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Lancia Lambda, l’auto che cambiò l’auto

di Redazione - 03/11/2026

1. L’Italia degli anni Venti: l’automobile è un privilegio

Nel 1922 l’Europa stava ancora affrontando le conseguenze della Grande Guerra. La riconversione delle industrie, le difficoltà economiche e le tensioni sociali caratterizzavano un periodo di trasformazione, nel quale anche il settore automobilistico cercava una nuova direzione.

In Italia l’automobile era ancora lontana dalla diffusione di massa che avrebbe raggiunto nel secondo dopoguerra. Secondo le stime dell’epoca sul parco veicolare nazionale, nel Paese circolavano poco più di 41.000 autovetture, pari a circa 1,1 ogni mille abitanti. Considerando anche autocarri e autobus, il totale degli autoveicoli raggiungeva le 65.000 unità. Questi dati, ripresi dall’archivio ANFIA, restituiscono le dimensioni ancora contenute di un mercato nel quale possedere una vettura privata rimaneva un privilegio.

Le strade, spesso sconnesse e non sempre adatte alla circolazione moderna, mettevano alla prova sospensioni, pneumatici e strutture. Il viaggio in automobile richiedeva tempo, attenzione e una buona dose di spirito d’avventura. Migliorare comfort, stabilità e affidabilità rappresentava quindi una sfida concreta per i costruttori.

In questo scenario l’industria torinese aveva già sviluppato competenze meccaniche importanti. La Lancia, fondata da Vincenzo Lancia nel 1906, si era costruita una reputazione grazie a vetture raffinate e a soluzioni tecniche originali. Il primo dopoguerra, tuttavia, non fu privo di difficoltà: la produzione aziendale risentì delle oscillazioni della domanda e delle conseguenze della riconversione industriale. Fu proprio in quel periodo che prese forma un progetto destinato a distinguere profondamente la Lancia dalle concorrenti.

2. L’idea rivoluzionaria

Vincenzo Lancia non era soltanto un imprenditore. La sua esperienza di pilota e collaudatore gli aveva permesso di conoscere direttamente i limiti delle automobili del suo tempo e di comprendere quanto la progettazione potesse influenzare il comportamento su strada.

L’idea alla base della futura Lambda maturò già nel 1918. Il 7 dicembre venne infatti depositata la richiesta di brevetto per una vettura dall’architettura inedita; il brevetto Lancia numero 171922 fu registrato il 28 marzo 1919.

Il principio era radicale: eliminare il tradizionale telaio separato, normalmente formato da longheroni e traverse, e affidare alla struttura della vettura stessa la funzione portante.

Per trasformare l’intuizione in un progetto realizzabile fu fondamentale il contributo dell’ingegnere Battista Falchetto, collaboratore di fiducia di Lancia. Il suo lavoro fu determinante nello sviluppo delle soluzioni strutturali e delle sospensioni.

Il primo prototipo venne provato personalmente da Vincenzo Lancia il 1° settembre 1921, lungo il percorso che da Torino conduce al colle del Moncenisio. Lo accompagnava il collaudatore Luigi Gismondi. La prova segnò un passaggio decisivo nello sviluppo della vettura.

Non si trattava più soltanto di un’idea depositata in un brevetto: la nuova architettura aveva cominciato a dimostrare la propria validità su strada.

3. La scocca portante: una nuova architettura

Per comprendere la portata della Lambda occorre ricordare come venivano costruite molte automobili all’inizio del Novecento.

Il metodo tradizionale prevedeva un telaio separato, sul quale venivano montati il motore, la trasmissione, le sospensioni e la carrozzeria. Quest’ultima aveva principalmente la funzione di ospitare i passeggeri e proteggerli dalle intemperie; era il telaio a sostenere la maggior parte delle sollecitazioni strutturali.

La Lambda seguiva una strada diversa. Il telaio convenzionale veniva eliminato e sostituito da una struttura portante nella quale il pianale e gli elementi della carrozzeria collaboravano per sostenere i carichi.

La soluzione permetteva di ripensare la disposizione degli organi meccanici, abbassare il baricentro e realizzare una vettura più integrata. Non era una semplice modifica del telaio esistente, ma un cambiamento nell’intera concezione dell’automobile.

Anche il vano bagagli venne integrato nella struttura. Il parafiamma fra motore e abitacolo, la paratia di supporto dei sedili e gli elementi strutturali posteriori contribuivano alla rigidità torsionale, in un insieme che ricordava, per concezione, lo scafo di una nave.

La Lambda viene generalmente riconosciuta come la prima automobile prodotta in serie ad adottare una struttura portante di questo tipo. È una precisazione importante: il primato non riguarda ogni possibile precedente sperimentazione, ma l’applicazione concreta della soluzione a un’automobile destinata al mercato.

4. Motore compatto e sospensioni indipendenti

La rivoluzione della Lambda non si fermava alla struttura. Il progetto riuniva una serie di soluzioni tecniche strettamente collegate fra loro.

La prima serie montava un quattro cilindri a V stretto di 2.119 cm³, con distribuzione a un albero a camme in testa. La potenza era di 49 CV a 3.250 giri/min e la velocità massima dichiarata raggiungeva circa 110 km/h.

La particolare architettura del motore consentiva di contenere gli ingombri del gruppo propulsore, favorendo una disposizione più compatta della meccanica anteriore. L’albero di trasmissione verso le ruote posteriori attraversava longitudinalmente l’abitacolo in un apposito tunnel, integrato nella configurazione ribassata del pianale.

