
In breve
Un ritorno in grande stile quello di Goodyear sulla Luna. La Casa americana era stata protagonista di varie missioni Apollo. Nella 11 – quella che portò i primi uomini sul satellite, nel luglio 1969 – fornì componenti come il telaio del finestrino del modulo di comando, il pannello che contiene gli strumenti e le sacche di galleggiamento per sostenere la caduta della capsula nell’oceano. E ha successivamente equipaggiato i Lunar Rover che hanno fatto parte del viaggio durante le missioni Apollo 15, Apollo 16 e Apollo 17. Si spostavano solo a pochi km di distanza dal sito di allunaggio, ma fornivano agli astronauti un modo più veloce per spostarsi, in piena sicurezza anche grazie ai pneumatici Goodyear.
Ora il prestigioso ritorno sul nostro satellite con la nuova generazione di gomme sviluppata per il programma Artemis della NASA. Il costruttore è stato scelto per fornire le coperture di Pegasus Lunar Terrain Vehicle, il veicolo progettato da Lunar Outpost che dovrebbe accompagnare gli astronauti nelle missioni a partire dal 2028. La prima si chiama Artemis IV e prevede – dopo 56 anni – il ritorno di un equipaggio umano sul satellite.
L’obiettivo, spiega la nota Goodyear, è ambizioso: permettere agli equipaggi di spingersi molto più lontano dai siti di allunaggio rispetto a quanto possibile oltre 60 anni fa, aumentando il raggio d’azione delle esplorazioni scientifiche al Polo Sud lunare, una delle aree più interessanti ma inospitali del satellite. Per riuscire nell’impresa servono veicoli speciali e, soprattutto, pneumatici capaci di sopravvivere dove quelli tradizionali non potrebbero nemmeno esistere. Ci sono escursioni termiche comprese fra circa -156 °C durante la notte lunare e di oltre 120 °C nelle ore diurne, una gravità pari a un sesto di quella terrestre e soprattutto una superficie costellata di rocce e crateri e ricoperta da regolite, particolarmente abrasiva. Per trovare le soluzioni più efficaci, Goodyear ha realizzato e collaudato prototipi su appositi banchi prova che riproducono il terreno lunare e sfruttato le competenze accumulate nei pneumatici airless, già utilizzati sulla Terra in applicazioni di micromobilità e navette autonome.
L’assenza di aria all’interno della struttura elimina infatti uno dei principali punti deboli delle gomme convenzionali in un ambiente ostile come quello lunare e rappresentano anche un cambio di passo rispetto ai rover delle missioni Apollo, equipaggiati con particolari ruote a rete metallica. Quei veicoli però erano pensati per missioni di pochi giorni e percorrenze limitate: i mezzi destinati al programma Artemis dovranno invece operare per anni e coprire distanze molto maggiori.
Lo sviluppo del Pegasus Lunar Terrain Vehicle è stato seguito da Lunar Outpost in collaborazione con General Motors, Goodyear e Leidos, unendo competenze provenienti dal mondo automotive, aerospaziale e tecnologico per creare un mezzo capace di trasportare astronauti e strumenti scientifici in condizioni estreme. Per Goodyear si tratta di una sfida tecnologica che va oltre il prestigio di tornare sulla Luna in quanto molte delle soluzioni sviluppate per resistere alle condizioni estreme del nostro satellite potrebbero infatti trovare applicazione anche sulla Terra, contribuendo all’evoluzione dei pneumatici airless e delle tecnologie per la mobilità del futuro.
Testo di Maurizio Bertera
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