È sull’asse Milano-Prato che inizia l’avventura italiana di FAWCAR, il marchio con cui saranno commercializzati i modelli di FAW Group, uno dei quattro big cinesi dell’Automotive, fondato nel 1953 dal Governo e con sede a Changchun, in Manciuria.
La prima svolta risale agli anni ’90, quando ha iniziato a collaborare con marchi stranieri quali Toyota, GM e soprattutto Volkswagen. I modelli più recenti non derivano più da auto giapponesi o americane, ma sono basati sulla piattaforma FMA (FAW Modular Architecture), sviluppata interamente in casa.
Se Prato è la sede di China Car Company, già attiva con altri brand in Italia, Milano è stata scelta per la kermesse dove presentarsi e mostrare i cinque modelli che rappresentano la prima ondata. «Se siamo qui è perché l’Italia rappresenta uno dei mercati automobilistici con maggiore potenziale in Europa e Milano occupa da sempre una posizione strategica – ha spiegato Liu Zhongchen, presidente di FAW Group – vogliamo cogliere le opportunità offerte da un territorio dove moda, design e industria convivono, permettendo ai nostri prodotti di esprimere pienamente il proprio valore».
È un debutto che aggiunge un concorrente al già affollato mercato dei suv, con la scelta precisa di giocare su più fronti per l’alimentazione.
La porta d’ingresso alla gamma è la Bestune T77, un suv classico lungo 452 cm, con il 1.5 turbo benzina da 160 Cv, sempre e solo abbinato alla trazione anteriore. La plancia ospita due monitor affiancati, entrambi da 12,3″, per la strumentazione digitale e l’infotainment. Il listino parte da 29.988 euro.
Stesso motore per il suv coupé Bestune B70S, che misura 455 cm di lunghezza: le forme sono filanti, con lunotto inclinato e frontale elaborato, composto da luci con disegno a L, griglia sottile e prese d’aria sul cofano. Dentro, la strumentazione mischia analogico e digitale, con schermo da 7″, assieme a un monitor centrale da 12,3″. Il prezzo parte da 29.990 euro.
E ancora stesso propulsore da 160 CV per l’ammiraglia Bestune T90, con proporzioni da suv medio e linee più moderne. Lunga 472 cm, si caratterizza per i sottilissimi gruppi ottici anteriori e una griglia con listelli orizzontali ben integrata nel resto del frontale. Anche l’impostazione della plancia cambia: monitor da 8″ per la strumentazione digitale e schermo da 12,6″, in posizione verticale, per l’infotainment.
Pensando alla tendenza attuale, FAWCAR si attende molto dalla Joyee S08, plug-in hybrid che abbina il solito 1.5 turbo benzina a un motore elettrico che muove le ruote, mentre il 4 cilindri serve ad alimentare la batteria da 30,9 kWh. Gli interni del modello, lungo 474 cm, cambiano ancora una volta e si avvicinano a quanto già visto su altri modelli cinesi: sottile strumentazione digitale e grosso monitor centrale da 14,6″ per il sistema di infotainment, senza praticamente alcun pulsante fisico.
Non manca l’elettrica pura, la Joyee S04, con un motore anteriore a magneti permanenti da 165 Cv e batteria LFP da 62,87 kWh, per un’autonomia superiore a 500 km. Il prezzo parte da 35.998 euro.
La tecnologia e il listino appaiono i punti di forza della gamma, mentre il design è quanto mai classico. A chi pone gli immancabili dubbi sulla rete commerciale, China Car Company risponde con 70 punti vendita e 100 punti assistenza già operativi, pronti a diventare rispettivamente 130 e 180 nel 2028. Nel corso dell’ultimo trimestre del 2026 è previsto l’avvio della commercializzazione dei primi modelli, mentre per la Joyee S04 elettrica si parla del 2027.
Testo di Maurizio Bertera
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