Il tavolo Automotive convocato il 14 luglio al Ministero delle Imprese e del Made in Italy è stato molto importante per avere notizie più chiare sul piano industriale di Stellantis e sul futuro del settore dell’auto. Il Governo italiano vuole accelerare la revisione delle regole europee che accompagnano la transizione dell’auto.
All’incontro di Palazzo Piacentini, presenziato dal ministro Adolfo Urso, hanno partecipato anche la sottosegretaria Fausta Bergamotto, i vertici di Stellantis, le altre imprese del comparto, le Regioni che ospitano gli stabilimenti, i sindacati e le associazioni datoriali. Il confronto arriva mentre la difficoltà dell’Automotive non riguarda più soltanto singoli marchi o impianti, ma investe domanda, produzione, componentistica e occupazione in diversi Paesi europei. L’attuale crisi di tutto il Gruppo Volkswagen rappresenta un esempio concreto.
Nel suo intervento, Urso ha indicato nelle politiche europee uno dei principali fattori della crisi. Secondo il ministro, l’impostazione del Green Deal ha penalizzato l’industria automobilistica continentale, favorendo tecnologie e produzioni cinesi. Il rischio evocato dal Governo è che una transizione troppo rigida si trasformi in perdita di capacità produttiva.
La richiesta italiana si articola su tre punti. Il primo è il riconoscimento pieno della neutralità tecnologica, evitando di legare la decarbonizzazione a una sola soluzione. Il secondo riguarda la revisione del regolamento europeo sulla CO₂. Il terzo è l’anticipo dell’Industrial Accelerator Act, con requisiti “Made in Europe” e “Low Carbon” che, secondo Urso, non possono attendere il 2029.
Il ministro ha richiamato anche il non paper presentato dall’Italia insieme alla Repubblica Ceca. Il Mimit attribuisce a quell’iniziativa il rinvio delle sanzioni più pesanti per i costruttori e l’anticipo del riesame delle norme sulle emissioni. Il messaggio rivolto alla Commissione è che gli aggiustamenti ottenuti finora non sarebbero sufficienti a proteggere la filiera.
Alla pressione su Bruxelles si affianca il nuovo DPCM automotive, che programma 1,35 miliardi di euro tra il 2026 e il 2030. Il Governo ha scelto di destinare il 70% delle risorse al lato dell’offerta, quindi alle imprese della filiera, alla ricerca e agli investimenti produttivi.
Gli strumenti indicati sono gli Accordi per l’innovazione e i mini Contratti di sviluppo, con una soglia di accesso pensata per includere più facilmente le piccole e medie imprese. È un cambio di baricentro rispetto agli incentivi concentrati quasi esclusivamente sull’acquisto di nuove automobili. L’obiettivo è accompagnare la trasformazione industriale dei fornitori e non soltanto sostenere temporaneamente le immatricolazioni.
La parte dedicata alla domanda comprende interventi per veicoli commerciali e mezzi di categoria L, retrofit, infrastrutture di ricarica e noleggio sociale a lungo termine per le famiglie con minori disponibilità economiche. La reale efficacia dipenderà però dai decreti attuativi, dai tempi di apertura delle misure e dalla capacità delle imprese di presentare progetti finanziabili.
Il Governo continuerà a monitorare l’attuazione del nuovo piano Stellantis e il rispetto degli impegni sugli stabilimenti italiani. Urso ha richiamato 5 miliardi di euro destinati a tecnologie, piattaforme e modelli, insieme a 7 miliardi di contratti annuali per la componentistica.
Queste cifre indicano la dimensione del programma, ma non vanno confuse con risultati già acquisiti. Saranno volumi produttivi, nuovi modelli, occupazione e ordini effettivamente assegnati ai fornitori a misurarne l’impatto. Il confronto con la Germania, citato dal ministro, serve a sottolineare l’ambizione di mantenere operativi tutti gli impianti italiani in una fase di riduzione della capacità europea. Tuttavia, analizzando i dati produttivi del primo semestre di Stellantis, periodo in cui sono state assemblate 252.223 unità, il 2026 si chiuderà a quota 500.000 auto, un numero sideralmente lontano rispetto al milione di vetture auspicato dal ministro Urso.
In questo quadro Mirafiori diventa il caso più simbolico. Lo stabilimento torinese deve sostenere la produzione della 500, ma anche consolidare attività come l’assemblaggio di cambi elettrificati eDCT, l’economia circolare, la rigenerazione di motori e batterie e, infine, la ricerca e sviluppo.
La novità più immediata riguarda la Fiat 500 elettrica. Emanuele Cappellano, responsabile Europa di Stellantis, oltre ad aver mostrato la prima immagine teaser del futuro C-suv Alfar Romeo, ha annunciato che nel 2027 il modello riceverà nuove batterie sviluppate e prodotte a Mirafiori. Questo aggiornamento dovrebbe servire per rendere la citycar, che ormai è schiacciata dalla concorrenza cinese, molto più competitiva.
L’aggiornamento può essere decisivo perché l’attuale 500 elettrica si confronta con modelli più recenti e con una crescente pressione sul rapporto tra prezzo e autonomia. Una batteria aggiornata potrebbe intervenire su capacità utilizzabile, efficienza, velocità di ricarica o costi industriali. Stellantis, tuttavia, non ha ancora indicato quale combinazione di questi elementi cambierà.
Lo sviluppo e la produzione delle nuove batterie vengono collegati direttamente al complesso torinese, rafforzando il ruolo del Battery Technology Center e delle competenze presenti nel sito.
Cosa non sappiamo ancora: capacità della batteria, chimica delle celle, autonomia omologata, potenza di ricarica, versioni disponibili e prezzo della 500 elettrica aggiornata.
L’intervento del 2027 servirà a prolungare e rendere più competitiva la vita commerciale dell’attuale modello. Il salto successivo è previsto a partire dal 2030, quando Stellantis conta di avviare a Mirafiori la produzione della nuova generazione della Fiat 500.
Cappellano ha parlato di più varianti, senza entrare nei dettagli di piattaforma, carrozzerie o motori. Sarà il futuro piano prodotto a chiarire se la nuova architettura sarà multienergia e come verranno differenziate le varianti. Molto probabilmente la nuova generazione della 500 a corrente verrà ingegnerizzata sulla piattaforma STLA One (immagine sotto).
Secondo i dati comunicati dall’azienda, la ripresa produttiva ha richiesto l’inserimento di circa 400 persone e ha ridotto di oltre il 70% il ricorso agli ammortizzatori sociali.
2026
Riforme e sostegno alla filiera
Il Governo spinge sulla revisione delle regole UE e avvia il programma Automotive da 1,35 miliardi.
2027
500 elettrica aggiornata
Arrivano nuove batterie sviluppate e prodotte a Mirafiori, con l’obiettivo di migliorare la competitività.
Dal 2030
Nuova generazione della 500
La futura famiglia sarà prodotta a Mirafiori e comprenderà più varianti, ancora da dettagliare.
Emanuele Cappellano, Chief Operating Officer di Stellantis Enlarged Europe, ha mostrato la prima immagine teaser del nuovo c-Suv Alfa Romeo
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