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Diesel, via al taglio accise: quanto si risparmia sul pieno

di Emiliano Ragoni - 28/10/2026

Dal 28 ottobre fare rifornimento di diesel può costare qualcosa in meno. Un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblicato in Gazzetta Ufficiale ha infatti disposto una nuova riduzione temporanea dell’accisa sul diesel utilizzato come carburante.

La misura rimarrà in vigore fino al 7 novembre 2026 ed è stata predisposta per restituire agli automobilisti parte delle maggiori entrate Iva generate dall’aumento internazionale del prezzo del petrolio.

L’intervento arriva mentre il diesel continua a costare sensibilmente più della benzina. Secondo i dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit, il 28 ottobre il prezzo medio nazionale in modalità self sulla rete stradale è di 2,261 euro al litro per il gasolio, contro 2,015 euro per la benzina.

Di quanto scende l’accisa sul gasolio

Il decreto stabilisce che dal 28 ottobre al 7 novembre l’aliquota di accisa sul gasolio utilizzato come carburante venga rideterminata in 632,90 euro per mille litri.

L’aliquota ordinaria è di 672,90 euro per mille litri. La riduzione fiscale è quindi pari a 40 euro ogni mille litri, cioè 4 centesimi per litro.

Alla pompa l’effetto potenziale è leggermente superiore perché sul prezzo comprensivo dell’accisa viene applicata anche l’Iva al 22%.

Considerando anche questa componente, la riduzione teorica per l’automobilista arriva a circa 4,88 centesimi al litro.

Quanto si risparmia su un pieno

Tradotto in euro, il beneficio resta relativamente contenuto.

Con una riduzione di circa 4,9 centesimi al litro:

  • su 40 litri il risparmio teorico è di circa 1,95 euro;
  • su 50 litri è di circa 2,44 euro;
  • su 60 litri arriva a circa 2,93 euro.

Si tratta naturalmente di un calcolo teorico basato sull’integrale trasferimento della riduzione fiscale sul prezzo praticato al consumatore.

Il prezzo alla pompa dipende infatti anche dalle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, dai costi di distribuzione e dalle politiche commerciali dei singoli operatori. Per questo la diminuzione potrebbe non essere immediatamente identica in tutti gli impianti.

Il diesel costa ancora quasi 25 centesimi più della benzina

Il 28 ottobre il Mimit rileva sulla rete stradale una media self di 2,261 euro al litro per il gasolio e 2,015 euro per la benzina.

La differenza è quindi di circa 24,6 centesimi al litro.

Su un rifornimento da 50 litri significa spendere circa 12,30 euro in più scegliendo il diesel anziché la benzina, considerando esclusivamente il prezzo medio dei due carburanti.

Il divario aumenta ulteriormente sulla rete autostradale, dove la media self è di 2,304 euro per il gasolio e 2,041 euro per la benzina: circa 26,3 centesimi di differenza al litro.

Perché il gasolio rimane così caro

La spiegazione non dipende soltanto dalle tasse. La Commissione europea ha confermato il 22 ottobre che il mercato europeo continua a registrare una situazione di tensione sull’offerta di diesel e carburante per aviazione.

Non esiste, secondo Bruxelles, una carenza fisica di gasolio nell’Unione europea, ma la disponibilità del prodotto rimane più limitata rispetto alle normali condizioni di mercato, in un contesto segnato dalle incertezze geopolitiche internazionali.

Già a fine settembre la Commissione aveva evidenziato scorte commerciali inferiori alla media degli ultimi cinque anni nell’area Amsterdam-Rotterdam-Anversa e raffinerie europee vicine alla massima capacità produttiva.

È proprio questa maggiore tensione sui prodotti raffinati a contribuire a mantenere il diesel su livelli elevati rispetto alla benzina.

Il price cap aveva già fatto scendere i prezzi

Il nuovo intervento fiscale segue le iniziative avviate a fine settembre dalle compagnie petrolifere.

Eni, IP, Q8 e successivamente altri operatori avevano introdotto diverse forme di tetto al prezzo dei carburanti.

Il 3 ottobre il Mimit aveva comunicato che oltre 10.000 distributori, più della metà degli impianti rilevati, praticavano benzina sotto i 2 euro al litro oppure gasolio sotto i 2,20 euro.

In quella data il prezzo medio nazionale sulla rete stradale era sceso a 2,052 euro per la benzina e 2,247 euro per il gasolio.

Nelle settimane successive la benzina ha continuato gradualmente a diminuire, mentre il diesel è rimasto sostanzialmente fermo e oggi presenta un differenziale ancora più ampio.

Il taglio dura solo fino al 7 novembre

Il decreto stabilisce espressamente che la nuova aliquota di 632,90 euro per mille litri sia applicata soltanto nel periodo compreso tra il 28 ottobre e il 7 novembre 2026.

La misura utilizza il meccanismo previsto dalla legge per compensare, attraverso una riduzione delle accise, le maggiori entrate Iva derivanti dall’aumento del prezzo internazionale del greggio. Salvo ulteriori provvedimenti, dopo il 7 novembre l’aliquota tornerà quindi al livello previsto dalla normativa ordinaria.

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