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Chi ha paura dei robotaxi?

di Emiliano Ragoni - 30/03/2026

1. L’anno della svolta

Robotaxi, forse ci siamo davvero. Dopo anni di annunci, sperimentazioni confinate e i primi passi normativi, come la recente disciplina della guida autonoma in Svizzera, il 2026 si preannuncia come l’anno zero per i robotaxi in Europa. Questo momento di svolta, analizzato anche da Autonews, segna il passaggio dai test alla realtà commerciale, un tema che avevamo già esplorato in un nostro video su Instagram e nello speciale dedicato ai taxi senza conducente.

A fare da apripista sarà Waymo, il colosso di Alphabet già attivo in America, che ha confermato l’avvio del servizio senza conducente a Londra entro settembre. A fare compagnia a Waymo ci sarà il Gruppo Volkswagen: la sua divisione mobility, Moia, è prossima a completare la fase pilota dell’ID Buzz AD, con il lancio delle operazioni commerciali atteso per la fine dell’anno ad Amburgo e Berlino.Mercedes, intanto, sta testando vetture S-Class a guida autonoma di Livello 4, con l’obiettivo dichiarato di portarle nelle città tedesche entro l’inizio del 2027.

A questi si aggiunge un nuovo protagonista: Verne, startup indipendente nell’ecosistema del Gruppo Rimac, che ha stretto un’alleanza con Uber e con la cinese Pony.ai per lanciare il primo servizio commerciale di robotaxi in Europa. I test su strada sono già in corso a Zagabria, capitale della Croazia, e la fase a pagamento è in preparazione.

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2. Dal pilota al commerciale: la vera sfida inizia ora

Per anni il dibattito sulla guida autonoma si è concentrato sulla tecnologia: i sensori, gli algoritmi, i sistemi di percezione. Oggi, secondo gli analisti, quella fase è sostanzialmente superata. «L’autonomia non è più il collo di bottiglia», afferma Jürgen Reers, Global Automotive Lead di Accenture. La vera sfida, ora, è quella di riuscire a industrializzare il modello su scala, navigando la complessità regolatoria e operativa di un continente frammentato come l’Europa, con le sue normative nazionali, le sue infrastrutture disomogenee e le sue abitudini di guida profondamente diverse da città a città e da Paese a Paese.

3. I numeri del mercato e investimenti

Secondo Boston Consulting Group, avviare operazioni commerciali in una nuova città richiede fino a due anni e un investimento compreso tra 15 e 30 milioni di dollari. Per raggiungere il pareggio operativo, un operatore dovrà schierare tra 15.000 e 20.000 veicoli in 10-15 città, con un orizzonte temporale di circa sette anni. Non si tratta, dunque, di un mercato per chi ha fretta o risorse limitate. Del resto la storia di Waymo è eloquente: ad oggi è un servizio in perdita per Alphabet.

Eppure, secondo gli analisti, le previsioni a lungo termine restano ambiziose: secondo BCG, entro il 2030 circa 120.000 robotaxi circoleranno nelle città europee, mentre a livello globale la flotta potrebbe raggiungere tra 700.000 e 3 milioni di unità entro il 2035. Un mercato potenzialmente enorme, che spiega perché i grandi player stiano accettando il rischio di bruciare miliardi nell’attesa del punto di svolta.

4. Il nodo della fiducia

Lanciare un robotaxi è relativamente semplice. Convincere qualcuno a salirci è tutt’altra faccenda. Secondo i dati di BCG, circa il 60% dei consumatori cinesi si dichiara aperto all’utilizzo di questi servizi, mentre negli Stati Uniti e in Europa la quota scende drasticamente: solo il 30-35% degli utenti si dice disposto a farlo oggi. Un divario che riflette non soltanto una diversa familiarità con la tecnologia, ma anche una cultura della mobilità profondamente radicata nel rapporto con il veicolo privato.

L’Europa è un continente molto sensibile a questo tema. Rispetto ad altre aree del mondo, nel Vecchio Continente permane uno scetticismo diffuso verso le nuove tecnologie. L’idea di salire su un taxi senza conducente e affidarsi completamente a un algoritmo richiederà tempo per essere accettata e “sdoganata” definitivamente.

5. Fattori decisivi per il successo

Evangelos Simoudis, esperto di nuova mobilità, individua tre fattori decisivi per il successo dei robotaxi:

  • Superiorità tecnologica: la qualità dello stack rispetto agli altri.
  • Modello operativo: la capacità di rispondere davvero alle esigenze del consumatore.
  • Disponibilità a pagare: l’accettazione di tariffe eventualmente più alte per l’esperienza senza conducente.

Proprio su quest’ultimo punto, l’esperienza americana offre un segnale d’allerta: i costi operativi medi superano oggi gli 8 dollari per chilometro, anche se in futuro potrebbero scendere a circa 80 centesimi.

6. L’Europa dipende dall’estero

Come sottolinea Pedro Pacheco (Gartner), «il vero fattore differenziante in un robotaxi è lo stack tecnologico, non il veicolo in sé». Su questo fronte l’Europa sconta un ritardo significativo: la quasi totalità dei sistemi fa capo a tecnologie americane o cinesi. Waymo è americana. Pony.ai è cinese. Momenta è cinese. Wayve (UK) rappresenta una delle poche eccezioni europee, ma rimane un caso isolato e sicuramente non è sufficiente.

L’Italia, oltre al Politecnico di Milano che ha al suo interno un dipartimento che studia e sperimenta la guida automatizzata, ha poche altre realtà operanti in questo settore.

7. Tesla arranca

Anche Tesla, pioniera nell’alimentare aspettative con il CyberCab e il sistema Full Self-Driving (FSD), sta incontrando ostacoli. In America, l’azienda fatica a ottenere la necessaria credibilità per la sua tecnologia di guida autonoma, anche a causa delle promesse non ancora pienamente mantenute. Pesano sul destino della guida autonoma della Tesla anche le diverse indagini aperte dall’NHTSA, autorità a stelle e strisce proposta al controllo delle vetture senza conducente.

Anche per questi motivi il lancio in Europa del suo sistema di guida autonoma è stato costretto a subire un forte stop. Tesla segue una strada tecnologicamente diversa rispetto a Waymo. La controllata di Alphabet adotta un approccio “ridondante”, basato su una combinazione di radar, lidar e telecamere per una percezione precisa dell’ambiente. Al contrario, Tesla si affida esclusivamente alle telecamere (visione artificiale) e all’elaborazione dei dati da parte della sua intelligenza artificiale.

8. Un mercato che cambia tutto

Se i robotaxi dovessero imporsi, l’impatto sul mercato del veicolo privato potrebbe essere profondo. La diffusione dei robotaxi potrebbe avere un impatto profondo sul mercato dei veicoli privati. Come avverte Simoudis, «una maggiore diffusione dei robotaxi rischia di ridurre l’utilizzo dei veicoli di proprietà privata». Si tratta di una prospettiva paradossale per i costruttori europei, che si troverebbero a competere contro il proprio core business. La vera incognita rimane chi vincerà questa sfida e quale sarà il prezzo da pagare, sia in termini economici che sociali.

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