Dopo quattro appuntamenti il Mondiale Endurance può finalmente guardarsi allo specchio e capire che volto ha assunto nel 2026.
Non è il campionato del dominio Ferrari immaginato dopo Le Mans. Non è nemmeno quello della rincorsa BMW vista nelle prime uscite. È un mondiale nel quale ogni circuito riscrive i valori emersi appena qualche settimana prima e nel quale la continuità pesa ormai più delle vittorie.
Interlagos, sotto questo aspetto, rappresenta quasi una fotografia perfetta (qui per sapere quello che è successo in gara).
BMW conquista il secondo successo stagionale e conferma che quello ottenuto a Spa non era stato un episodio. La M Hybrid V8 ha ormai raggiunto una maturità tecnica che le consente di giocarsi il successo su piste profondamente diverse fra loro. Non è più la sorpresa del campionato: è una delle candidate al titolo.
Ferrari, invece, compie forse l’operazione più importante dell’intero fine settimana. Non perché vinca. Non lo fa. Ma perché trasforma uno dei circuiti meno favorevoli alla 499P in un’occasione per guadagnare punti pesanti.
Il secondo posto della vettura numero 51, ottenuto con una strategia impeccabile e una gestione della corsa praticamente perfetta, racconta come gli uomini di Coletta siano ormai capaci di adattarsi anche quando la prestazione assoluta non basta per dominare. È probabilmente questo il salto di qualità più evidente della Ferrari rispetto alle stagioni precedenti: vincere quando può, limitare i danni quando deve.
Non è un caso che Alessandro Pier Guidi abbia definito il podio quasi inatteso, mentre Antonello Coletta e Ferdinando Cannizzo abbiano posto l’accento soprattutto sul lavoro di preparazione svolto nei mesi precedenti. Segno che oggi il WEC si costruisce molto prima che si spengano i semafori verdi.
Anche la BMW racconta una storia simile. Dietro il successo di Magnussen, Vanthoor e Marciello c’è un progetto che, dopo due stagioni di crescita, ha finalmente trovato quella continuità che mancava. La velocità pura non è mai stata il vero problema della M Hybrid V8; oggi lo sono molto meno anche l’esecuzione della gara, le strategie e la gestione degli pneumatici.
La conseguenza è evidente.
A quattro gare dalla conclusione nessuno può più parlare di un mondiale indirizzato. Ferrari resta un riferimento, BMW è ormai stabilmente nella lotta, Cadillac continua a crescere, Porsche rimane una presenza costante e Toyota, nonostante un weekend opaco in Brasile, possiede ancora esperienza e organizzazione sufficienti per rientrare immediatamente nella partita. È probabilmente il campionato Hypercar più equilibrato da quando la categoria è nata.
Adesso arriva una pausa lunga quasi due mesi.
Per ingegneri e piloti sarà il momento di analizzare dati, simulazioni e aggiornamenti in vista del Circuit of the Americas, dove il Mondiale riprenderà a settembre. Austin potrebbe modificare ancora una volta gli equilibri tecnici, come è già accaduto tra Imola, Spa, Le Mans e Interlagos. Ed è proprio questa continua alternanza di protagonisti che rappresenta oggi la vera forza del WEC.
Esiste però una variabile che nessun simulatore è in grado di prevedere.
Il calendario continua infatti a indicare Qatar e Bahrein come ultimi due appuntamenti della stagione. Oggi FIA e WEC non hanno comunicato alcuna modifica e il programma resta confermato. Tuttavia il progressivo deterioramento della situazione geopolitica nell’area del Golfo rende inevitabile seguire con attenzione l’evoluzione delle prossime settimane. Ancora pochi giorni per sapere se RadioPaddock ci aveva visto giusto: Barcellona e Monza al posto delle gare negli Emirati. Sarebbe prematuro parlare di cambiamenti, ma è altrettanto difficile immaginare che il paddock possa ignorare quanto accade fuori dai circuiti.
Perché il Mondiale 2026, arrivato alla sua boa naturale, ha dimostrato una cosa.
La sfida non è più soltanto capire chi sarà il più veloce. È capire chi saprà restare competitivo fino all’ultima bandiera a scacchi. Sempre che l’ultima bandiera a scacchi venga sventolata dove oggi il calendario prevede.
Testo di Cesare Gasparri Zezza
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