Con l’immancabile ritardo rispetto a Stati Uniti e Cina, l’Europa sembra decisa a inquadrare finalmente il delicato tema della guida autonoma. Finora i singoli Paesi si sono mossi in ordine sparso, guidati da regole nazionali a volte poco compatibili tra loro, il che ha impedito la costruzione di un ecosistema europeo integrato. Un gap che Bruxelles ora vuole superare con la recente dichiarazione di intenti congiunta firmata a Lussemburgo da 18 stati membri, tra cui l’Italia, con l’obiettivo di creare una piattaforma transfrontaliera di sperimentazione e su larga scala dei veicoli a guida autonoma nel traffico urbano.
L’accordo segna il passaggio da una logica di test isolati a un vero e proprio sistema di guida autonoma ‘made in Europe’, con l’obiettivo di costruire un quadro normativo omogeneo in termini di tecnologia, sicurezza e infrastrutture. C’è tanto lavoro da fare ma è un passo importante: significa che le autorizzazioni rilasciate in un Paese saranno riconosciute automaticamente negli altri, consentendo di testare i veicoli e, in prospettiva, di offrire servizi commerciali senza interruzioni oltre confine. Sinora, ci sono stati test isolati in varie città, tra cui Londra, Barcellona, Berlino, Amsterdam. In pole position per la sperimentazione commerciale dei robotaxi (leggi il nostro speciale) c’è invece Zagabria, la capitale della Croazia.
È una buona notizia. L’iniziativa a livello continentale può creare le condizioni per progetti pilota che vedano i veicoli senza conducente come protagonisti in vari settori: dal trasporto pubblico, con i robotaxi, alla logistica, rendendo più efficiente il trasporto su gomma, fino ai servizi di mobilità nelle aree meno servite.
Lo sviluppo di filiere industriali e know how, invece, aiuterà a generare nuovi posti di lavoro. In ogni caso, uno strumento imprescindibile per poter garantire uno sviluppo omogeneo e sicuro della guida autonoma in Europa riguarda il potenziamento dell’infrastruttura digitale. Come è noto, i veicoli dotati di guida autonoma, infatti, non si basano soltanto sui sensori installati a bordo, ma soprattutto sulla connettività esterna, sulle mappe e sullo scambio di informazioni e dati con le altre auto, le infrastrutture e l’ambiente circostante. Per la cronaca, oltre all’Italia, tra i firmatari ci sono Austria, Belgio, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia e Svezia.
L’Italia, all’interno del sistema in fase di assemblaggio, si sta muovendo con un paio di programmi. Sinora ci si era concentrati principalmente su autorizzazioni per test di guida autonoma controllati e sulla raccolta dati in ambienti protetti. Recentemente, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha autorizzato Niulinx, startup e spinoff del Politecnico di Milano, ateneo molto attento al tema, nata per sviluppare tecnologie avanzate di guida autonoma con l’obiettivo di realizzare un servizio di car sharing autonomo, ad avviare test in condizioni reali di traffico (qui la news).
Le prove si svolgeranno in Lombardia, nelle aree urbane di Cernusco sul Naviglio e Brescia, per un totale di oltre 900 km di infrastrutture stradali coinvolte e la piattaforma utilizzata sarà una Fiat 500e equipaggiata con sensori, sistemi di controllo ridondanti e unità di calcolo ad alte prestazioni sviluppate dalla startup.
Poi c’è il progetto sulla Tangenziale di Napoli che è ufficialmente la prima Smart Road d’Italia grazie alla certificazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che ha riconosciuto all’infrastruttura campana il primato tecnologico. Dietro c’è un progetto ambizioso che ha coinvolto Tangenziale di Napoli – società del Gruppo Autostrade per l’Italia – insieme al MIT e al Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile (MOST), con il supporto di Movyon, polo d’innovazione di Aspi.
L’obiettivo è quello di trasformare una delle arterie urbane più trafficate del Paese in un sistema stradale intelligente, capace di comunicare in tempo reale con i veicoli che vi circolano. Lungo i 22 km della tratta sono in fase di installazione 217 telecamere intelligenti, 15 portali di rilevamento, 8 centraline meteorologiche e 40 antenne con tecnologia ITS-G5 e cellular V2X. Tutti i dati convergono direttamente sulla piattaforma C-ITS di Movyon, che li integra e li elabora per garantire un controllo continuo della viabilità. Agli automobilisti dotati di veicoli connessi arrivano segnalazioni in tempo reale su cantieri, mezzi in avaria, condizioni meteo e altri pericoli. Il sistema suggerisce pure la velocità ottimale per evitare la formazione di code. Attualmente sono già 30 i mezzi connessi in grado di dialogare direttamente con l’infrastruttura.
L’accelerazione dell’UE si inizia a vedere anche nelle scelte governative. Come viene evidenziato nel documento conclusivo dell’indagine conoscitiva approvato dall’VIII Commissione permanente del Senato nell’aprile 2026, particolarmente rilevante è inoltre il progetto di car sharing sviluppato a Darfo Boario Terme, volto alla realizzazione di un prototipo di veicolo autonomo destinato a servizi di mobilità urbana a favore di utenti vulnerabili e persone con ridotta capacità di spostamento.
Parallelamente, sono state autorizzate varie sperimentazioni sulla rete Milano Serravalle, finalizzate a verificare la possibilità di percorrere tratti urbani e autostradali in modalità totalmente autonoma. Altre iniziative sono attualmente in corso a Torino, dove diversi progetti finanziati dall’Unione Europea stanno sperimentando navette autonome come servizi di consegna automatizzata dell’ultimo miglio e sistemi avanzati di comunicazione tra veicoli e infrastrutture. Ci si muove, insomma, cercando di recuperare il gap.
Testo di Maurizio Bertera
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