegna per il quarto trimestre. Anche la Byd ha manifestato segnali di pressione sui margini.

La frenata della domanda e il rischio del 2026

Il problema principale non è la capacità produttiva, ma la domanda interna. Con la graduale riduzione del sostegno pubblico (leggi QUI), il mercato cinese mostra segni di stanchezza. Bloomberg Intelligence prevede che la crescita dei veicoli a nuova energia possa scendere al 13% nel 2026, contro il 27% del 2024. Un dimezzamento che ha già indotto molti costruttori a rilanciare campagne promozionali massicce.

Geely, che da poco è entrata ufficialmente anche sul mercato italiano, per spingere la domanda ha introdotto sconti fino a 15.000 yuan (poco meno di 2.000 euro) per compensare il ritorno della tassazione sulle elettriche previsto per il prossimo anno.

La guerra degli sconti, unita all’aumento dei costi delle batterie, sta erodendo i margini, rendendo più prudente l’umore degli investitori che fino a poche settimane fa vedevano nella filiera elettrica cinese il principale motore di crescita del mercato globale.

Export in salita, ma i margini restano bassi

Per compensare l’indebolimento del mercato domestico, molti marchi stanno spingendo sull’export.

Byd ha più che raddoppiato le vendite estere nel terzo trimestre, soprattutto in Europa e America Latina, mentre Geely prevede che nel 2025 l’export possa rappresentare fino all’80% delle consegne. È una strategia necessaria per mantenere i volumi, ma non basta a colmare la compressione dei margini in patria.

Altri costruttori stanno cercando vie alternative, investendo in robotica e intelligenza artificiale.

Xpeng, adottando la stessa strategia di Tesla, punta a portare sul mercato umanoidi industriali entro il 2026.

Nei prossimi mesi i costruttori cinesi dovranno riuscire a mantenere un equilibrio complesso.

Da una parte continuare la conquista dei mercati europei, dove il mix di prodotti favorisce margini più elevati. Dall’altra difendere la redditività in un mercato domestico molto più competitivo e in frenata.

I marchi cinesi non possono più limitarsi solo a crescere, ma devono iniziare a fare i conti con la sostenibilità economica del loro modello. Inoltre, come abbiamo visto in QUESTO articolo, Pechino ha messo un freno all’export selvaggio: le Case che sbarcano in Europa devono garantire standard molto più elevati rispetto al passato.

 

 

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