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Monterey Car Week, una settimana nel Paese dei Balocchi dell’automobile

di Redazione - 17/08/2026

In breve

  • La Monterey Car Week 2026 si è svolta tra Monterey, Carmel, Pebble Beach, Laguna Seca e Carmel Valley
  • Il Rolex Monterey Motorsports Reunion ha reso omaggio al motorsport giapponese (Mazda, Toyota, Honda, Nissan) e ai prototipi IMSA GTP e Gruppo C
  • The Quail Motorsport Reunion ha ospitato 22 debutti mondiali
  • Aste da record: Shelby Cobra Daytona Coupe 1964 a 42,905 milioni di dollari, McLaren F1 GTR 1996 a 34,655 milioni, Ferrari Luce venduta per beneficenza a 40 milioni
  • Il Pebble Beach Concours d’Elegance ha festeggiato 75 anni, incoronando una Duesenberg SSJ Special Speedster del 1935 legata a Clark Gable

Il Paese dei Balocchi dell’automobile

MONTEREY – Il primo segnale che qualcosa sta cambiando arriva molto prima di vedere un cartello con scritto “Monterey Car Week”. Basta entrare nella penisola. Una Ferrari F40 davanti a un bar non fa voltare nessuno. Una Lamborghini Centenario che incrocia una Porsche 959, poi passa una Pagani Zonda. Sul ciglio della strada qualcuno fotografa una hypercar da qualche milione di dollari come a Roma si fotograferebbe un monumento. Dopo qualche ora si perde persino il senso delle proporzioni.

Benvenuti alla Monterey Car Week.

Per una settimana questa parte di California diventa una specie di Paese dei Balocchi dell’automobile. Non c’è un vero centro e, soprattutto, non esiste un solo evento. Bisogna muoversi continuamente tra Monterey, Carmel, Pebble Beach, Laguna Seca e la Carmel Valley. E spesso il programma migliore è quello che salta per strada, perché mentre si corre da un appuntamento all’altro ci si imbatte in qualcosa che non era previsto.

Anche il clima contribuisce alla sensazione di essere finiti altrove. Mentre in Italia il termometro supera abbondantemente i 35 gradi, qui la mattina si esce con 16 o 17 e nelle ore più calde difficilmente si va molto oltre i 25. Non è stato il disastro meteorologico che qualcuno poteva immaginare: un po’ di pioggia l’abbiamo presa soltanto guidando con il Supercar Owners Circle nella Carmel Valley. E anche quella, alla fine, è diventata parte dello spettacolo: supercar da milioni di euro bagnate, sporche e guidate davvero, invece di rimanere immobili sotto un telo.

Laguna Seca e il Rolex Monterey Motorsports Reunion

È forse questa la prima cosa da capire in questo spicchio di California. Qui l’automobile da collezione non è necessariamente un soprammobile.

Basta andare qualche chilometro più all’interno, a Laguna Seca. Il Rolex Monterey Motorsports Reunion è il posto dove la storia smette di essere silenziosa. Le auto che altrove vedremmo dietro una corda qui si accendono, scaldano le gomme e affrontano il Corkscrew. Quest’anno il grande omaggio era al motorsport del Sol Levante, con una raccolta di vetture da competizione di Mazda, Toyota, Honda, Nissan e degli altri marchi che hanno costruito la storia sportiva del Paese, accanto alle protagoniste dell’IMSA GTP e del Gruppo C.

A Laguna Seca non si viene soltanto per guardare. Si ascolta. Il rumore arriva prima delle automobili, sale dalle curve, rimbalza sulle colline bruciate dal sole e accompagna una passeggiata nei paddock dove meccanici e proprietari lavorano su macchine che valgono patrimoni. È uno dei grandi paradossi di Monterey: più un’auto è importante, più è bello vederla fare quello per cui era stata costruita.

Le ville sull’oceano e i saloni privati

Poi si torna verso l’oceano e cambia completamente il mondo.

Le case automobilistiche occupano ville, resort e case private. Per qualche giorno la 17-Mile Drive diventa una successione di salotti riservati. A Casa Lamborghini, davanti alla villa, le Miura sembrano quasi parcheggiate lì per caso. Altrove si presentano nuovi modelli, si incontrano designer, collezionisti e amministratori delegati. Pininfarina brinda alla propria storia affacciata sulla Baia di Monterey; Eccentrica porta la sua interpretazione della Diablo a cielo aperto dentro un mondo rivestito di Alcantara, mentre restomod, one-off e serie limitatissime dimostrano quanto sia cambiato il collezionismo.

The Quail: il salotto buono della Car Week

The Quail Motorsport reunion è la fotografia più evidente di questa trasformazione. Sul prato del Quail Lodge ormai le presentazioni si susseguono quasi come in un Salone dell’auto, soltanto con champagne, cappelli di paglia e automobili che spesso hanno listini a sei o sette cifre. Quest’anno i debutti sono stati 22. Fuori, intanto, telefoni e macchine fotografiche inseguono le hypercar che entrano ed escono. Dentro rimane il “salotto buono” della Car Week.

