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Non serve dirlo, ma è giusto ribadirlo: l’illuminazione della propria auto è fondamentale. E come tutto il resto dell’insieme di apparati che formano un veicolo nel suo complesso, si è evoluta allo stesso modo. Al di là della della tecnica, dalle semplici luci alogena, passando per quelle di tipo Xeno, arrivando sino alle più recenti Led e a Laser, il gruppo ottico è progredito nelle funzioni.
Sostanzialmente il fascio di luce ha saputo adattarsi al traffico veicolare da cui è circondato, assicurando a chi guida la massima disponibilità di luce nella specifica situazione di marcia. Chi tra i primi ha creduto nell’importanza e nell’evoluzione dei gruppi ottici, è stata certamente Audi. Opel ha avuto invece il merito di renderlo disponibile sui segmenti di mercato meno premium. Nel tempo la firma luminosa è diventata un tratto distintivo di ogni singola vettura. Così la funzione sposa pure lo stile.
Proprio la casa dei Quattro Anelli ha portato in auge la formazione a matrice di led. Quindi un gruppo ottico formato a sua volta da tanti piccoli gruppi ottici – concedeteci la licenza – che si accendono e si spengono come se fossero diretti da un direttore d’orchestra, quando in realtà è il traffico a definire le “regole del gioco”.
Il modello a “matrice” consente di frazionare la luce in funzione della specifica situazione di marcia, garantendo (quasi) sempre una porzione in cui la luminosità è massima. Il gruppo ottico è formato da diversi segmenti a led, che varia a seconda del grado di complessità del dispositivo. Più saranno più “dettagliato” sarà il fascio di luce.

Quando sono tutti accesi si ha il massimo della potenza luminosa, altrimenti ogni singolo segmento è acceso o spento in funzione della particolare situazione di marcia. Se ad esempio si segue un veicolo, la porzione centrale del fascio luminoso sarà meno intensa di quella laterale. In questo modo, oltre a non infastidire chi state seguendo, avrete comunque il massimo della visibilità ai lati della vettura. Lo stesso vale quando incrociate un altro mezzo. Si crea quindi un cono d’ombra che lo isola rispetto alla potenza abbagliante dei gruppi ottici. Una tecnologia che quindi consente di viaggiare sempre ad abbaglianti accesi.
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