Un’altra innovazione fondamentale era rappresentata dalle sospensioni anteriori indipendenti. A differenza di un assale rigido, nel quale il movimento di una ruota influenza quello dell’altra, questa soluzione permetteva alle ruote anteriori di reagire separatamente alle irregolarità del terreno.

L’idea rispondeva a un’esigenza concreta. Le strade dell’epoca sottoponevano le vetture a sollecitazioni considerevoli e le sospensioni tradizionali non sempre riuscivano a garantire il comfort e il controllo desiderati. La Lambda cercava di affrontare il problema con un approccio ingegneristico nuovo.

Il progetto prevedeva inoltre i freni sulle ruote anteriori, un’altra scelta importante per l’epoca. La combinazione fra struttura portante, baricentro basso, sospensioni indipendenti e soluzioni meccaniche compatte contribuiva a definire una vettura tecnicamente molto avanzata.

5. Ottobre 1922: la Lambda si presenta al mondo

La presentazione ufficiale avvenne al Salone dell’automobile di Parigi nell’ottobre del 1922.

La carrozzeria torpedo, aperta e slanciata, si distingueva dalle forme più tradizionali di molte concorrenti. Le proporzioni basse e filanti non erano soltanto il risultato di una scelta stilistica: derivavano direttamente dalla nuova architettura meccanica e strutturale.

La Lambda appariva moderna perché era stata concepita in modo diverso. La soppressione del telaio convenzionale e il pianale ribassato influenzavano la posizione dei passeggeri, la distribuzione degli spazi e l’aspetto complessivo della vettura.

La struttura integrata lasciava inoltre meno libertà ai carrozzieri esterni rispetto a quanto accadeva sulle automobili costruite su un telaio separato. La Lancia realizzò anche una variante chiusa, denominata Ballon, con una particolare copertura.

La vettura non era destinata a diventare un’automobile popolare: prezzo, complessità tecnica e posizionamento commerciale la collocavano in una fascia esclusiva. Il suo significato, però, andava oltre i numeri di vendita. Dimostrava che una concezione costruttiva radicalmente nuova poteva essere applicata a una vettura di produzione.

6. Nove serie e un’evoluzione continua

La carriera commerciale della Lambda si sviluppò fino al 1931, attraverso nove serie che introdussero aggiornamenti progressivi.

Nel corso degli anni aumentarono cilindrata e potenza del motore. Le versioni più evolute raggiunsero 69 CV e una velocità massima di circa 120 km/h. Dalla quarta serie venne adottato un cambio a quattro rapporti al posto di quello iniziale a tre marce; successivamente il passo venne allungato per consentire anche configurazioni a sei posti.

La produzione complessiva raggiunse circa 13.000 esemplari, un risultato significativo per una vettura di questa categoria e di questo periodo.

La Lambda seppe conquistare anche una clientela internazionale. Fra i personaggi famosi che la scelsero viene ricordata l’attrice Greta Garbo, fotografata al volante della propria vettura.

La sua reputazione, tuttavia, non dipendeva soltanto dall’eleganza. Le qualità dinamiche e la raffinatezza tecnica si dimostrarono importanti anche nell’impiego sportivo.

7. Dalla strada alle corse

Pur non essendo stata progettata esclusivamente come vettura da corsa, la Lambda partecipò a diverse competizioni, comprese varie edizioni della Mille Miglia.

Nella prima edizione della gara, disputata nel 1927, Ermenegildo Strazza e Attilio Varallo condussero una Lambda torpedo al quarto posto assoluto, vincendo la propria classe. Un’altra Lambda, affidata a Pugno e Bergia, si classificò quinta assoluta.

Il risultato contribuì a dimostrare che le qualità della vettura non erano soltanto teoriche. La struttura, le sospensioni e il comportamento su strada potevano offrire vantaggi anche in una competizione particolarmente impegnativa.

La Lambda non era una sportiva nel senso moderno del termine, ma rappresentava un esempio di come una progettazione avanzata potesse tradursi in risultati concreti.

8. L’eredità di una rivoluzione

La storia della Lambda è importante perché permette di osservare un momento nel quale l’automobile cominciava a emanciparsi dalle soluzioni ereditate dalla carrozza e dai primi veicoli a motore.

La struttura portante sarebbe diventata, nel corso dei decenni successivi, una soluzione fondamentale per gran parte della produzione automobilistica. Il suo sviluppo avrebbe seguito molte strade, con materiali, geometrie e processi produttivi differenti, ma il principio di integrare struttura e carrozzeria avrebbe progressivamente assunto un ruolo centrale.

La Lambda non fu l’unica tappa di questa evoluzione, né risolse da sola tutti i problemi costruttivi dell’epoca. Il suo merito fu quello di dimostrare, in modo concreto e su un modello prodotto in serie, quanto fosse possibile ripensare l’architettura di una vettura.

A più di un secolo dal debutto, il suo valore storico non risiede soltanto nelle specifiche tecniche o nell’eleganza della carrozzeria. Sta soprattutto nella capacità di collegare innovazione strutturale, meccanica e comportamento stradale in un progetto coerente.

Nel 1922 l’automobile era ancora un privilegio per pochi. Eppure, proprio in quel mercato ristretto, Vincenzo Lancia e Battista Falchetto ebbero il coraggio di mettere in discussione uno dei principi costruttivi più consolidati del settore.

La Lambda non cambiò il mondo dell’automobile in un giorno. Ma contribuì a indicare una direzione che avrebbe avuto un futuro lunghissimo.

Testo di Fabio Madaro

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