Il Concorso Italiano

Ma Monterey significa anche Italia. E il sabato il tricolore invade il Concorso Italiano. Ferrari, Lamborghini, Maserati, Alfa Romeo, Lancia: per qualche ora il prato diventa una gigantesca riunione di famiglia dell’automobile italiana, dove accanto a vetture da concorso si incontrano proprietari arrivati guidando da centinaia di chilometri. Non serve possedere un pezzo unico. C’eravamo anche noi a bordo di una Maserati GranCabrio Trofeo a raccontare il nostro girovagare in America.

Qui conta soprattutto esserci e condividere una passione che negli Stati Uniti per i marchi italiani continua ad avere qualcosa di viscerale.

Le aste milionarie

Poi ci sono le aste.

Ed è qui che Monterey perde definitivamente il contatto con il resto del mondo. RM Sotheby’s, Gooding Christie’s, Mecum, Broad Arrow, Bonhams: per alcuni giorni milioni di dollari vengono pronunciati con la stessa naturalezza con cui altrove si ordinerebbe un caffè.

Una Shelby Cobra Daytona Coupe del 1964 è arrivata a 42,905 milioni di dollari. Una McLaren F1 GTR del 1996 a 34,655 milioni. La Chevrolet Corvette Grand Sport del 1963, chassis 003, ha raggiunto 18,705 milioni. Cifre che raccontano un mercato nel quale le automobili migliori continuano a essere considerate opere da collezione globali.

Poi c’è stata la Ferrari Luce. Quaranta milioni di dollari per l’esemplare speciale messo all’asta per beneficenza. L’abbiamo vista da Casa Ferrari, circondati dagli applausi degli ospiti mentre la cifra continuava a salire. Una storia che abbiamo già raccontato, ma che dentro la settimana di Monterey assume un altro significato: qui anche un’automobile che ancora deve costruire la propria storia può diventare, in pochi minuti, protagonista di una serata.

E mentre nei saloni delle aste cadono martelli da decine di milioni, fuori continua un altro spettacolo gratuito. Ocean Avenue a Carmel, Cannery Row a Monterey, le strade intorno a Pebble Beach diventano passerelle non ufficiali. Il traffico può essere esasperante, trovare parcheggio un esercizio di fantasia, ma basta fermarsi a un incrocio per costruire un piccolo Salone dell’auto personale.

I riti che resistono: Tour d’Elegance e Dawn Patrol

I riti che resistono.

Il Tour d’Elegance porta sulla strada vetture che poche ore dopo saranno giudicate a Pebble Beach. Vederle ferme sul green è una cosa; incontrarle nel traffico, sentirne il motore e vederle passare sull’asfalto è tutt’altra. E la domenica, prima dell’alba, arriva il Dawn Patrol.

Alle cinque del mattino ci sono già centinaia di persone sul 18° fairway. Fa freddo, si beve caffè caldo e si aspetta. La prima vettura a entrare quest’anno è una Moon 30 Raceabout del 1912, 114 anni e mai restaurata. Poi il prato lentamente si riempie.

 

Pebble Beach: il gran finale

È il punto d’arrivo della settimana.

Il Pebble Beach Concours d’Elegance festeggia 75 anni e incorona una Duesenberg SSJ Special Speedster del 1935 legata a Clark Gable, una delle sole due costruite; l’altra fu destinata a Gary Cooper. Hollywood torna sul prato e chiude una settimana nella quale passato e futuro hanno continuato a incrociarsi.

Forse è proprio questo che rende difficile spiegare la Monterey Car Week a chi non l’ha mai vissuta. Non è Pebble Beach. Non è Laguna Seca. Non sono The Quail, le aste, il Concorso Italiano o le presentazioni nelle ville. È tutto questo contemporaneamente.

È svegliarsi prima dell’alba e rientrare quando è già notte. È passare in mezz’ora da un’auto da corsa sporca di gomma a una carrozzeria lucidissima giudicata al millimetro. È vedere una macchina venduta per trenta o quaranta milioni e, dieci minuti dopo, emozionarsi per un proprietario che racconta la storia della sua Alfa comprata quarant’anni prima. È discutere di futuro dell’automobile dentro una villa e poi uscire trovandosi davanti una Miura.

E soprattutto è una settimana nella quale le automobili escono dai garage, dai musei, dalle collezioni e perfino dai cataloghi d’asta per invadere un intero pezzo di California.

Poi arriva la domenica sera. Il traffico lentamente scompare, i transporter cominciano a caricare le auto e Carmel torna a essere Carmel.

Per qualche giorno, però, il centro del mondo dell’automobile è stato qui.

Testo di Cesare Gasparri Zezza

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